Acquedotti, fognature e depuratori carenti: decine di comuni a rischio infrazione europea

acqua1 Obsoleti e a rischio “multa”. Il Servizio idrico integrato della Lombardia, ovvero gli acquedotti con le loro linee e tubature, le fognature con i loro percorsi e canali e la depurazione con i suoi impianti va rivisto. E in molto casi parliamo di interventi strutturali radicali. E poi c’è tutta la questione della gestione di questa importante partita di servizi pubblici, evidentemente fondamentali.
Si è parlato di questo in Commissione Ambiente, con la relazione sullo stato di attuazione della legge regionale 21 del 2010 che ha modificato la precedente, la 26 del 2003.
I numeri parlano chiaro: se gli uffici d’ambito sono stati tutti costituiti, i Piani d’ambito in buona parte non sono stati aggiornati e 3 Ato (è il territorio su cui sono organizzati i servizi e su di essi agiscono le autorità d’ambito, strutture con personalità giuridica che organizzano, affidano e controllano la gestione del servizio integrato) non hanno ancora il piano. Se la maggior parte degli uffici d’ambito hanno individuato il gestore unico, pochi hanno avviato la ricognizione delle gestioni esistenti. Per quanto riguarda, poi, le tariffe, il processo di adeguamento alle nuove regole è in corso, ma non ci sono sufficienti elementi per stimarne l’adeguatezza.
Ma il punto cruciale è sul processo di integrazione che non è ancora compiuto: dovevano esserci solo 13 società a operare negli Ato, invece ce ne sono ancora 124. Inoltre, 589 comuni, pari a un terzo di quelli lombardi, gestiscono il servizio idrico integrato ancora in economia, ciò significa che non sono riusciti a portare avanti l’iter previsto dalla legge. La maggior parte, 426, riguardano i comuni delle Ato di Varese, Como, Cremona e Sondrio. E 21 agglomerati – vuol dire decine e decine di comuni – sono già a rischio di infrazione comunitaria e in attesa della sentenza da parte della Corte di Giustizia europea, e altri 144 potrebbero esserlo in futuro. Per quanto riguarda la gestione, l’in house è la scelta prevalente.
E un altro aspetto nodale è dato dagli investimenti. Coprono circa il 22% del fabbisogno infrastrutturale stimato che è di 3 miliardi di euro.
Quali sono, dunque, le proposte per uscire dall’impasse? La Commissione Ambiente può votare una risoluzione da sottoporre al Consiglio regionale in cui chiedere alla Giunta e all’assessore all’Ambiente di proseguire nell’azione di supporto agli Uffici d’ambito per l’adozione e la revisione dei piani; di accelerare il processo di superamento delle gestioni in economia ancora esistenti; di intervenire con particolare urgenza e stimolo nei confronti di Province, Comuni e Uffici d’ambito che risultano in situazione di più grave ritardo nell’attuazione della legge regionale e della direttiva europea.
Ma soprattutto chiediamo un aggiornamento della legge regionale 26 del 2003, superata da nuove disposizioni statali, dal referendum, dalle sentenze della Corte costituzionale. Insomma, serve una nuova legge che semplifichi e la Regione dovrebbe sostenere l’accesso al credito e stanziare finanziamenti. Naturalmente, tenendo presente che, per noi, la gestione deve essere e rimanere pubblica. L’idea sarebbe un testo unico che si occupi di tutto il ciclo dell’acqua: dal servizio idrico integrato ai contratti di fiume, ai bacini idrografici, alle tematiche ambientali sulla salubrità dei nostri corsi.

Laura Barzaghi e Giuseppe Villani, consiglieri regionali PD




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