Perché Expo non diventi una grande Halloween lombarda

palazzo lombardiaLa settimana corta di Ognissanti è ben riassunta in un laconico messaggio di Matteo, attento visitatore del nostro portale blogdem.it: “Il baratro davanti a noi e voi in Aula parlavate belli sereni di panificatori. Che senso ha?“.
Con tutto il rispetto per le legittime esigenze dei panificatori lombardi di vedere riconosciuto il diritto di tutela per il pane prodotto in loco secondo le migliori tecniche panificatorie, ci pare che Matteo colga nel segno e sottolinei un disagio che è sempre più evidente e palpabile. Il lavoro scompare, centinaia di migliaia di lombardi vivono con l’incubo di ammortizzatori sociali che prima o poi finiranno, piccoli e medi imprenditori arrancano attingendo a tutte le loro disponibilità per non interrompere la propria attività, le banche pensano alle proprie sofferenze e faticano ad erogare credito, la burocrazia continua indifferente a richiedere adempimenti e certificazioni che aumentano costi e rabbia…
E in regione che si fa? Si parla di panificatori, appunto, prossimamente si promulgherà la nuova festa della Lombardia e ci si applica a un bel gruppo di lavoro con tanto di digressioni araldiche per stabilire colori e design della nuova bandiera che pare essere la condizione essenziale per il successo di Expo.
Per fortuna in consiglio regionale non si parla solo di questo, ma la sensazione che i capitoli su cui la maggioranza è in grado di garantire unità d’intenti e proposte siano marginali e poco strategici, si fa avanti con sempre maggiore chiarezza. Abbiamo più volte sottolineato come i primi mesi di legislatura siano stati accompagnati da grandi manovre dilatorie: la proroga dei PGT, la moratoria sui centri commerciali, il commissariamento delle Aler, la moratoria sugli inceneritori. Il tempo passa e non si vedono all’orizzonte provvedimenti legislativi in grado di chiudere questa fase di attesa e di dare le risposte necessarie per cambiare davvero passo. Il 31 dicembre 2013 era stata individuata quasi come una data magica al cui arrivo si sarebbe inaugurata la nuova macroLombardia di Maroni. Mancano due mesi all’ora X, ma le idee all’interno della maggioranza ci paiono sufficientemente diversificate, se non confuse.
Come Pd abbiamo accettato di buon grado di partecipare a gruppi di lavoro che avevano l’obiettivo di costruire progetti di riforma condivisi e lungimiranti. L’impasse tutta interna alla maggioranza su temi come le Aler piuttosto che il commercio è però lì a dimostrare come non ci siano idee chiare sulle risposte da dare e come il programma elettorale di Maroni fosse un ben curato spot per il voto più che un progetto per la Lombardia.
A questo, per tornare all’amara considerazione di Matteo sul lavoro, si aggiunge la triste realtà di una regione che negli anni si è concentrata esclusivamente sulle politiche di contenimento della crisi, senza essere in grado di proporre una reale politica industriale. Gli ammortizzatori sociali sono stati fondamentali per evitare che la crisi colpisse duro le famiglie, così come fondamentale è il lavoro di chi in regione si è fatto carico di accompagnare le aziende in crisi, ma per tornare a rendere attrattiva la Lombardia servirebbe il coraggio di progetti e iniziative che possano davvero offrire opportunità ad aziende e investitori. Pensare che bastino bandi (troppo complicati per le PMI e non appetibili per le multinazionali) per sostenere e rilanciare l’economia lombarda si è rivelato un errore di valutazione.
Tutti guardano a Expo come alla svolta possibile, ma perché lo sia davvero la Lombardia deve essere in grado di proporre politiche nuove in campo industriale. L’iniziativa privata è fondamentale ci ripeteranno da Palazzo Lombardia, ma le condizioni perché si possa esplicare al meglio non si creano per una magica congiunzione astrale, vanno costruite e promosse con una visione di lungo periodo che rilanci la Lombardia come incubatore di nuove idee e futuro. Se non si andrà in questa direzione Expo rischia di trasformarsi in una grande Halloween, una festa che il giorno dopo lascia solo un fastidioso cerchio alla testa.




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