In bilico tra idoli e grida

bacone1Non vorremmo scomodare sir Francis Bacon, Francesco Bacone per gli amici, ma quello che sta accadendo in Lombardia ci pare riecheggi il suo metodo che nel ’600 ebbe il merito di tentare una prima sistematizzazione di un approccio scientifico a una conoscenza del mondo ancora inadeguata e frammentaria. Bacone rimane nella mente degli studenti soprattutto per le due fasi del suo percorso di riflessione: la pars destruens e la pars construens, ovvero il percorso che porta a distruggere miti e pensieri fallaci del passato e quello che consente di riarticolare un progetto attraverso esperimenti progressivi e successive verifiche.
Ebbene, la Lombardia di Maroni ci pare ancora impelagata nella pars destruens e timidamente avviata in una pars construens fatta, appunto, di esperimenti la cui efficacia è tutta da verificare e dimostrare. Fossimo nel ’600 potremmo dirci all’avanguardia, ma da allora, attraverso l’evoluzione del metodo scientifico e il pensiero razionale, il mondo ha fatto passi da gigante. Proprio quelli che in terra Lombarda si fatica ad individuare.
Usciamo però dalla metafora filosofico-scientifica è proviamo a portare qualche esempio concreto.
Partiamo dall’Aler. Il presidente Maroni ha presentato martedì in aula la “due diligence” sull’azienda milanese, confermando l’enorme entità del buco che sta bloccando ogni possibile iniziativa dell’edilizia popolare. Il Governatore ha tenuto a sottolineare come sia necessario agire subito e come grazie alla sua amministrazione si stia marciando a passo spedito per la soluzione del problema. Fin qui, in realtà, abbiamo solo visto confermare quanto si denunciava da tempo e, al di là della nomina prima dei commissari e ora dei presidenti, non pare esserci ancora ombra di una nuova fase. Le anticipazioni di questi giorni riguardo il nuovo assetto dirigenziale non fanno ben sperare e paiono addirittura destinate a non rispettare una legge appena approvata dal consiglio regionale. A parole si parla di discontinuità e nuova progettualità, nei fatti si rimane impantanati in una palude popolata di spettri.
A proposito di fantasmi del passato, nell’ultima settimana si è tornato a parlare della madre di tutte le bonifiche, la Sisas di Pioltello. La magistratura vuole vedere chiaro sulle modalità di smaltimento di una montagna di rifiuti pericolosi che si sospetta siano stati fatti sparire con metodi spicci e la possibile compiacenza di organismi di controllo in area regionale.
Sono tornate alla ribalta anche le società controllate o partecipate da Regione Lombardia. Indagini interne hanno evidenziato disinvolti e discutibili utilizzi di fondi in Infrastrutture Lombarde piuttosto che Lombardia Informatica, mentre qualche dubbio si fa avanti anche sull’oculata gestione di Navigli Lombardi. Tutto da verificare, s’intende, ma l’azione della magistratura contabile ha spinto l’assessore Garavaglia ad annunciare la volontà di fare chiarezza, smantellare ogni opacità e ripartire con il piede giusto. Anche qui siamo alla pars destruens e c’è da giurare che tra poco si partirà con gli esperimenti e i tentativi di quella construens, senza però avere bene idea di dove andare a parare.
Per governare non basta dire che Roma spreca e continua a tagliare fondi alla Lombardia. Bisognerebbe forse anche spiegare come si intende riorganizzare una regione che pare evidenziare più di una crepa nella gestione dei fondi e delle società pubbliche.
Per tornare a Bacone, non vorremmo dover concludere che l’attuale amministrazione sia ancora prigioniera di quelli che il filosofo inglese designava come “idòla”, ovvero i pregiudizi e le fantasie del passato. In questo caso potrebbero chiamarsi eccellenza ed efficienza lombarda, primato del Nord o secessione fiscale. Nel ’600, mentre Bacone pensava a come affrancarsi dal pensiero del passato, Manzoni racconta come in Lombardia imperversassero le mitiche e vane grida. Siamo fermi ad allora?




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