Alla ricerca della credibilità perduta

Vi segnaliamo l’editoriale tratto dall’ultimo numero della newsletter del Gruppo PD

pirelloneLe amministrative sorridono al centrosinistra, ma quasi la metà degli elettori si tiene ben lontana dai seggi. Il voto nei comuni è un’immagine efficace dell’atteggiamento dei cittadini nei confronti della politica: grande distrazione, nella migliore delle ipotesi, con punte di reale insofferenza che rischia di trasformarsi in ostilità esplicita. E recuperare consenso e reputazione non è facile, tanto che anche provvedimenti che vorrebbero contribuire a offrire un’immagine più sobria e credibile della politica finiscono per essere giudicati con sospetto e considerati come inutili furbate.
E’ il caso della legge sui tagli ai costi della politica per come è emersa al termine del percorso del gruppo di lavoro che ha visto impegnati tutti i partiti con l’eccezione del Movimento 5 Stelle, il quale ha evidentemente preferito mantenersi le mani libere per non rischiare di essere invischiato in provvedimenti che considera in odore di casta. La proposta regionale, per come emerge da questo primo tratto di percorso, recepisce e in alcuni tratti inasprisce i tagli previsti dal governo Monti, ma all’opinione pubblica sembra non bastare. Inutile entrare nei dettagli, basti sapere che mercoledì inizia la discussione nelle commissioni e il 18 giugno si dovrebbe arrivare al voto definitivo in aula. Ci sarà occasione di riparlarne, ma l’impressione è che qualunque scelta venga ormai considerata insufficiente.
Il Consiglio ha approvato nei giorni scorsi la prima legge della X legislatura. Niente di particolarmente innovativo, visto che si tratta di una proroga che viene concessa ai comuni che non hanno ancora portato a termine le procedure per l’adozione o l’approvazione del proprio Piano di governo del territorio (PGT). Una storia che dura da anni e che vede oltre 500 comuni lombardi nella condizione di non poter autorizzare alcuna attività edilizia sul proprio territorio per non aver adottato o approvato il PRG. La proroga al 31 dicembre per l’adozione e al giugno 2014 per l’approvazione dovrebbe garantire una boccata d’ossigeno al settore edilizio e indurre i comuni a mettersi definitivamente in regola. Pena l’arrivo di un commissario ad acta e di sanzioni ulteriori per le amministrazioni ancora inadempienti. Una legge che ha fatto storcere il naso a qualcuno perché si tratta dell’ennesima proroga “all’italiana”, ma che rappresenta una scialuppa di salvataggio (l’ultima) per amministrazioni comunali e settore edilizio. Anche in questo caso, hanno votato contro solo gli esponenti del Movimento 5 Stelle.
Prosegue, dunque, il clima di collaborazione tra le principali forze politiche presenti in consiglio, ma l’apparenza non deve ingannare. Prevale la responsabilità condivisa su provvedimenti con l’obiettivo di mettere qualche argine alla crisi, ma sulle ricette per superarla ci sono ipotesi e proposte molto distanti e la maggioranza non sembra avere idee chiare e praticabili. Lo confermano le parole che il presidente Maroni ha utilizzato nei giorni scorsi per appoggiare iniziative leghista finalizzate all’uscita dall’Euro o alla secessione. Se queste sono le soluzioni, temiamo che per la Lombardia il periodo difficile sia destinato a durare ancora molto a lungo. E poi Maroni si decida: o fa il governatore della Lombardia o guida la Lega e le sue iniziative propagandistiche. Un presidente a tempo parziale o a responsabilità istituzionale intermittente non fa certo il bene della Lombardia e rischia di far perdere ulteriore credibilità alla politica.




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