Nel segno di Nelson Mandela

Vi segnaliamo l’editoriale dell’ultimo numero della newsletter del PD

mandelaNon possiamo che cominciare da un omaggio a Nelson Mandela. A 95 anni ci ha lasciato un protagonista del ’900, l’uomo che con la sua vita ha cambiato il segno della storia dello stato simbolo della segregazione e della violenza razziale. In un tempo in cui la leggerezza e l’inconcludenza della politica pare aver raggiunto, almeno nella percezione dell’opinione pubblica, livelli di guardia, salutiamo e onoriamo un gigante dei diritti umani, civili e politici che con il suo impegno ha davvero cambiato il corso della storia dell’ultimo secolo. Senza di lui l’umanità sarebbe stata più povera e avrebbe dovuto vergognarsi un po’ di più di se stessa.
Dal mondo all’Italia, con la bocciatura del Porcellum da parte della Corte Costituzionale. E qui si ripiomba nell’inerzia di un Parlamento che non riesce a uscire dalla sindrome delle riforme annunciate e mai compiute. E’ arrivato l’ennesimo colpo a un sistema che nessuno ritiene ormai sostenibile, ma che in troppi paiono proprio non voler cambiare. E’ suonata l’ennesima campanella che indica che il tempo è scaduto, speriamo sia la volta buona. Si cominci dalla legge elettorale, ma si prendano decisioni chiare anche sull’organizzazione del parlamento e sulla ridefinizione dell’assetto istituzionale e delle autonomie. Il rischio, altrimenti, è che, nella percezione degli elettori, tutto diventi vuoto, inutile e troppo costoso, regioni comprese, con un pericolosissimo effetto di uno svuotamento dei presidi democratici del nostro Paese.
Il Pd è chiamato a dare il suo contributo e può farlo attraverso il passaggio delle Primarie che, dopo un lungo e faticoso cammino, domenica affideranno agli elettori la scelta del prossimo segretario nazionale. Suscitare la partecipazione popolare e dare voce ai cittadini è sempre la strada giusta, anche se talvolta le loro indicazioni magari non corrispondono a quanto la politica ha programmato e suggerito. Proprio come è accaduto in 10 delle 19 ipotesi di fusione di oltre 50 comuni lombardi. I cittadini, piaccia o no, hanno dichiarato a maggioranza la contrarietà al percorso ipotizzato dai loro amministratori. Un percorso, almeno sulla carta, logico e doveroso, che si scontra con resistenze e particolarismi talvolta dettati da tornaconti politici di parte, ma che deve fare i conti con quanto espresso dalla volontà popolare.
Purchè quest’ultima non si trasformi in un totem che finisce per tenere in ostaggio le istituzioni, svuotandole dall’interno di regole e procedure che ne regolano il funzionamento e l’efficacia.
Il continuo appello al mito della volontà popolare rischia di consentire il superamento o il piegamento di dette regole, si veda la vicenda ancora irrisolta del cumulo di cariche del vice-presidente Mantovani. Rischia però anche di favorire scivolamenti verso una democrazia diretta virtualmente in mano ai cittadini , ma esposta al vento della strumentalizzazione populista che, a tratti, pare accompagnarsi con un subdolo riemergere di semplificazioni ideologiche di varia natura. Prospettive e rischi che affiorano nel generoso e talora scomposto attivismo dei colleghi del Movimento 5 Stelle che, con l’idea di riconsegnare la regione ai cittadini, dimostrano insofferenza per le inevitabili regole dell’istituzione.
Ora ci attende il bilancio di previsione per il 2014 che arriverà in aula il 16 e 17 dicembre. Tanti i punti interrogativi e le perplessità che lo accompagnano, a partire, ad esempio, dai tagli al diritto allo studio e dalla mancanza di coraggiose svolte in termini di trasporti, politiche industriali e sistema sanitario.
Su questi fronti si concentrerà l’impegno del Pd regionale nei prossimi giorni.

 




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