Poche idee e talvolta confuse

Vi proponiamo l’editoriale dell’ultimo numero della newsletter del Gruppo PD

Anche da Roma è Formigoni a fare notizia in Lombardia. La richiesta di rinvio a giudizio a suo carico nell’ambito della vicenda della Fondazione Maugeri ha riacceso la luce su scandali e sospetti che l’attuale Giunta sta tentando di archiviare il più in fretta possibile.
Formigoni, ormai comodamente seduto su una poltrona senatoriale, ostenta comunque sicurezza, mentre Maroni si guarda bene dal farsi trascinare in qualsivoglia polemica: quello che è accaduto in regione fino a qualche mese fa non sembra affar suo, in nome di una discontinuità che funziona però a corrente alternata. Quando fa comodo inserirsi nel solco dell’eccellenza lombarda, la stagione formigoniana viene indicata come straordinario esempio di buon governo; se riemergono ombre o imbarazzi, viene liquidata come un qualcosa di appartenente a un passato che a poco a che fare con la nuova era maroniana.
Un atteggiamento ondivago e poco lineare che si manifesta anche in altre questioni.
Prendiamo la casa e l’ormai necessaria riforma delle Aler, le aziende lombarde cui è affidata la gestione delle case destinate alle fasce più disagiate: nel volgere di un paio di settimane la maggioranza ha espresso almeno tre posizioni diverse in merito alla strategia da applicare per il superamento dell’attuale gestione. Se in incontri ufficiali con maggioranza e opposizione l’assessore alla partita indicava una strada, il presidente Maroni ne annunciava un’altra sui giornali, mentre la Lega presentava un progetto di legge che conduce verso un altro scenario ancora. I tempi stringono, visto che una decisione sulla governance va presa prima dell’estate, ma, per il momento, l’unica cosa certa è la confusione e l’incertezza. Nei prossimi giorni Maroni ricondurrà sicuramente tutti i suoi a una linea comune, ma le premesse non sono tra le più rassicuranti.
Continuano a deludere anche i primi passi dei singoli assessori che in questi giorni stanno incontrando le diverse commissioni per presentare programmi e realizzazioni dei mitici primi cento giorni. Tante parole, un lungo elenco di provvedimenti che si legano all’attività amministrativa precedente, ma pochissime idee innovative e percorsi che possano indicare nuovi percorsi per la regione.
In questo clima è partito anche l’iter che dovrà portare all’approvazione (entro il mese di giugno) del Piano Regionale di Sviluppo, il documento che contiene le linee guida per le politiche regionali dell’intera legislatura. A una prima superficiale occhiata, anche il PRS sconta il basso profilo che abbiamo già avuto modo di sottolineare e la sensazione è che Macroregione e il 75% delle tasse continuino ad essere le uniche, generiche e (al momento) velleitarie, idee che dovrebbero consegnare un po’ di futuro alla Lombardia.
Il presente ci continua invece a parlare di crisi aziendali e di poco lavoro per i lombardi. Su questo fronte il consiglio, con uno spirito unitario e collaborativo, ha affidato alla Giunta pieno mandato per intervenire in casi difficili e per fare tutto il possibile perché ai lavoratori vengano garantiti i sostegni necessari. Segno che, al di là delle inevitabili diversificazioni politico programmatiche, sui temi più urgenti e drammatici è possibile cercare delle soluzioni condivise e far prevalere un comune senso di responsabilità.
C’è però chi sta cominciando a chiamarsi fuori un po’ da tutto e pare andare verso una sorta di congelamento istituzionale che già si è visto quali frutti abbia portato in quel di Roma. Il Movimento 5 Stelle sta scegliendo con sempre maggior frequenza la scorciatoia del chiamarsi fuori e puntare il dito, possibilmente a mezzo stampa. Un vero peccato, perché su molti temi le idee e le proposte dei grillini potrebbero davvero aiutare a migliorare l’azione regionale.




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