Se il buon anno si vede dall’inizio…

palazzo lombardiaIl nuovo anno si è aperto nel segno di Matteo Renzi. Il nostro segretario nazionale ha spiazzato un po’ tutti facendo saltare la consuetudine che voleva la politica approfittare della pausa natalizia per mettere i motori al minimo e dare vita a una sorta di tregua prolungata. Così non è stato e, sul fronte riforma elettorale e lavoro, si è vista una provvidenziale quanto inattesa accelerata.
La Lombardia pare invece aver rispettato il ritmo sonnacchioso delle festività natalizie e si accinge a iniziare il 2014 con estrema calma istituzionale. Questo fa sì che assumano grande rilevanza mediatica episodi che hanno più a che fare con la necessità di conquistare visibilità e di rinsaldare qualche fedeltà territoriale che con il tentativo di offrire risposte organiche e credibili alle sfide dell’intera regione. Le esigenze dei diversi territori sono sacrosante e da lì può partire un nuovo rapporto tra palazzo e cittadini, ma quando la politica si riduce ad azione sindacale a favore del proprio territorio e manca una visione complessiva, qualche problema inizia ad affiorare.
Le prime due sedute del Consiglio regionale verranno così dedicate alla discussione di mozioni e question time con una lunga parata di interventi che garantiscono visibilità sui media locali, ma non sortiscono grandi effetti ai fini del rilancio della Lombardia. Per l’ennesima volta si parla di patto di stabilità, di necessità di snellire la burocrazia, di rispetto ambientale, di funzionamento dei trasporti… Tutti temi importanti che si sostanziano però in un invito alla Giunta affinché prenda provvedimenti in materia o si faccia parte diligente nel sollecitare il Governo nazionale.
Il fatto di aver convocato una seduta consiliare il giorno dopo l’Epifania è stata una scelta comunque efficace per segnalare come in regione non si facciano vacanze troppo lunghe, ma qualche dubbio riguardo l’efficacia di sedute totalmente dedicate ai cosiddetti atti ispettivi e di indirizzo ci pare più che lecito. Anche perché vediamo ormai troppo spesso i partiti di maggioranza assumere atteggiamenti da opposizione solo per fingere attenzione nei confronti dei cittadini, dimenticando come chi governa ha altre responsabilità da onorare e altri strumenti da utilizzare.
Che fine hanno fatto i tanto sbandierati provvedimenti strutturali che Maroni aveva promesso entro la fine del 2013? La riforma delle Aler ha portato alla nomina dei cinque nuovi presidenti, ma siamo punto e a capo, con il buco nero del bilancio dell’azienda milanese che incombe minaccioso sull’intera politica residenziale pubblica lombarda.
La moratoria sui centri commerciali è finita con l’arrivo di nuove regole che paiono avere l’unico effetto di allungare e rendere più costose le pratiche per ottenere l’autorizzazione ad aprire nuove superfici di vendita.
Siamo in attesa (e forse se ne parlerà a febbraio) della legge su libertà d’impresa e competitività, mentre si sono, al momento, perse le tracce delle annunciate misure per contrastare il consumo di suolo. Insomma, un inizio anno al rallentatore, dopo che la giunta Maroni ha portato a casa un bilancio per nulla innovativo, ha gridato ai quattro venti di aver abolito i ticket mettendo in atto una piccola operazione settoriale e continua a puntare il dito sull’inerzia del governo romano.
Per non far sparire la Lombardia dalle cronache quotidiane ci si rifugia così su estemporanee proposte di legalizzazione delle droghe leggere o su polemiche muscolari in settori delicati come l’esportazione delle armi. Nel frattempo, il vice-presidente Mantovani continua ad essere sindaco del suo comune in barba ad ogni incompatibilità. Non vorremmo che la sua vicenda finisca per diventare la metafora della nuova stagione lombarda di Maroni: tirare a campare in attesa di tempi e occasioni migliori.
Speriamo che il 2014 continui per la Lombardia meglio di come è iniziato.




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