Non disturbate il governatore

Vi segnaliamo l’editoriale dell’ultima newsletter del Gruppo PD

aulaL’aula consiliare si è rifatta il look e la dotazione tecnologica, ma pare che questa sia l’unica novità in regione. Ed è triste anche solo pensarlo.
Per il resto, settembre porta con sé le solite tristi cose: aziende che bussano al Palazzo per presentare la loro situazione di crisi, tante riforme a parole, pochi provvedimenti in aula e in commissione.
In Lombardia pare di essere di fronte a una sorta di moratoria politico-amministrativa in attesa di capire se e quando l’Italia potrà affrancarsi dalle vicende di un uomo solo in cerca di un’impossibile assoluzione postuma e della (conseguente?) soluzione dei problemi di un governo sempre più in bilico e delle varie formazioni politiche.
Il consiglio regionale, dopo aver salutato la seconda giovinezza tecnologica, si è concesso una lunga e sonnacchiosa seduta post estiva all’insegna di provvedimenti di indirizzo e controllo che sono scivolati via senza particolari entusiasmi e con un unanimismo che rassicura solo la Giunta regionale che non ne risulta particolarmente scossa o incalzata. E così questioni importanti e delicate come la soppressione dei treni tra Veneto e Lombardia, il possibile aumento dell’Iva per le cooperative sociali e l’impatto ambientale delle discariche si trasformano in altrettanti gentili inviti alla Giunta ad occuparsi, senza troppa fretta e stress, delle citate questioni. Lo schema ormai è collaudato: il Consiglio solleva un problema, l’assessore competente giustifica il proprio operato, un bel comunicato stampa di Giunta fa presente come tutto andrà a posto perché Maroni ci aveva già pensato e presto arriveranno anche i provvedimenti necessari.
Un altro esempio? Il Piano aria presentato nei giorni scorsi: 91 (novantuno) misure da qui al 2020 per un potenziale investimento di oltre 2 miliardi di euro. Tutto sulla carta, per il momento, con tante critiche per i blocchi del traffico, annunci di provvedimenti macroregionali e ben poco di concreto.
E i lombardi aspettano e, ormai, non sperano neppure più.
A completare il quadro di una ripresa (quella delle attività, s’intende, perché di quella economica non c’è neppure l’ombra) degna di un’utilitaria di fabbricazione sovietica c’è la sconcertante vicenda del Corecom, l’agenzia regionale che deve garantire il rispetto delle regole nel delicato campo delle telecomunicazioni.
Nella sua seduta di insediamento l’organismo, ridotto da sette a cinque componenti, ha proceduto, su proposta della presidente designata (Federica Zanella, giornalista di area pidiellina), all’elezione dei due vicepresidenti (Savoini, giornalista di marca Lega, e Boscagli ex assessore di stretta osservanza e famiglia formigoniana). Alla faccia della garanzia per le minoranze, che si ritrovano con un solo rappresentante, il professor Stefano Rolando, e prive di qualsiasi voce in capitolo nelle dinamiche decisionali del Corecom. Proprio un bell’esempio di pluralismo e collegialità, non c’è che dire, per tacere della sempre enunciata e mai praticata valorizzazione dei meriti e delle competenze.
Non vorremmo dover concludere, dopo i numerosi esempi avuti nei primi mesi di nuova amministrazione, che le caratteristiche principali della Lombardia maroniana siano spartizione delle poltrone e annuncio di provvedimenti che, prima o poi e forse, arriveranno.
L’estate è finita e i lombardi attendono… Ormai senza troppa fiducia.




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