Regione: cosa era rimasto bloccato dopo il fallimentare governo di Pdl e Lega Nord

Vi riproponiamo un articolo apparso sulla newsletter del Gruppo PD (19 ottobre 2012) nei giorni della chiusura della scorsa legislatura: ecco tutto quello che il fallimento di Pdl e Lega Nord hanno lasciato per strada e bloccato per mesi.

La fine anticipata di questa legislatura lombarda non è indolore. Lascia in sospeso decisioni importanti per il futuro della nostra regione. Rimarranno al palo progetti di legge e atti di indirizzo che avrebbero aiutato cittadini, famiglie ed imprese lombarde ad attraversare con più serenità questa fase di crisi generalizzata,. Sono, a volte, esito di lunghi percorsi di confronto utili ad ascoltare le parti sociali, gli enti coinvolti, le associazioni e i tecnici. Il lavoro consiliare è, infatti, ben altra cosa della singola seduta di consiglio. È un procedere minuto, utile a sviluppare le migliori leggi possibili pur nella diversità dei ruoli tra maggioranza e opposizione e pur constatando quanto si sia asciugato il ruolo propositivo del consiglio nel corso di questi 17 anni di governo formigoniano.
Alla maggioranza, il gruppo consiliare del Partito democratico, carica giustamente non solo la responsabilità per essere arrivati ad un punto di non ritorno ma anche quella di allungare i tempi della decisione istituzionale su temi centrali per la vita dei lombardi. Per alcune questioni l’interruzione della legislatura arriva come una provvida panacea per PDL e Lega: maschera i disaccordi interni di due partiti che ormai stentano a trovare una voce comune sul futuro della Lombardia. Su altri provvedimenti si assiste ad una vera e propria abdicazione: «Lo diciamo – afferma Enrico Brambilla – sapendo che non c’è certezza sull’applicazione del decreto legge sui finanziamento dei gruppi consiliari, non vi sarà discussione sul bilancio, la decisione sul riassetto delle province viene lasciata a decisioni extraregionali e anche un documento di prospettiva come il Documento strategico annuale è ormai superato prima ancora di essere discusso».
Entrando nel merito diciamo subito che il futuro della sanità lombarda si presenta fosco e non solo per i paventati timori per i minori trasferimenti di risorse alle regioni. Rimangono incerte e senza funzioni di controllo consiliare le modalità applicative della delibera di agosto sulla spending review che prevede di trasformare il sistema sanitario lombardo a colpi di modifiche contenute in circolari disomogenee. «A rimanere senza un vero confronto politico e senza una strategia complessiva – dicono Gian Antonio Girelli e Sara Valmaggi – sono la riorganizzazione sanitaria, la riduzione dei punti nascita; il ridimensionamento della rete emergenza cardiovascolare ed emodinamica e la stretta sugli accreditamenti per le reti di alta specialità. Così come non si potrà intervenire sul contingentamento della spesa per i progetti di collaborazione tra medici di base e specialisti e sull’ampliamento della compartecipazione ai costi delle prestazioni ambulatoriali da parte dei cittadini. Vero nervo scoperto di cui la maggioranza sembra dimenticarsi».
Altrettanto preoccupante si presenta lo stato di attuazione della legge sulla violenza sulle donne che, se non opportunamente finanziata metterebbe a rischio la sopravvivenza dei presidi antiviolenza diffusi sul territorio.
Il garante per l’infanzia, dopo la vittoria delle associazioni e del PD che ne avevano chiesto il mantenimento della figura contro il parere della Giunta Formigoni, deve essere ancora nominato affinché sia finalmente possibile attuare una legge che giace disattesa da ben tre anni. Noi continueremo a batterci perché questo accada.
Anche sul versante del welfare il Patto proposto dalla Giunta regionale non sembra considerare i forti cambiamenti di scenario che caratterizzano la situazione lombarda, «tanto che – dicono Mario Barboni e Carlo Borghetti – in questi due anni si è proceduto a colpi di delibere di Giunta. L’operazione odierna di Formigoni è tardiva e destinata a svilupparsi nuovamente senza confronto in questo scenario pre-elettorale». Occorrerebbe, invece, come da sempre sostiene il PD, spostare il centro dell’attenzione istituzionale dalla trasformazione dei fondi di carattere sociale (con lo strumento della dote) alla riorganizzazione dei percorsi di cura e ad un nuovo impegno per una migliore integrazione tra sanità, sociosanitario e sociale.
Nella direzione di una visione organica andava anche il nostro progetto di legge che interviene sul fenomeno del gioco d’azzardo e sulle sue ricadute personali, familiari e sociali. Lo dice bene Alessandro Alfieri, primo firmatario del pdl da tempo giacente in Commissione «Non è più possibile rimandare una discussione legislativa sulle ludopatie. Queste crescono a fronte di un sistema normativo, sanzionatorio e di controllo insufficiente ad affrontare gli effetti devastanti sulla vita delle persone e delle famiglie. Dobbiamo farci carico prontamente di interventi di prevenzione, contrasto e trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate».
