Concorso presidi: situazione non accettabile. Ora tempi certi e risorse aggiuntive

Ennesimo rinvio della sentenza sul concorso per dirigenti scolastici. Dopo quattro mesi e mezzo siamo punto e a capo: non è accettabile, è un vero affronto alla scuola lombarda, agli studenti e alle loro famiglie, oltre che una beffa per chi attende l’esito del concorso e per i dirigenti costretti al doppio incarico con la reggenza.
A fine agosto il concorso per nuovi presidi in Lombardia era stato bloccato da una raffica di ricorsi che si incentravano soprattutto sull’utilizzo di buste trasparenti che avrebbero reso identificabili i candidati. Era stato richiesto l’intervento immediato del Ministero per districare l’assurda situazione in cui è finita la scuola lombarda che conta oltre 500 dirigenti reggenti. La sentenza del Consiglio di Stato, attesa per il 20 novembre, era stata posticipata per poter effettuare una perizia sulle buste, mai arrivata perché il tecnico ha rinunciato all’incarico. Ora, con la dovuta calma, i giudici del Consiglio hanno confermato la necessità di una perizia, rimandando la decisione definitiva. Ci vorranno almeno altri due mesi.
Il Ministero aveva promesso l’invio di 200 docenti per limitare i disagi nelle scuole lombarde, ma nemmeno questo è avvenuto. Il rischio concreto è che nel prossimo anno scolastico le reggenze salgano a 700. Come è possibile pensare che la scuola possa funzionare regolarmente? Chiediamo un intervento urgente del Ministero perché ci siano tempi certi e risorse aggiuntive e auspichiamo che sia evitata la scorciatoia di immettere in ruolo in Lombardia dirigenti risultati idonei in altre regioni. Questo sarebbe lesivo dei diritti di coloro che hanno sostenuto il concorso nella nostra regione e che attendono da ormai troppo tempo il definitivo pronunciamento della giustizia amministrativa.

 Fabio Pizzul, consigliere regionale del Pd

19 comments

  1. Mavina Pietraforte 18 gennaio 2013 at 05:30 -

    Finalmente ci si rende conto che la situazione e assurda? Ci hanno spinto noi idonei nelle mani dei giudici costretti a decidere in punto di diritto su una questione di trasparenza delle buste e conseguente violazione del l’anonimato sollevata in modo ardito e capzioso dagli avvocati dei ricorrenti,
    Tutto questo mentre rimane violato un altro principio altrettanto costituzionsle che é quello del buon andamento della P.A., gettando nel baratro le scuole lombarde che rimangono affidate a mezzo servizio.
    Come non si comprende che la via giudiziaria non è la soluzione a questo travisamento dei fatti e della situazione? Dove sono i politici che dovrebbero guardare e tutelate il bene comune, il diritto allo studio, il buon funzionamento del sistema di istruzione e formazione?
    Una degli idonei
    Mavina Pietraforte

  2. carlo soldano 18 gennaio 2013 at 22:25 -

    Credo sia compito della politica trovare con urgenza e chiarezza una soluzione che permetta il rilancio della scuola lombarda, nel rispetto delle persone, della legalità e della certezza del diritto.
    Non è una guerra tra ” idonei” e “ricorrenti”.
    Le motivazioni alla base dei ricorsi di chi voleva semplicemente che i propri lavori fossero letti e valutati e giudicati con serietà sono state molteplici.
    L’amministrazione è riuscita, tra l’altro sponsorizzando un assurdo contenzioso tra donei e ricorrenti, a generare un guazzabuglio inimmaginabile: gli idonei sono circa 400, i ricorrenti circa 100, le scuole lombarde che a settembre saranno senza dirigente scolastico circa 700… fate un po’ i conti.
    La politica ha ancora poco tempo per scegliere una tra le varie soluzioni possibili; la soluzione giudiziaria, potrà peggiorare la situazione con l’annullamento di tutta la procedura concorsuale (dagli scritti).
    Insieme si può!
    Carlo Soldano
    Uno dei ricorrenti

