La Lombardia verso Expo tra tifo e responsabilità

Segnaliamo l’editoriale di questa settimana della newsletter del Gruppo PD

expoPartiamo da un segnale positivo che dovrebbe diventare una sorta di regola, almeno per i prossimi 18 mesi. Alla presentazione di Agenda Italia 2015, presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano, le istituzioni si sono dimostrate compatte e determinate a condividere fino in fondo responsabilità e ruoli per garantire la buona riuscita di Expo. Il presidente Maroni ha riconosciuto l’impegno del Governo, il premier Letta ha ribadito come l’esposizione universale sia obiettivo prioritario per il Paese, il comune di Milano, pur sottolineando l’allarme per le difficoltà di bilancio dei comuni, ha rilanciato il lavoro comune tra i diversi livelli territoriali come unica strada possibile. Per una volta, ci si passi la battuta, sembrava di essere davvero in Europa e, nonostante il clima un po’ dimesso della presentazione, sembrava di essersi lasciate alle spalle le beghe, le polemiche e i personalismi di cui è piena zeppa l’agenda politica italiana.
Ma quello della Triennale su Expo rischia di essere solo un episodio isolato.
Il resto della settimana è vissuto sulle solite, inconcludenti, manifestazioni identitarie di una maggioranza lombarda sempre più frastagliata e spacchettata.
Il Consiglio regionale ha approvato due provvedimenti inzuppati di sciovinismo localista di marca leghista.
La Lombardia ha la sua festa, che cadrà il 29 maggio di ogni anno, data della battaglia di Legnano, nel corso della quale, nel lontano 1176, recita la legge, la “Lega lombarda sconfisse l’esercito del Sacro Romano Impero Germanico”. A voi ogni considerazione sulla scelta e sul potenziale unitivo di una ricorrenza così presentata. Altre regioni hanno fatto scelte di sapore diverso, con l’Umbria che ha puntato sulla festa dei Ceri di Gubbio, il Veneto sulla fondazione di Venezia o la Toscana che ha scelto la data dell’abolizione della pena di morte ad opera del duca Leopoldo. Per carità, la battaglia di Legnano è stata un passaggio fondamentale della storia medievale europea, ma è stata anche sequestrata da una parte politica, con lo stesso meccanismo per cui da una ventina d’anni è difficile fare il tifo per gli azzurri gridando Forza Italia.
Il secondo passaggio della seduta padana ha toccato le 35 tra borse di studio e tirocini messi a disposizione dal Consiglio regionale. La Lega, sostenuta a dire il vero molto tiepidamente dalla stessa Lista Maroni, ha rivendicato la necessità di assegnarle ai soli residenti in Lombardia, ripiegando poi sulla premialità per i giovani lombardi. A parte il fatto che questa scelta non denota particolare fiducia nelle qualità dei giovani padani, l’insistenza sulla selezione a base territoriale cozza contro lo statuto stesso degli studi universitari, aperti e allargati per definizione, e contro l’interesse della stessa istituzione che dovrebbe puntare a promuovere e attirare l’eccellenza al di là del certificato di residenza.
Ma l’evento della settimana, che ha addirittura garantito la presenza in aula del presidente Maroni, è stato l’annuncio della nascita di due nuovi gruppi consiliari sulle ceneri del Pdl: Forza Italia e Nuovo Centro Destra. Un’operazione di origine romana che ha avuto un forte impatto al Pirellone, visto che l’esito della scissione è stato un equilibratissimo 10 a 9 a favore degli esponenti dell’ortodossia berlusconiana. L’annuncio della ri-nascita di Forza Italia ha dato anche il là a una vera e propria arringa in difesa di Berlusconi pronunciata da uno scatenato vice presidente Mantovani. Un vero e proprio vulnus al consiglio, di fronte al quale come Pd non abbiamo potuto far altro che uscire dall’aula.
Speriamo che il segnale di responsabilità emerso su Expo possa prevalere, ma la sensazione è che in Lombardia continui ad aleggiare una logica da curva, accompagnata dai relativi atteggiamenti e codici comunicativi. Non ce ne voglia il presidente Maroni, ma la cravatta milanista ostentata durante l’incontro ufficiale con il neo patron nerazzurro Tohir a Palazzo Lombardia pare un’involontaria, per quanto spiritosa, conferma di questa deriva. Il tycoon indonesiano, almeno a giudicare dalla faccia immortalata in alcune foto, probabilmente si sarà chiesto: ma siamo nel palazzo del governo regionale o allo stadio? E’ quello che talvolta ci chiediamo anche noi.




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