Più donne negli enti regionali: una battaglia di PD, Patto civico e M5S

donneAd oggi in Lombardia le donne presenti negli organismi direttivi degli enti partecipati della Regione sono 229 su 1402, poco più del 16% del totale. Una quota irrisoria, che si discosta di pochissimo da quella delle nomine legate alla precedente legislatura, (15,6 %) e che è rimasta peraltro quasi immutata nell’arco di 10 anni: nel 2003 le donne nominate negli enti erano il 10,6 %, nel 2010 il 14,7 %.E questo, nonostante il numero totale dei nominati sia passato dai 563 del 2003 agli attuali 1402.
In Lombardia, in sostanza, la parità di accesso alle nomine è ancora lontana. Benché lo Statuto di autonomia sancisca il principio di democrazia paritaria le leggi regionali che disciplinano le designazioni della giunta e del Consiglio (la 32/2008 e la 25/2009) non prevedono di fatto alcun vincolo di genere.
La normativa nazionale è in tal senso molto più avanzata. Il testo unico in materia di intermediazione finanziaria sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e controllo delle società quotate nei mercati regolamentati (120/2011) e il decreto sull’accesso agli organi di amministrazione e controllo delle società controllate dalla pubblica amministrazione (251/2012) impongono infatti la presenza di un quinto delle donne.
Ed è solo perché la Lombardia, come tutte le altre regioni, ha ora l’obbligo di adeguarvisi, che nell’ultima tornata di nomine il principio è stato almeno in parte rispettato.
Non ci si può però accontentare. I gruppi di opposizione chiedono di più, andando oltre le norme nazionali, che hanno avuto il merito di introdurre per la prima volta almeno un vincolo di genere ma non sono comunque sufficienti a garantire una vera parità.
Per questo abbiamo presentato due progetti di legge, nei quali si stabilisce che le nomine debbano essere per un terzo femminili, pena la loro nullità. Il progetto di legge è stato presentato oggi dalla vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi (prima firmataria del progetto), Laura Barzaghi (consigliera del Pd), Lucia Castellano, capogruppo del Patto civico con Ambrosoli presidente, Silvana Carcano capogruppo del Movimento 5 stelle) Paola Macchi e Iolanda Nanni (consigliere del Movimento 5 stelle).

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I COMMENTI:

“Deve essere la Lombardia- ha affermato Valmaggi- che è la regione dove le donne sono più affermate in tutti i settori della vita sociale e produttiva, a farsi per prima promotrice di un rinnovamento che porti finalmente all’affermazione di una vera democrazia paritaria”.

“Ho sperimentato – ha detto Castellano – da assessore del Comune di Milano, in una Giunta equamente divisa tra uomini e donne, l’efficacia della parità di genere. Molto banalmente, la presenza femminile costituisce un valore aggiunto, garantisce un diverso approccio perché diverso è il nostro modo di vivere il potere. Oggi, con il tentativo di trasformare in obbligo di legge ciò che altrove è già regola, lanciamo una grande sfida a questo potere costituito e molto maschio che è Regione Lombardia.Speriamo naturalmente che i due pdl vengano calendarizzati e discussi al più presto e che la maggioranza non ci deluda, a partire dalla sua componente femminile”.

“Abbiamo condiviso questo progetto di legge – ha sottolineato Carcano – che consideriamo solo una prima goccia nell’oceano, un passo necessario a dare una prima spallata al sistema, per garantire una maggiore rappresentatività e partecipazione delle donne in ruoli di governance all’interno delle società partecipate di Regione Lombardia. Ruoli in cui le nomine a tutt’oggi avvengono più per cooptazione e opportunità partitica che per competenza”.




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