Tempo di scelte per abitare il futuro della Lombardia

Vi segnaliamo l’editoriale dell’ultima newsletter del Gruppo PD

palazzo lombardiaLa differenza tra un amministratore, non necessariamente di condominio, e un leader politico é il modo in cui vengono offerte risposte ai problemi del tempo e dello spazio in cui si trovano a vivere. Quanto si è visto in questi mesi in Lombardia si lascia alle spalle il bivio tra le due figure e lascio a voi capire in quale direzione.
In consiglio regionale si è discussa martedì una legge sull’ambiente. Bene, direte voi, finalmente si torna a discutere della qualità del luogo in cui viviamo. Non vorrei smontarvi, ma la legge in questione, pur trattando di temi decisivi quali la gestione dei rifiuti, il deflusso minimo vitale delle acque o la valutazione delle opere più invasive sul territorio, si è limitata a proporre risposte molto parziali e settoriali, quasi a voler dire: “vorrei, ma ancora non posso”.
La gestione dei rifiuti deve passare per il nuovo piano regionale, già in ritardo di vari mesi, ma in questa legge ci si limita a dire che, al momento, è bene (o è possibile) solo rimandare ogni decisione sui nuovi impianti.
I torrenti e i fiumi lombardi sono letteralmente depredati di acqua da coloro che, legittimamente, la sfruttano per produrre energia, ma in questa legge si riesce a intervenire subito solo su 80 captazioni in un totale di oltre 1400.
Il monitoraggio del rispetto delle prescrizioni ambientali per impianti e opere a forte impatto è passaggio importante della citata legge, ma forse la priorità dovrebbe riguardare la possibilitá di trovare modi per fare a meno di queste opere troppo invasive.
Risposte parziali, dunque, a temi importanti che meriterebbero una prospettiva più vasta e organica. Quella, permetteteci di dirlo, che manca all’amministrazione Maroni o che, per lo meno, è mancata in questi primi 8 mesi. I piccoli passi sono importanti, ma devono essere inseriti in una visione ampia e lungimirante che non può esser fatta solo di parole, promesse e buone intenzioni.
Come dobbiamo interpretare le quattro proposte della maggioranza sull’Aler, le almeno tre sulla Sanità, le tre sulla Guerra Mondiale e l’elenco potrebbe continuare. Ma c’era o non c’era un programma di Maroni per la Lombardia? O sotto macroregione e 75% c’erano (e ci sono) solo tante visioni diverse del futuro della regione?
Per otto mesi abbiamo accettato di partecipare a ogni occasione di confronto con la maggioranza e a gruppi di lavoro sempre più numerosi in seno alle commissioni consiliari. Abbiamo la sgradevole sensazione di venire usati per mediare tra le diverse anime della maggioranza con il contentino di vedere accolte alcune delle nostre proposte che finiscono per mascherare i problemi e le difficoltà di chi governa. Speriamo di sbagliarci. Ma attendiamo segnali di risveglio di un presidente che rischia, suo malgrado, di vestire i panni di un amministratore più che di leader di una regione motore dell’Europa.
E, a proposito di motori, ci aspetteremmo che la Lombardia non facesse spegnere quelli dei treni sull’asse Verona-Brescia e tenesse davvero testa a un Veneto che si è dimostrato molto micro e poco macro. Se vogliamo una Lombardia davvero pronta per Expo non possiamo neppure ipotizzare una rete di trasporto che si fermi sul Mincio o sul Ticino o una regione che si accontenti solo di gestire l’esistente.
Il tempo e lo spazio che abbiamo davanti hanno bisogno di scelte coraggiose e non di semplice buona amministrazione. In otto mesi ne abbiamo viste (ancora) poche.




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