  3. Diletta Vinciguerra 19 gennaio 2013 at 15:31 -

    Non è una guerra tra idonei e ricorrenti.
    Bisogna trovare una soluzione per il bene della scuola lombarda dove, docenti e dirigenti sono quotidianamente alle prese con un sovraccarico di lavoro destinato ad aumentare.
    La vera soluzione dovrebbe essere ventilata dall’Amministrazione che, invece, continua a temporeggiare. Finora l’atteggiamento di quest’ultima è stato quello di fingere di appoggiare gli idonei e demonizzare i ricorrenti ma soluzioni serie non ne ha prospettate. Vero è che in tal modo sta “RIMPINGUANDO” le casse.
    Ora se un così alto numero di persone ricorre evidentemente qualcosa, nel meccanismo concorsuale, non ha funzionato, altrimenti non si sarebbe arrivati a tanto. Considerando ciò che scrive e soprattutto COME scrive qualche idoneo/a, mi viene non solo da pensarlo, ma da crederlo proprio.

  4. Rosaria Brusaferri 19 gennaio 2013 at 17:03 -

    19 aprile 2012, 19 gennaio 2013. Nove lunghi mesi sono già passati dal giorno della pubblicazione della graduatoria del concorso per dirigenti in Lombardia. Sono stati giorni, settimane, mesi davvero lunghi, per me, respinta dalla commissione del sopracitato concorso. Non idonea! Un titolo che pesa come un macigno e risuona come una minaccia. Non idonea, ingrata e neppure rassegnata mi ripetono in tanti. In effetti sì, non mi sono rassegnata ed è per questo che ho presentato ricorso al TAR della Lombardia. Quello che penso è che la mia e tante altre produzioni non siano state seriamente valutate. E non solo. La rabbia cresce se a paragone prendo le prove di tanti colleghi ritenuti idonei dalle stesse commissioni. Oggi però è il 19 gennaio e il presente è questa situazione di stand by in attesa della decisione del Consiglio di Stato. Per il resto è silenzio ovunque. Pare persino che non ci sia una vera volontà di risolvere la questione. O forse l’attesa è per i nuovi amministratori regionali e per il nuovo governo ?
    La situazione delle scuole lombarde secondo l’assessore Valentina Aprea è critica. Il prossimo anno scolastico secondo i dati in suo possesso saranno circa 700 gli istituti scolastici senza dirigente. Ad oggi il MEF ha autorizzato l’immissione in ruolo in Lombardia di 355 Dirigenti. 48 sono i posti che dovrebbero liberarsi a settembre 2013, poiché si tratta di capi d’istituto già prossimi alla pensione, che hanno avuto la proroga di un anno. Un altro centinaio circa di posti saranno liberi poiché altrettanti dirigenti nello stesso periodo andranno in pensione.
    Una soluzione si potrebbe trovare per risolvere la questione, bisognerebbe solo crederci ed impegnarsi seriamente per trovarla.
    Rosaria Brusaferri
    da Crema
    Una fra le 102 persone ricorrenti

  5. La soluzione giudiziaria discende dall’iniziativa del ricorso, non è il risultato di un processo spontaneo.Il prof.Soldano la teme, preconizzando l’annullamento, ma ha contribuito a determinarla. Gli esiti delle udienze non sono tali da prevederlo con assoluta certezza.
    Non credo, inoltre, che l’Amministrazione abbia “sponsorizzato” il contenzioso tra idonei e ricorrenti.
    Condivido le considerazioni della prof.essa Pietraforte sulla violazione del principio del buon andamento della P.A. che, in Lombardia, ha determinato una situazione particolarmente critica. La soluzione politica sarebbe auspicabile ma, a tutt’oggi, non sono state messe in atto iniziative significative.
    Maria Carfagno
    Una degli idonei

