E pensare un po’ anche alla Lombardia?

Vi segnaliamo l’editoriale di questa settimana della nostra newsletter

palazzo lombardiaMaroni giudica positivamente la sceneggiata dei parlamentari del Pdl e spera che il governo Letta cada per andare subito al voto, mettendo a disposizione anche le dimissioni dei suoi. Formigoni si straccia le vesti per la costituzione di Regione Lombardia parte civile contro di lui e si lancia in apprezzamenti piuttosto pesanti sul suo successore a Palazzo Lombardia.
Nervi a fior di pelle. A Roma come a Milano.
Ma perché viviamo in questo clima, mentre c’è (a parole) la consapevolezza che il delicatissimo momento economico e sociale richiederebbe un impegno corale per provare ad agganciare i piccoli barlumi di ripresa che qualcuno intravvede?
La sensazione è che in troppi pensino in queste ore a difendere le proprie rendite di posizione più che confrontarsi con una realtà che chiede riforme, prima fra tutte quella elettorale, che dovrebbero raddrizzare il Paese. Una grande coalizione dovrebbe garantire riforme, magari impopolari, ma coraggiose, se però è in balia dei ricatti di una parte significativa di coloro che la sostengono, c’è qualcosa che non funziona.

Ma veniamo alla Lombardia.
Maroni, come dicevamo, pare occuparsi più di vicende romane che di Lombardia, forse nella segreta speranza di poter capitalizzare alle urne nazionali la propria opposizione al governo Letta. Ma Maroni in Lombardia governa e più che chiedersi quanto stia effettivamente facendo per far ripartire l’economia regionale, pare che sia interessato a misurarsi in una competizione elettorale nazionale.
Vogliamo occuparci della Lombardia?
In Consiglio regionale la Lega continua a presentare mozioni che se la prendono con Roma, dimenticando che il miglior modo per risolvere i problemi è quello di dare il buon esempio o, se preferite, di fare quello che rientra nelle proprie competenze piuttosto che dare sempre e comunque la colpa a Roma.
Facciamo qualche esempio.
Sulla sanità si continua a parlare di riforma del sistema lombardo. Ma verso quale modello ci stiamo incamminando? Difficile capirlo di fronte ad almeno tre proposte diverse in seno alla maggioranza regionale. La sensazione di essere di fronte a una semplice operazione di maquillage funzionale a una redistribuzione di poltrone. Non ci siamo. La sanità è un bene troppo prezioso per renderla oggetto di operazioni di questo tipo. Il metodo con cui si intende procedere a questa riforma non è secondario: bisogna ricostruire un rapporto tra aziende ospedaliere e territorio, riequilibrare il peso pubblico privato, rimodulare il contributo dei cittadini. E su questo non si può certo dar la colpa a Roma…
Sulla riforma delle province Lega e Pdl salgono sulle barricate e invocano il mantenimento dello status quo accusando Roma di tentazione centraliste e di manovre per eliminare l’identità territoriale lombarda. Anche qui c’è la sensazione che, in nome del macropatto del 75% per conquistare la Lombardia, Lega e Pdl, pardon Forza Italia, si arrocchino su posizioni di conservazione dell’esistente senza darsi la briga di immaginare una riarticolazione istituzionale del territorio che possa dare risposte di efficienza e sostenibilità ai cittadini. Spiace constatare come, di fronte alla voglia di polemizzare con Roma, ci si dimentichi che il Consiglio ha dato vita a una Commissione speciale per il riordino delle autonomie che, a questo punto, potrebbe anche diventare inutile, visto che anche il suo presidente ha firmato e votato la mozione barricadera.
Alla Lega di lotta e di governo ci eravamo anche un po’ abituati, ma una Forza Italia di lotta e di governo è una novità di cui avremmo fatto volentieri a meno.
E non vorremmo che la foga polemica e anti-istituzionale di questi giorni finisca per travolgere tutto. Anche perché, come la mette il presidente Maroni con l’affronto subito da Berlusconi? Spostare la residenza da Arcore a Roma non è forse uno sgarro alla Lombardia. Con Formigoni non sarebbe mai successo…




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