Cosa ne sarà poi della proposta di nuove norme per lo sviluppo di metodi scientifici innovativi e tecnologicamente avanzati per il miglioramento della ricerca biomedica e la sostituzione della sperimentazione animale promossa tra gli altri da Giuseppe Civati?  Tutto fermo!
Lo stesso Civati, insieme ai consiglieri della commissione Ambiente, Arianna Cavicchioli, Gianbattista Ferrari e Franco Carra, vede all’orizzonte anche il naufragio della nuova normativa per la coltivazione delle sostanze minerali di cava. Una norma la cui emanazione Giuseppe Villani definisce «imprescindibile per il territorio lombardo. E lo diciamo insieme alle parti sociali, alle istituzioni, alle associazioni ambientaliste ed ai comitati di cittadini che da anni combattono ed evidenziano la funzione prevaricante svolta da Regione Lombardia in questi ultimi 10 anni. Non dimentichiamoci mai che alla revisione normativa deve far seguito una buona revisione della tariffazione in cui gli elementi di equità e di trasparenza siano fatti propri da amministrazioni e operatori del settore». «Le modalità di uso del suolo – per Francesco Prina – sono infatti al centro delle proposte democratiche di questa legislatura regionale». L’interruzione della legislatura generata dalle continue indagini e arresti che hanno riguardato la giunta regionale lombarda lascia al palo anche una riforma importante come quella per la difesa del suolo e per la gestione dei corsi d’acqua della nostra regione. «Una riforma quella proposta dalla Giunta con la DGR 4052 – affermano Fabrizio Santantonio e Giovanni Pavesi - che avrebbe dovuto trovare nei lavori di commissione e consiliari il giusto luogo di confronto, ma che, in queste condizione, slitterà di mesi».
Sempre in tema di gestione del territorio, e di scelte strategiche è il blocco della discussione sulla programmazione e lo sviluppo della rete viaria di interesse regionale, Stefano Tosi ribadisce l’inevitabile ritardo cui assisteremo nella definizione dei contenuti della concessione di autostrada regionale e nel chiarimento sul costo delle opere e delle misure compensative. «Per una Lombardia che si vuole efficiente e pronta alle sfide future, il fermo istituzionale cui siamo costretti è un fatto inaccettabile, cui sarà necessario provvedere prontamente nella prossima consiliatura».
Alle porte dell’aula consiliare si ferma anche il riordino normativo in materia di attività sportive e e motorie che per Fabio Pizzul e Carlo Spreafico significa quasi vanificare un anno di discussioni serrate e di lavoro di commissione.
Il versante della cultura è uno tra quelli maggiormente penalizzati dalle vicende che stanno portando il Presidente Formigoni ad azzerare la sua giunta. Di questa preoccupazione più che fondata si fanno portavoce proprio Pizzul e Spreafico che elencano le iniziative inevase: «si scioglie il Consiglio con la vicenda aperta dei dirigenti scolastici, della chiamata diretta degli insegnanti, con un progetto di legge pendente in materia di tutela della fragilità sociale nel servizio scolastico regionale, con l’incertezza dei servizi ad personam ai disabili. Un insieme di norme determinanti per l’efficientamento e la sostenibilità del sistema scolastico lombardo».
Interrotte saranno anche le commissioni di inchiesta : prima fra tutte quella sulle ormai note vicende del San Raffaele. La commissione oggi presieduta da Franco Mirabelli e ormai alla svolta d’aula non vedrà l’approvazione di nessuna relazione e lo stesso varrà per quella sulla discarica di amianto di Cappella Cantone voluta fortemente da Agostino Alloni e che ancora oggi evidenzia elementi di criticità dopo i recenti arresti operati dalle forze dell’ordine. Così come non si discuterà nella Commissione per la verifica delle procedure in materia di appalti pubblici e modifiche di destinazione urbanistica, avviate dal comune di Sesto San Giovanni nell’ambito della cosiddetta Area Falck su Sesto San Giovanni.
«Tutto fermo, tutto rimandato e molto da rifare completamente – concludono Luca Gaffuri, capogruppo PD in consiglio regionale e Maurizio Martina, segretario regionale – per l’incapacità di cogliere l’insostenibilità di un modello di governo e di sviluppo in cui sono forse venuti meno i livelli di controllo delle decisioni e in cui la formula degli uomini soli al comando ha mostrato tutta la sua inadeguatezza per la gestione di una regione complessa come la Lombardia. Siamo pronti a prendere il testimone ed a riaggiornare subito l’agenda delle priorità. Sappiamo quali sono le decisioni opportune per rimettere in moto la macchina istituzionale. Ed è bene farlo al più presto perché la Lombardia non può attendere».

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