La presunta moneta padana e altre acrobazie

Vi segnaliamo l’editoriale dell’ultimo numero della newsletter del Gruppo Pd

giuntaDue mesi abbondanti di lavoro per vedersi poi spuntare… la moneta padana. La legge sulla semplificazione e la competitività ha concluso il suo iter in commissione con il botto. Almeno così pensano i leghisti che si sono incaponiti nel mantenere tra gli strumenti fondamentali per il rilancio delle aziende lombarde l’introduzione di una valuta parallela che, ovviamente, non può che far pensare a un’alternativa all’odiato e vituperato Euro. Se poi si va a leggere il testo della legge, ci si accorge che, nelle tre righe dedicate alla questione, si parla di uno strumento elettronico di compensazione per debiti e crediti tra aziende e pubblica amministrazione. Chi già si immaginava una bella banconota verde con l’effigie di Alberto da Giussano o il Sole delle Alpi rischia dunque di rimanere deluso.
Andrebbe poi spiegato ai cittadini, e soprattutto alle imprese, che cosa c’azzecchi il can-can mediatico di questi giorni sulla valuta parallela con le misure previste dalla legge, ovvero la semplificazione delle procedure e dei controlli, l’agevolazione per l’accesso al credito e la contrattazione territoriale, strumenti condivisi e costruiti assieme da maggioranza e opposizione nel corso dei lavori di commissione. Si deve, ad esempio, proprio al Pd l’attenzione alle imprese che già operano sul territorio lombardo (e non solo a quelle che potrebbero approdarvi) o l’insistenza sulla necessità che le misure previste abbiano conseguenze positive sul mantenimento o la creazione di posti di lavoro.
A fronte di quest’ennesimo episodio di propaganda finalizzata a convincere i lombardi che Maroni stia attuando il suo bislacco programma elettorale, il Pd ha preferito non partecipare al voto in commissione. Da qui al passaggio in aula, previsto per l’11 febbraio, speriamo ci sia spazio per un esame di realtà che porti a derubricare la questione della moneta padana a una più corretta sperimentazione di compensazione tra crediti e debiti a favore delle imprese. In quest’ipotesi, il voto favorevole del Pd alla legge non mancherà, visto l’impegno comune profuso nel costruirla.
Ma la commissione attività produttive non è stata l’unico palcoscenico per le forzature della maggioranza. La recita a soggetto è andata in scena anche in commissione sanità. Nonostante le ripetute richieste dei commissari democratici, l’assessore Mantovani non ha fornito alcun chiarimento sulla vicenda Stamina e il presidente della commissione ha bruscamente interrotto la seduta per evitare di dare risposte riguardo la richiesta dell’indagine conoscitiva giunta dall’intera opposizione. L’annuncio della volontà di procedere all’istituzione di una commissione d’inchiesta (strumento più complesso da gestire e al di fuori dell’attività ordinaria della commissione) ha spinto poi la maggioranza a tornare sui propri passi con il presidente che ha annunciato di porre all’ordine del giorno della prossima seduta l’ipotesi di avvio dell’indagine conoscitiva su Stamina. La Giunta avrebbe voluto cavarsela con l’indagine lampo interassessorile svolta in questi giorni, ma la delicatezza della vicenda ci pareva imponesse un diretto coinvolgimento della commissione per non trasformare l’operazione in una sorta di autodifesa d’ufficio della Giunta.
Se a questo aggiungete le voci riguardo un vivace scambio di opinione tra assessori sulla possibile modifica dei criteri di assegnazione delle doti scuola, il quadro dei rapporti interni alla maggioranza comincia a proporre qualche sfumatura di grigio. Con il possibile tagliando di Giunta accompagnato da rimpasto e il complicato scenario nazionale che vede la maggioranza lombarda dislocata su più fronti, la navigazione del capitano Maroni non si prospetta così tranquilla: dopo la bonaccia dei primi mesi di legislatura, potrebbe arrivare qualche vento che annuncia burrasca.




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