Il governo c’è, la regione un po’ meno

Vi segnaliamo l’editoriale della newsletter del Gruppo Pd Lombardia

L’Italia ha un nuovo governo. Enrico Letta ha ottenuto una larga fiducia parlamentare ed è ora chiamato a guidare una compagine ministeriale che ha il difficile compito di condurre l’Italia fuori dalla crisi accontentando le diverse forze che, dopo essersi aspramente confrontate in campagna elettorale, sono destinate a formare la maggioranza parlamentare.
La Lombardia ha un nuovo governo?
La domanda è legittima e speculare all’affermazione precedente, visto che, conclusa la fitta agenda di impegni romani, Maroni deve ancora finire il rodaggio della sua Giunta. Lo stesso Provvedimento organizzativo, il primo attesissimo atto di governo della macchina regionale, più che fugare definitivamente le possibili tensioni tra le diverse anime della maggioranza parrebbe averle potenzialmente innescate con una miccia che emerge dall’esplicito dissenso dell’assessore Cantù, che ha votato contro in Giunta. Al di là dei nomi, il Provvedimento è caratterizzato da una serie piuttosto lunga di interim affidati ai dirigenti apicali, indice probabilmente della volontà di lasciarsi qualche via d’uscita o qualche margine di ulteriore aggiustamento.
Lasciando i fragili equilibri interni alle direzioni regionali, la musica non cambia.
Gli assessori muovono i primi passi di governo tentando di sottolineare i temi che metteranno al centro della propria azione, primo fra tutti il lavoro. Ma non convincono fino in fondo. Valentina Aprea e Mario Melazzini, assessori rispettivamente al lavoro e alle attività produttive, hanno delineato i loro primi 100 giorni e le proposte con cui intendono rilanciare lavoro e produzione lombarda. Ammortizzatori, sostegno al credito, bandi per innovazione, pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, formazione per la ricollocazione… Gli strumenti sono quelli già utilizzati nel recente passato e, al di là delle cifre che possono fare impressione e sono comunque una bella boccata d’ossigeno, non rappresentano quel cambio di passo di cui ha bisogno la Lombardia.
D’altronde, finché non rimane in Lombardia il 75% delle tasse e non decolla la mitica Macroregione non si può mica pretendere che Maroni attui il suo programma.
Ma i lombardi possono aspettare? Fin qui lo hanno fatto, ma le difficoltà diventano sempre più impervie.  Maroni ha detto a più riprese che attendeva con ansia il nuovo Governo per poter andare a Roma a battere cassa e a difendere la Lombardia. Ora l’esecutivo nazionale è arrivato, vedremo se e come verrà sollecitato. Non vorremmo che arrivi presto qualche altra scusa o qualcun altro da attendere.
Da Roma arrivano comunque buone notizie per l’Expo, con Enrico Letta che si è subito impegnato a un sostegno concreto e a riordinare una macchina decisionale e di comando che negli ultimi mesi è apparsa a dir poco sfilacciata. Maroni incassa soddisfatto il cambio di atteggiamento romano, ma non sembra aver avuto molta voce in capitolo.
Sul neonato governo non sono mancati anche clamorosi infortuni. Due su tutti: gli insulti (non possiamo chiamarli altrimenti) di vari esponenti leghisti contro il ministro Cecile Kyenge e le dichiarazioni giustificazioniste di azioni violente contro i politici di un docente universitario vicino al 5 Stelle. Ci aspetteremmo una chiara presa di posizione critica e un’esplicita dissociazione da parte degli esponenti di queste forze politiche presenti in consiglio regionale. Sarebbe un atteggiamento coerente con il clima positivo e collaborativo che si è respirato in regione in queste prime settimane di legislatura. O saremmo costretti a concludere che le logiche romane sono destinate a prevalere e a influenzare le dinamiche regionali. Con buona pace degli appelli alla concretezza e al bene dei lombardi.
Proprio ieri sera è giunta anche la notizia della nomina a sottosegretario del governo Letta per Maurizio Martina che avrà competenze in merito alle politiche agricole e alimentari e dunque ai temi centrali di Expo 2015. È una notizia estremamente positiva, perché le istituzioni lombarde, a partire da quelle regionali, potranno avere in lui un interlocutore costante e affidabile. A Martina va il nostro più sincero augurio di buon lavoro.




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