Nove mesi e non sentirli

Segnaliamo l’editoriale dell’ultimo numero della newsletter del Gruppo PD

giuntaE’ il tempo passato dal 19 marzo, giorno dell’insediamento ufficiale della Giunta Maroni alla guida della Lombardia. Non è certo compito nostro, ma se dovessimo identificare qualche provvedimento in grado di fornire un’idea della Lombardia che ha in testa Maroni saremmo francamente in difficoltà. Potremmo citare le proroghe e le moratorie, fiorite a ripetizione in questi mesi, oppure le anticipazioni a imprese e cittadini dei pagamenti su Cassa integrazione o debiti della Pubblica amministrazione, o ancora le annunciate nuove regole su ambiente e commercio che si stanno rivelando più cosmetiche che risolutive…
Ci siamo sentiti dire, mentre la maggioranza approvava il Piano di Sviluppo Regionale, che non poteva che essere in continuità con la precedente gestione (quella Formigoni, per chi non se lo ricordasse!). Abbiamo preso atto che l’assestamento di bilancio del luglio scorso scontava l’eredità del già citato Celeste. Siamo ora alla vigilia dell’approvazione del bilancio di previsione per il 2014, ma di novità e idee chiare ne stiamo vedendo ben poche.
Ma non basta: le poche proposte innovative che giungono dalla maggioranza assomigliano molto ad alcune delle idee che come centro sinistra abbiamo avanzato negli ultimi anni, dalla riduzione dei ticket al consumo di suolo zero, dalla necessità di tornare a un sistema socio-sanitario ancorato ai territori al cambio di marcia sulla gestione dei rifiuti. E l’elenco potrebbe continuare. Siamo ben felici di poter vedere accolte alcune nostre proposte, ma continuiamo a chiederci dove questa maggioranza intenda portare la Lombardia. Ci pare di ricordare che il semisorridente in campo azzurro allora candidato presidente Maroni avesse gridato nella valli e nella pianura lombarda che tutto sarebbe cambiato a suon di Macroregione e 75% delle tasse nelle tasche dei lombardi. Constatiamo come, dopo nove mesi, i propositi siano molto meno bellicosi e ci si accontenti di assecondare la Macroregione alpina di stampo europeo (che ci pare agli antipodi del macropensiero elettorale leghista) e di invocare minori tagli da Roma.
Ma veniamo al bilancio per il 2014. L’assessore Garavaglia dichiara con soddisfazione di aver varato una manovra senza tagli e senza tasse e annuncia 2 miliardi di investimenti per la crescita. Noi vediamo un bilancio di ordinaria amministrazione e l’ormai consolidata abitudine di continuare ad annunciare per due, tre o quattro volte gli stessi quattrini, sperando che nessuno vada davvero a controllare quelle che sono le risorse messe realmente in campo dalla regione. Anche perché, quando si comincia a parlare di miliardi di Euro, gira subito la testa e si tende a perdere la capacità di analizzare criticamente le cifre proposte.
Per quanto ci riguarda, concentreremo la nostra azione propositiva sul bilancio in poche azioni che ci paiono però fondamentali: sanità, lavoro, casa e istruzione.
Sulla sanità ribadiremo con forza la necessità di intervenire sui ticket per ampliare la fascia di esenzione e introdurre una proporzionalità di pagamento legata al reddito.
Nel campo del lavoro punteremo alla promozione dei contratti di solidarietà come alternativa virtuosa alle diverse forme di cassa integrazione.
Per la casa non ci stancheremo di sottolineare come sia urgente trovare nuove risorse per far ripartire davvero una politica regionale per l’abitare, al netto del necessario (e molto faticoso) risanamento dell’Aler di Milano.
In ambito formativo ribadiremo la necessità di prestare attenzione al sostegno delle famiglie più in difficoltà, rendendo omogenei i criteri di assegnazione di tutte le componenti della dote scuola e riequilibrando le risorse per tutto il sistema della scuola pubblica.
Non ci sembra di aver colto grandi aperture da parte della maggioranza per un bilancio che ci pare ingessato e inchiodato all’ordinaria amministrazione.
La Lombardia rimane ostaggio della retorica della libertà di scelta e dell’elogio dell’iniziativa individuale, ma fatica a trovare nuove risorse per immaginare un futuro che non sia solo all’insegna del consumo di un’eredità che appartiene ad anni passati. E’ cambiato il guardiano, ma la gabbia è sempre quella.




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