Spending review in Consiglio regionale

Vi segnaliamo l’editoriale della newsletter del Gruppo PD

aulaSettimana all’insegna dei tagli ai costi della politica in regione con l’aggiunta di buona notizia per tutti: arrivano ufficialmente 42 milioni di euro di anticipo della cassa integrazione in deroga per i lavoratori lombardi.
Le commissioni I e II in seduta congiunta hanno esaminato il provvedimento che recepisce i tagli agli stipendi dei consiglieri e ai fondi a disposizione dei gruppi consiliari imposti da una legge nazionale che risale allo scorso mese di dicembre. La Lombardia, se si fa eccezione per il Friuli Venezia Giulia, è l’ultima tra le regioni a recepire il provvedimento a causa della fine anticipata della legislatura e delle conseguenti elezioni celebrate a fine febbraio. Il fatto di essere arrivata dopo le altre regioni le ha consentito però di operare tagli ancora più significativi che garantiranno un risparmio di ben 13 milioni di euro l’anno. 
C’è chi ha denunciato un presunto accordo tra i partiti per mantenere intatti i privilegi della cosiddetta casta, ma i numeri parlano di un significativo calo a tutti i livelli e portano la Lombardia ad essere la regione che meno grava sui propri cittadini per il costo dell’assemblea legislativa regionale.
Molto rumore sta facendo la quota di rimborso, onnicomprensiva ed esentasse, che sarà fissata a 4200 euro mensili, a cui andrà aggiunta una base di circa 3500 euro netti al mese come indennità per ogni consigliere. In quella cifra esentasse sono comprese tutte le spese che un consigliere dovrà sostenere per svolgere il suo mandato, non c’è più nulla in aggiunta, mentre fino ad oggi esisteva la possibilità di ottenere rimborsi presentando scontrini e ricevute attingendo dai fondi a disposizione dei gruppi per il proprio funzionamento. Ora questa parte di finanziamenti è stata cancellata.
Con lo stipendio, d’ora in poi, il consigliere regionale sarà chiamato a far fronte anche agli accantonamenti previdenziali, che fino alla IX legislatura erano garantiti dal Consiglio per una cifra che si aggirava intorno ai 2300 euro al mese. Anche questa voce, che rappresentava una retribuzione differita, ma vera e propria, viene definitivamente cancellata.
Insomma, in quei famigerati 4200 euro deve starci tutto, compresa la spesa per eventuali collaboratori di cui i consiglieri volessero valersi e che prima potevano essere pagati con i fondi a disposizione dei gruppi.
Responsabilità degli eletti sarà quella di utilizzare queste risorse mensili per svolgere al meglio il proprio lavoro di consiglieri: la preoccupazione dell’opinione pubblica ci sembra possa ora concentrarsi soprattutto sulla valutazione dell’efficacia dell’azione politica.
Come PD abbiamo insistito sull’opportunità che ai consiglieri non venissero fatti sconti sulla propria retribuzione, ma potessero essere garantiti strumenti e risorse per la propria attività istituzionale: non esiste la riforma perfetta, ma i tagli ci sono stati e le critiche che evocano la casta ci paiono perlopiù strumentali.
A proposito di soldi, salutiamo con grande favore lo stanziamento da parte della Giunta di 42 milioni di euro come anticipo della cassa integrazione in deroga per i lavoratori delle aziende lombarde in crisi. E’ un modo per alleviare i disagi derivanti dai ritardi di pagamento dell’INPS, un bel segnale di attenzione che va nella direzione di quanto deciso dal consiglio regionale su iniziativa del PD, cui dovranno però seguire altri provvedimenti per rilanciare l’occupazione, con particolare attenzione per giovani, donne e disoccupati di lungo periodo ormai non più intercettati dagli ammortizzatori. Per il Partito democratico questa è una priorità.




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