Sanità: da Formigoni a Maroni la discontinuità non c’è

sanitàSulle funzioni non tariffabili tra Maroni e Formigoni non c’è la discontinuità annunciata. E’ questo quello che esce chiaramente dalla conferenza stampa di Maroni e Mantovani. Cambiare due indicatori su ventinove e confermare sostanzialmente lo stesso investimento di quasi un miliardo di euro significa non intervenire su quegli spazi di discrezionalità nell’assegnazione delle risorse alle strutture sanitarie private che ha permesso negli anni scorsi l’avverarsi di pesanti episodi di malaffare. Questo ritocco non basta, non risponde alla richiesta di cambiamento votata a grande maggioranza in Consiglio regionale a luglio su nostra proposta e non pone rimedio a quanto rilevato dalla Corte dei Conti e dal comitato regionale dei controlli.
In merito agli investimenti in sanità nel corso del 2013, riassunti nella cifra di 650 milioni di euro, Maroni e Mantovani giocano un po’ con i numeri. La gran parte dei soldi investiti in sanità sono statali e appartengono al sesto accordo di programma sbloccato dal governo Monti dopo essere stato bloccato per un paio d’anni dall’esecutivo Berlusconi, in cui sedevano sia Maroni che Mantovani. Altri 100 milioni, riportati dal patto di stabilità, sono una partita di giro con gli ospedali e sono meno dello scorso anno, e altri trenta, del fondo di rotazione, sono un prestito. Insomma, fino ad ora l’amministrazione Maroni non ha lasciato sulla sanità lombarda alcuna impronta.

Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale e Gian Antonio Girelli, consigliere regionale e responsabile sanità e welfare del Pd lombardo




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