Parliamo di Europa, ma ci chiudiamo in Lombardia

unione_europeaIn Consiglio regionale si è celebrata, con grande enfasi comunicativa e poche conseguenze istituzionali, la settimana europea con l’approvazione di una risoluzione sui temi europei e la celebrazione di due convegni sul ruolo delle regioni nei confronti delle istituzioni continentali. Un’occasione comunque utile per ribadire come sia ormai ineluttabile rivolgere lo sguardo verso Bruxelles per andare oltre l’illusione che sia possibile uscire dalla crisi contando solo sulle proprie forze. Un buon esercizio collettivo di confronto e approfondimento che dovrebbe portare a un’attività ordinaria di interlocuzione con le istituzioni europee, su cui troppe volte si tende a scaricare responsabilità che attengono, semmai, a inadempienze tutte interne alle dinamiche regionali o nazionali.
La Lombardia è ancora sottoposta a 7 procedure ufficiali di infrazione e ad altre quattordici ipotesi di sanzione per mancato rispetto di normative in ambito ambientale, di gestione del territorio o riguardo alla caccia. Qualcuno potrebbe ricordare come altre regioni italiane sono messe anche peggio, ciò non toglierebbe però nulla alla necessità di cambiare passo per evitare di finire sullo sgradevole registro dei cattivi o venire addirittura pesantemente sanzionati. Non è tirando su il ponte levatoio di un’ormai molto presunta fortezza lombarda che ci si potrà salvare: serve più Europa, anche perché i veri quattrini, nei prossimi anni, potranno arrivare solo da lì.
Si è parlato di Europa e ci si è confrontati su temi che, una volta tanto, sono volati un po’ più in alto della pura e semplice ordinaria amministrazione, anche se la Lega si è premurata, quasi a volersi giustificare per aver parlato di questi temi, che la risoluzione non servirà assolutamente a nulla.
A noi piacerebbe invece sapere a che cosa serviranno due provvedimenti passati in commissione proprio negli ultimi giorni.
Il primo riguarda l’istituzione della Festa della Lombardia che la maggioranza ha deciso di fissare per il 29 maggio, anniversario della battaglia di Legnano che nel 1176 porto la Lega Lombarda a sconfiggere Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Nulla, ci mancherebbe, contro l’epopea dei comuni o contro la splendida rievocazione storica del comune di Legnano, ma sentiamo un gran odore di strumentalizzazione leghista e non siamo convinti che l’istituzione di questa festa possa davvero unire i lombardi.
Il secondo provvedimento, condivisibile in sé, ripropone però uno dei più classici cavalli di battaglia lumbard. Si tratta dell’istituzione di 35 borse di studio presso il Consiglio per studenti universitari e laureati. Nel testo elaborato dall’Ufficio di Presidenza si prevedeva di destinarle a giovani residenti in Lombardia o provenienti da Università lombarde; un emendamento della Lega ha riservato tutto ai soli residenti in Lombardia. Bella operazione, non c’è che dire, all’insegna della chiusura e del particolarismo e totalmente in controtendenza rispetto all’attrattività della Lombardia di cui tanto ci si riempie la bocca quando si tenta di parlare di sviluppo e ripresa.
Si parla di Europa e si celebra un’intera settimana per aprirci ad essa, ma si continua a guardarsi l’ombelico e ad illudersi che piantando bandiere identitarie e ipotizzando corsie preferenziali per i lombardi si possa costruire un futuro per la Lombardia.




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