  6. Diletta Vinciguerra 20 gennaio 2013 at 00:18 -

    Prof.ssa Carfagno,
    chi ha ricorso ha ritenuto di non avere ricevuto una valutazione reale, coerente, adeguata. L’amministrazione avrebbe dovuto garantire che le commissioni operassero con serenità e serietà ed invece ha favorito un’ assurda corsa contro il tempo. Ciò ha danneggiato in primo luogo gli idonei, quelli “veri”, quelli che sono giunti alla fine del percorso con le proprie forze e che, ahimè, non sono tantissimi.
    E’ vero che l’azione giudiziaria discende dal ricorso, ma se le motivazioni dei ricorrenti fossero state così pretestuose, crede che si sarebbe arrivati a questo punto? Prima della presentazione del ricorso che ha portato all’annullamento, erano già state concesse delle sospensive; se non vi fossero state delle motivazioni valide crede che i giudici le avrebbero date?
    Io auspico in una soluzione favorevole per tutti e, principalmente, per la scuola. E’ giusto, a questo punto, andare a fondo e fare davvero chiarezza in questa vicenda pena la qualità della scuola del domani. Come potrà, infatti, un dirigente reclutato da un concorso cotanto chiacchierato, affrontare un collegio esigente? Come potrà parlare di trasparenza, imparzialità, legalità ai suoi colleghi docenti ? I dirigenti reclutati con questo concorso avranno questo fardello sulle spalle che non costituisce affatto un buon punto di partenza per il proprio operato.
    Ed è stata la stessa amministrazione a generare il problema
    , non il professor Soldano né gli altri 100 ricorrenti.

  7. Il principio di buon andamento (art 97 della Costituzione) è a fondamento proprio della sentenza di annullamento del concorso di cui discutiamo, emanata dal Tar Lombardia. Mi rendoconto che, sul piano retorico, si è disposti a ogni cosa pur di promuovere una propria visione delle cose, ma a tutto c’è un limite. Un Tribunale amministrativo ha annullato il concorso a dirigenti, l’amministrazione ha giocato come il gatto col topo, pur di perdere tempo. Oggi sfugge a ogni ipotesi d’accordo. A corredo di quanto detto, ecco il testo della sentenza del Tar: “nello svolgimento delle procedure comparative, è necessario garantire l’anonimato delle prove concorsuali, al fine di assicurare la serietà della selezione e il funzionamento del meccanismo meritocratico, insito nella scelta del concorso quale modalità ordinaria d’accesso agli impieghi nelle amministrazioni (art. 97 Cost.)”.

  8. Mavina Pietraforte 20 gennaio 2013 at 10:36 -

    Mi sia consentito di rettificare i due refusi presenti nel mio testo: costituzionale e tutelare scritti con la s e la t. L’uso dell’iPhone alle cinque del mattino è quasi una licenza poetica….
    Mavina Pietraforte

