Unioni civili, Pdl e Lega bloccano il registro

Si è parlato di registro delle unioni civili nell’ultima seduta del consiglio regionale. Una mozione di Sel – respinta a maggioranza – proponeva che la Regione Lombardia ne sostenesse la promozione nei comuni ed estendesse la partecipazione ai servizi e alle agevolazioni anche alle coppie che risultano iscritte in questi registri. Se la maggioranza dei consiglieri ha deciso di respingerla in toto, il gruppo del Pd ha votato favorevolmente, dopo che Sel ha accettato alcuni emendamenti.
Nella versione che è stata messa al voto, dunque, si “impegna/invita il Presidente e la Giunta regionale a intervenire presso il Governo e il Parlamento affinché sia adottata una legislazione idonea al riconoscimento delle forme di convivenza e alla migliore tutela dei diritti dei conviventi di fatto”. Il Pd voleva, cioè, che si riconoscesse la necessità di una legge nazionale che regoli la materia e metta una parola definitiva su una questione tanto dibattuta.
E dopo l’impegno “a prevedere negli atti di competenza di Regione Lombardia condizioni di riconoscimento e di tutela delle forme di convivenza” il Pd aveva chiesto e ottenuto di aggiungere “di cui all’articolo 4 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 (Applicazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente) e a estendere la loro partecipazione alle opportunità, ai servizi e alle agevolazioni previste da Regione“, ovvero quella che si definisce famiglia anagrafica (il punto recita: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”) e che si desume dallo stato di famiglia.
In conclusione del testo della mozione il terzo emendamento del Pd aggiungeva anche questa disposizione: “Il Consiglio regionale impegna altresì la competente Commissione consiliare a condurre un’analisi della legislazione e degli atti amministrativi della Regione per verificare l’esistenza di casi di discriminazione o esclusione dall’accesso ai servizi, azioni e interventi regionali delle convivenze di fatto”.
Ma per ora nulla di tutto ciò verrà affrontato.

(Dalla newsletter del Gruppo PD)




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