Una buona notizia, vecchie abitudini e poco altro

Vi segnaliamo l’editoriale di questa settimana della newsletter del Gruppo PD

maroniUna buona notizia: le risorse per la cassa integrazione in deroga ci sono, almeno fino a dicembre.
Una vecchia abitudine: nomine all’insegna della spartizione e dell’appartenenza e senza alcuno spazio per le minoranze.
Un dubbio: Maroni ha davvero in mano la situazione o sta vivacchiando senza capire bene che cosa possa servire per la Lombardia?
Gli ultimi giorni in regione possono essere riassunti da queste affermazioni e aprono scenari di difficile interpretazione per i prossimi mesi.
L’accordo sulla cassa integrazione è arrivato in extremis, quando mancavano davvero poche ore a quella fine di giugno che avrebbe segnato il blocco delle domande in essere e una mazzata definitiva a molte piccole e medie aziende lombarde. Non che questo ci porti verso la fine della crisi, anzi, ma se non altro è un segnale di non abbandono per chi sta arrancando. Che ci fosse la necessità di rifinanziare gli ammortizzatori sociali lo si sapeva da tempo. Si è tirata la corda fino all’ultimo con un atteggiamento che deve far riflettere riguardo la capacità di gestire i problemi e indicare soluzioni che non siano di pura emergenza. E’ bene però accogliere il dato positivo dell’accordo e ripartire da qui per provare a dare altro ossigeno a imprese e lavoratori.
Non c’è nulla di positivo, al contrario, con tutta la buona volontà che ci si possa mettere, nella tornata di nomine appena varate da Maroni. Nelle società più importanti e strategiche del sistema regione vengono collocati fedelissimi e vecchie conoscenze, anche se il presidente parla di innovazione e discontinuità. Francamente la vede solo lui. Su questa lenzuolata di nomine si è giocata l’ennesima partita a scacchi tra le diverse componenti della maggioranza, senza che ci sia un chiaro vincitore e con un grande rischio di stallo, confermato dal congelamento della partita di Ersaf. Sul nome che dovrà guidare l’ente che si occupa di agricoltura, foreste e montagna si è consumato un confronto duro e difficile. Il Pdl non ha voluto arretrare rispetto alla proposta Abelli (nome pesante della stagione formigoniana), la Lega ha fatto muro e la decisione è slittata. Con buona pace di chi vuole far credere che tutto si giochi su competenza e innovazione. Ci sforziamo di credere che, dietro questo rinvio, si possa nascondere la possibilità di qualche vero segnale di discontinuità e di apertura alle minoranze.
Sul sito della regione compare in questi giorni una sorta di inserzione pubblicitaria istituzionale che magnifica uno dei risultati dei primi 100 giorni di Maroni in Lombardia. Il messaggio, con un gran rubinetto verde e il riferimento al programma elettorale di Maroni presidente, è comparso anche su alcuni quotidiani lombardi. Quasi a dover spiegare (a pagamento) ai lombardi che effettivamente qualcosa è stato fatto in regione a tre mesi dalle elezioni. La comunicazione di Maroni (con il solito equivoco intreccio tra dimensione politica e dimensione istituzionale) punta molto sul fatto che il Consiglio ha approvato “ben” quattro leggi, marciando a ritmi spediti. Il numero è indiscutibile, la natura dei provvedimenti merita però qualche riflessione: si tratta di un commissariamento in attesa di riforma (Aler), una proroga (PGT), una moratoria (centri commerciali) e un recepimento obbligatorio di una legge nazionale (costi della politica). Della serie, cominciamo a lanciare avanti il pallone, poi vedremo con che schema giocare. Gli stessi provvedimenti di Giunta sono pieni di linee di indirizzo e di proclami ai quali manca la necessaria concretezza a livello di finanziamenti.
Il mese di luglio sarà caratterizzato dall’arrivo in aula di due provvedimenti strategici come il Piano Regionale di Sviluppo e l’Assestamento di Bilancio: la prima impressione è che, anche su queste partite, Maroni spenda molte parole e promesse, ma non abbia ancora le idee chiare su dove concretamente vuole condurre la Lombardia.
Non vi nascondiamo una certa preoccupazione per questo andazzo, ma concediamo al presidente e alla sua squadra l’indulgenza che merita chi è all’inizio del cammino. I lombardi, però, di pazienza ne hanno già avuta fin troppa e attendono segnali concreti di una vera inversione di tendenza che non può basarsi solo sul ritornello del 75% e della macroregione.




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