  9. Luisa Zuccoli 22 gennaio 2013 at 12:13 -

    Vorrei inserirmi in questo interessante dibattito per osservare alcune cose. La situazione lombarda è ferma in attesa di un pronunciamento del Consiglio di Stato che da ieri sappiamo fissato per il 22 marzo. Fino ad allora ognuno è libero di ritenere la fondatezza della propria posizione rispetto a quella degli altri. Tuttavia alcuni elementi mi pare rivestano un carattere di obbiettività per tutti.
    I ricorrenti sono circa un centinaio (cioè il 10% di coloro che hanno affrontato le prove scritte), ma non sono un gruppo omogeneo.
    Alcuni fra loro hanno presentato ricorso alla giustizia amministrativa perché hanno ritenuto leso un proprio interesse particolare, chiedendo al tribunale una rivalutazione dell’operato specifico della commissione nei propri confronti. Costoro non hanno, con i loro ricorsi, richiesto l’annullamento del concorso a partire dalle prove scritte, ritenendo valida la procedura nelle sue linee generali, ma scorretta per quanto riguarda la loro posizione in particolare.
    Solo una parte dei ricorrenti (meno della metà, che sono meno del 5% di coloro che hanno sostenuto le prove scritte) ha ritenuto leso in via potenziale ed astratta un principio più generale e ha richiesto al tribunale l’annullamento delle prove scritte con decisione cha ha effetti erga omnes. Costoro non hanno indicato in questi loro ricorsi elementi che li abbiano penalizzati nello specifico, non hanno contestato alla commissione di aver corretto le prove leggendo in trasparenza i nominativi dei candidati, violando così il principio dell’anonimato. Essi hanno solo indicato la possibilità astratta che questo possa essersi verificato e su questa base hanno chiesto l’annullamento generale delle prove scritte.
    Mi sembra quindi che le due posizioni siano tra loro radicalmente diverse. 
    Chi chiede l’annullamento sa che dalla proprie ragioni discende una sola possibilità, che è quella accolta dal TAR Lombardia con la sentenza del luglio scorso, cioè l’annullamento di tutti gli atti connessi agli scritti e la necessità per tutti di rifare le prove concorsuali successive alla fase preselettiva. Nessuno può pensare che questa strada possa concludersi in tempi rapidi, nessuno può pensare che sia una strada priva di costi per i cittadini e nessuno può pensare che sia una strada che conduca ad un esito obbligatoriamente favorevole per i candidati che si ripresentassero alle prove (in quanto conserverebbe la tipica aleatorietà delle procedure di selezione per concorso).
    Chi chiede una revisione della propria specifica posizione, invece, sa che la propria richiesta si inserisce all’interno di una procedura concorsuale che resta valida nella sua essenza, ma nella quale si ha diritto a far valere i propri specifici interessi che si assume siano stati lesi.
    Coloro che hanno completato l’iter concorsuale sono, per motivi piuttosto ovvi, convinti della validità complessiva della procedura.
    La situazione delle numerose reggenze in Lombardia è un problema oggettivo della scuola in questa regione, che la conclusione della procedura selettiva avrebbe certamente contribuito a contrastare e contenere. A questa situazione si è arrivati proprio perché non è stato possibile immettere in ruolo persone la cui posizione è ancora in attesa di definizione.
    A riguardo mi preme far osservare, però, che coloro che hanno richiesto l’annullamento delle prove scritte sapevano già dalla scorsa primavera (o potevano largamente immaginare) che una risposta positiva alla loro richiesta avrebbe generato tutto questo. Non è da loro, quindi, che mi aspetto un invito alla riflessione sulla situazione delle reggenze. Diversamente, penso che sia gli idonei sia coloro che hanno presentato ricorsi su situazioni specifiche non abbiano mai pensato che la nostra regione potesse trovarsi ad affrontare un così grave problema.
    Non si può escludere che in questi mesi lunghi per tutti, alcuni di coloro che inizialmente in via principale avevano richiesto l’annullamento della procedura, ma che in subordine avevano anche fatto richieste di tutela più specifiche, abbiano maturato un diverso convincimento, preferendo una rivalutazione della propria singolare situazione piuttosto che un travolgimento dell’intero concorso: mentre tale richiesta conserva infatti una ragionevole utilità commisurabile allo specifico interesse che si assume leso, nella misura in cui esso possa trovare effettiva tutela, meno efficace e più aleatoria appare la soluzione del rifacimento della procedura concorsuale a partire dalle prove scritte, proprio perché non rende giustizia al giudizio negativo ricevuto in prima istanza e nulla garantisce per il futuro, se non la mera riedizione dell’intera procedura.
    Ciò premesso, sono d’accordo con coloro che invitano a non considerare questa situazione come una guerra tra ricorrenti e idonei perché in tutta questa vicenda non ci sono buoni e cattivi, angeli e diavoli o altro ancora.
    Se queste mie considerazioni hanno un fondamento nei pensieri che ci hanno accompagnati in questi mesi credo che ci sia una possibilità di riflessione condivisa e che nessuno si possa stracciare le vesti se vedremo diventare dirigenti le persone che hanno superato questo concorso o che lo dovessero superare in seguito ad una sentenza a loro specificamente favorevole. Molti di noi, da un lato come dall’altro di questa strana barricata, ritengono valido questo concorso e, tirate le somme, direi che si tratta di una larghissima maggioranza costituita dagli idonei, da coloro che non hanno fatto ricorso, da coloro che tra i ricorrenti non hanno chiesto l’annullamento.
    Questa posizione non è però quella assunta dal TAR Lombardia. E’ nell’ordine delle cose e ragionevole, a mio giudizio, che l’Amministrazione abbia fatto ricorso contro questa sentenza che pur senza la prova di specifiche lesioni al principio dell’anonimato ha scelto di annullare un’intera fase della procedura concorsuale, così come rispetto, pur non condividendola, l’opinione di coloro che insistono affinché il Consiglio di Stato confermi la sentenza di primo grado, affermando che il rifacimento della procedura sia la scelta da adottare nell’interesse generale.
    Luisa Zuccoli

