Eredità pesanti ed equivoci da chiarire

Segnaliamo l’editoriale dell’ultimo numero della newsletter del Gruppo PD

palazzo lombardiaL’efficiente ed eccellente Lombardia deve fare i conti con opacità ed eredità molto pesanti. In due capitoli fondamentali per le politiche regionali, la sanità e la casa, irrompono vicende poco chiare che, seppure non nate ieri, mettono in questione la capacità di gestione e controllo dell’ente regionale.
La prima vicenda ci porta a Brescia, agli Spedali Civili, dove gran clamore ha fatto e sta facendo l’applicazione del cosiddetto Metodo Stamina. Al rispetto e alla comprensione e compassione per i pazienti e le loro famiglie, si affiancano domande pesanti: come è stato possibile che una struttura pubblica facesse spazio a una metodica sulla quale esistono più punti interrogativi che certezze? Quale ruolo ha avuto in tutto questo la struttura dirigenziale della sanità lombarda? Dalla Regione in questi mesi non sono arrivate risposte convincenti. Spesso si è avuta l’impressione che ci fosse qualcosa di non detto o che non ci fosse la volontà di chiarire fino in fondo le motivazioni che hanno portato a far entrare il Metodo Stamina agli Spedali Civili di Brescia. Di fronte a troppi dubbi e alla sensazione che da Palazzo Lombardia si volesse troppo velocemente passare oltre, il Pd e la Lista civica Ambrosoli hanno chiesto un’indagine conoscitiva da svolgersi in seno alla commissione sanità. Non c’è nessuna intenzione di sostituirsi all’azione della magistratura , che ha trovato purtroppo più di un motivo per intervenire su Stamina, c’è piuttosto la volontà di chiarire i meccanismi e i passaggi che hanno creato una vicenda che, oltre all’impiego di significative risorse economiche pubbliche, sta giocando con la vita di persone e famiglie già duramente provate dalla malattia. Ci attendiamo che la Giunta e l’assessore alla Sanità sappiano offrire risposte chiare e non evasive su una vicenda che ha avuto inizio prima del loro arrivo a Palazzo Lombardia, ma che getta più di un’ombra sui controlli e le procedure seguite. Non si tratta di essere pro o contro Vannoni e il suo metodo, la responsabilità della Regione è prioritariamente quella di chiarire che cosa sia realmente accaduto e come evitare equivoci e pasticci in futuro.
Passiamo alla vicenda casa. Nello scorso mese di ottobre il presidente Maroni si presentò correttamente in Consiglio per denunciare l’insostenibile situazione finanziaria dell’Aler di Milano. Da lì partì il cammino che ha portato all’approvazione del nuovo assetto organizzativo di tutte le aziende lombarde per l’edilizia residenziale. La vicenda milanese rimane però ancora tutta da esplorare, a cominciare dai contorni esatti di un buco di bilancio che rischia di pregiudicare ogni possibile rilancio. La Giunta ha da tempo promosso una due diligence sui conti, ma non se ne sa ancora nulla. Da qui la richiesta di una commissione d’inchiesta. Regione Lombardia non può permettersi di lasciare zone d’ombra e di non spiegare ai cittadini come siano stati utilizzati fino all’ultimo centesimo i fondi per l’edilizia popolare. Il necessario rilancio delle politiche abitative non può che cominciare da qui.
Non è mai bello ricorrere a strumenti fuori dall’ordinario come indagini conoscitive o commissioni d’inchiesta, ma l’estrema delicatezza delle questioni evocate non lasciano scampo.
E’ triste constatare come la stagione Formigoni si fosse chiusa con l’apertura di varie commissioni d’inchiesta e quella Maroni si apre in modo non dissimile. Speriamo davvero che si possa eliminare presto ogni ombra dall’amministrazione regionale. Con Formigoni c’era il peso di vent’anni di governo e potere, con Maroni avrebbe dovuto esserci un radicale cambio di passo, ma pare che le scorie del passato fatichino ad essere eliminate.




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