Maroni e il bivio per la Lombardia

Vi segnaliamo l’editoriale di questa settimana della newsletter del Gruppo Pd Lombardia

maroniDopo la fase delle promesse e dei proclami siamo a quella dei numeri virtuali.
Maroni, passati i primi fatidici 100 giorni, prova a tirare le prime somme e racconta ai lombardi di cifre mirabolanti che la sua Giunta avrebbe messo a disposizione di cittadini e imprese.
Lungi da noi lo snobbare gli sforzi per dare ossigeno ad economia, enti locali e famiglie, ma sentire che la regione avrebbe messo a disposizione un miliardo per le imprese e che attraverso il patto territoriale avrebbe risolto i problemi di bilancio dei comuni, ci sembra francamente un po’ esagerato.
Maroni può stare tranquillo: dal Pd avrà la massima collaborazione quando si metterà nell’ottica di utilizzare gli strumenti a disposizione della regione per sostenere gli auspicabili segnali di ripresa e possibile uscita dalla crisi. Non ci presteremo però a strumentalizzazioni o a operazioni propagandistiche finalizzate esclusivamente a riverniciare la presunta eccellenza lombarda.
I cittadini sanno che nessuno è in grado di fare miracoli e che si tratta di essere rigorosi e concreti nell’utilizzo delle sempre più scarse risorse a disposizione. Per questo, la responsabilità di chi governa è paradossalmente ancora più alta nei confronti di chi da ormai vari anni deve affrontare una crisi che da finanziaria è diventata economica e sta pericolosamente varcando la soglia della tranquillità sociale.
A Maroni chiediamo realismo e concretezza. Su provvedimenti e progetti ad esse ispirati non faremo mancare la nostra collaborazione. Saremo però intransigenti di fronte ad atteggiamenti propagandistici e a operazioni che mirano esclusivamente a marcare territori identitari e privi di futuro e prospettiva.
Proprio per questo la scelta di individuare come prioritarie le proposte di legge sull’istituzione della bandiera e della festa della Lombardia non ci può vedere concordi. Pensare che il futuro della Lombardia si giochi su operazioni identitarie e formalistiche, all’insegna di un ormai sterile richiamo alla necessità di difendere tradizioni e valori che hanno a che fare con un richiamo illusorio a un passato idealizzato, ci pare francamente fuori luogo e fuori tempo. L’identità di un popolo e di un territorio è cosa seria e si gioca sulla capacità di interpretare i cambiamenti e di proporre nuove sintesi economiche e sociali che vadano oltre ogni propaganda ideologica ed aprano prospettive di vita buona per i cittadini. Rinchiudersi in territori e simboli legati a un passato ormai archiviato non porta davvero da nessuna parte: esercitare e custodire la memoria è operazione meritoria che deve però confrontarsi con le sfide del presente e con la fatica e il coraggio di costruire il futuro. Come Pd e Patto civico Ambrosoli abbiamo fatto sì che la commissione Affari istituzionali si prendesse una pausa di riflessione sull’opportunità di segnare come assolutamente prioritarie le leggi su bandiera e festa della Lombardia. Ci pare paradossale il contrasto che si è manifestato in questi giorni: mentre la commissione speciale sul riordino delle autonomie ascoltava rappresentanti di enti locali che virtuosamente si stanno mettendo in discussione nell’ottica delle gestioni associate e delle nuove prospettive di riordino e semplificazione dei diversi livelli istituzionali, la commissione Affari istituzionali discuteva di bandiera e festa. Noi auspichiamo che, nell’interesse e per rispetto dei lombardi, si segua la prima di queste due strade. Se la maggioranza preferisce la seconda, se la percorra da sola.
Non sono tempi facili per l’Italia e la Lombardia. L’unico modo per attraversarli con la speranza di aprire una nuova fase di crescita e sviluppo è quello di puntare su realismo e concretezza. Lo ripetiamo: Maroni abbia il coraggio di farlo e non si vedrà mancare la nostra collaborazione. Se, al contrario, prevarranno logiche di chiusura e sterile localismo identitario, le nostre strade difficilmente potranno incrociarsi. Non è questa la Lombardia che potrà guardare con fiducia al futuro e consegnare prospettive di speranza ai propri cittadini.




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