  10. Vincenzo Alessi 22 gennaio 2013 at 18:05 -

    Prof.ssa Pietraforte!
    Non ripeto, neanche brevemente, tempistica e contenuti delle varie ordinanze/sentenze di TAR/CdS e significative rinunce, ben note/conoscibili, ma mi/le chiedo: si è soffermata a riflettere su quanto da lei scritto e sugli eloquenti interventi della Dott.ssa Vinciguerra, facendolo con un necessario “distacco”?
    Mi/le auguro che il suo pensiero sia dettato da uno stato emotivo “toccato” dalle vicende giudiziarie che, evidentemente, condizionano fortemente la “poetica”.
    Ancora, considerato lo stato attuale dei fatti, non sarebbe forte motivo per gli “idonei”, muoversi da soli o insieme ai ricorrenti presso il MIUR/USR per ricercare una felice risoluzione della situazione, che soddisfi tutte le parti, nell’interesse, soprattutto, del sistema scolastico lombardo?
    Il vantaggio della felice risoluzione, se avallata/promossa dal MIUR/USR, sarebbe anche per esso stesso perché potrebbe già disporre, e senza ulteriori oneri per le casse dello Stato, di 500 DS a fronte di 700 unità necessarie dal prossimo a.s.. Il MIUR, inoltre, eviterebbe il rischio di appesantimenti giudiziari e di esosi risarcimenti se il CdS fosse costretto ad entrare nel merito per decisioni sul vizio della trasparenza, positive o negative che possano essere.
    Prof. Vincenzo Alessi
    Uno dei ricorrenti

  11. Luisa Zuccoli 23 gennaio 2013 at 12:38 -

    Professor Alessi,
    vorrei farle osservare che due sole categorie di persone possono aver interesse nel rifacimento delle prove scritte: i legittimi paladini delle questioni di principio declinate in astratto e coloro che sono consapevoli di avere svolto prove non idonee a superare anche un secondo e approfondito vaglio per i quali solo il rifacimento delle prove potrebbe dare una chance di successo.
    Gli idonei non credo che potranno mai convincere queste persone a modificare la loro posizione rispetto all’annullamento della procedura in cambio della necessità di mitigare i problemi della scuola lombarda.
    Luisa Zuccoli

  12. Il dettagliato intervento della signora Zuccoli muove da un’analisi dei motivi che hanno indotto i 102 ricorrenti a rivolgersi al Tar della Lombardia, motivi diversificati, forse addirittura contrastanti. Allo stato attuale dei fatti, questo esame critico risulta però ampiamente superato da un elemento prorompente (che, è pur vero, non è stato ancora definitivamente provato), che è la trasparenza delle buste utilizzate per custodire i dati anagrafici dei candidati.
    Se il CDS nella prossima seduta del 22/3 dovesse confermare la sentenza del Tar dello scorso 17 luglio, che senso avrebbe chiedersi se chi ha presentato ricorso lo ha fatto per vedere rivalutata la propria posizione individuale o perché convinto di gravi irregolarità amministrative, tali da invalidare l’intera procedura concorsuale?
    Di fronte alla violazione del principio dell’anonimato, presunta o palese (nel caso in cui si accertasse ad esempio una trasparenza ICTO OCULI), credo che in tutti, idonei e ricorrenti, dovrebbe scaturire una profonda indignazione verso un sistema che, con il dispendio di risorse economiche pubbliche, non ha saputo garantire quella selezione seria e meritocratica prevista dalla nostra Costituzione, in primo luogo nell’interesse degli Istituti scolastici lombardi e della loro utenza.

  13. Ho partecipato alle prove restandone esclusa ma non ho fatto ricorso. Mi pare alquanto sorprendente che i ricorrenti invochino una soluzione illecita della loro posizione, proponendo una transazione alla PA che chiamano in giudizio con tali argomenti e presentandosi come paladini della legalità. Dovrebbero controllare le loro affermazioni sopratutto se fatte in pubblico e/o con mezzi di informazione di massa. Come possono pensare di meritare un posto di dirigente pubblico a tali condizioni?

  14. rosaria brusaferri 26 gennaio 2013 at 13:44 -

    Marianna, non condivido assolutamente ciò che dici. Prima di tutto se non hai ritenuto opportuno presentare ricorso lo hai fatto per scelta personale e non ti puoi permettere di criticare chi, invece, ha optato per questa soluzione. Il ricorso è uno strumento di tutela di un proprio diritto soggettivo o interesse legittimo, nei confronti di atti emessi dalla pubblica amministrazione. Dovresti averlo studiato anche tu. Non lo abbiamo di certo inventato noi esclusi dalla graduatoria regionale del concorso, il 19 aprile 2012. Trovare una soluzione legale ad una controversia di tale genere, per via stragiudiziale, è altrettanto consentito. Ed io continuo a sperarlo. Non capisco dunque la tua lamentela. Soprattutto la domanda con la quale chiudi il tuo intervento. Ti racconto questo. Nel mio territorio conosco due dirigenti che nel vecchio concorso sono stati bocciati allo scritto e hanno presentato ricorso . Lo hanno vinto, e, attualmente dirigono due tra le scuole più quotate in città. E sono persone in gamba.
    Rosaria Brusaferri
    Crema

  15. Vincenzo Alessi 26 gennaio 2013 at 19:39 -

    Professoressa Zuccoli,
    …. un’altra categoria di persone non ha l’interesse al rifacimento/ricorrezione delle prove: chi ha superato tutte le fasi di un concorso con svariate violazioni di legge ed eccesso di potere (non trattati dalla sentenza breve), assorbiti da una fondata, pregiudiziale e invalidante, doglianza (la trasparenza delle buste). Costoro sono parte degli idonei, però tutti illegittimati, che in una procedura seria e meritocratica, prevista dalla nostra Costituzione, potrebbero non avere le stesse chance di successo.

    Prof.ssa Marianna,
    La posizione di ricorrenti e le decisioni di TAR e CdS dimostrano il valore che ha/è per noi la legalità. Chi non ha ricorso (impossibilitato o per scelta) l’illegalità l’avrebbe avallata e nascosta.
    La soluzione “ottimale” che si prospetta è conseguenza di ragionamenti che tengono conto di tutti i fattori, economici-finanziari e non, tempi e opportunità, soprattutto servizio all’utenza, che intervengono nelle nostre valutazioni, e raffigura l’equilibrato e concreto approccio che abbiamo verso le problematiche, considerata la situazione attuale dei fatti.
    Se fattibile, è legale.
    … (facis(?)) de necessitate virtutem, non facemus.

    Prof. Vincenzo Alessi
    Uno dei ricorrenti

  16. Luisa Zuccoli 27 gennaio 2013 at 14:20 -

    Rispondo volentieri a Giovanna (di cui non conosco l’identità) che mi chiede espressamente un parere.
    La violazione del principio dell’anonimato concreta e accertata in giudizio mi indignerebbe certamente, ma non è questione sul tappeto dato che non è stata sollevata da alcuno.
    La violazione del principio dell’anonimato astratta e accertata in giudizio metterebbe gli idonei nella condizione di promuovere, se lo ritenessero opportuno, un’azione legale contro l’amministrazione che, in qualche modo, ha reso vani i loro risultati di successo. Rifletterei in quel caso sullo spreco di risorse che un concorso reso zoppo costituisce per l’intera comunità.
    La violazione del principio dell’anonimato astratta e non confermata in giudizio mi rinfrancherebbe poiché il tribunale toglierebbe a chiunque qualsiasi possibilità per indignarsi, se non per lo spreco di tempo prezioso che hanno subito le scuole lombarde e le persone direttamente coinvolte nella vicenda.

  17. giorgio ragusa 1 febbraio 2013 at 21:52 -

    La violazione del principio dell’anonimato astratta è già stata accertata in giudizio .

  18. mario parabiaghi 28 febbraio 2013 at 03:30 -

    Se la violazione fosse stata davvero accertata, la procedura in corso presso il Consiglio di Stato non avrebbe nemmeno ragion d’essere!!!
    Il TAR ha proceduto solo in base ad un irrituale accertamento “domestico” e sicuramente arttigianale.




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