Sanità lombarda: serve un vero confronto e una strategia complessiva

Una riorganizzazione non organica né complessiva. Il piano spending review declinato sulla sanità contenuto in una delibera appena approvata dalla Giunta non sembra per nulla convincente.
La razionalizzazione della spesa sanitaria pubblica e privata e la riorganizzazione della rete ospedaliera può anche essere condivisibile nei principi e Regione Lombardia avrebbe dovuto farla al di là della spending review. Quello che non troviamo per niente condivisibile è il fatto di trasformare il sistema sanitario lombardo a colpi di modifiche contenute in circolari disomogenee senza un vero confronto politico e un coinvolgimento del Consiglio e senza una strategia complessiva.
La riorganizzazione, tra le altre cose, prevede di ridurre i punti nascita; ridimensionare la rete emergenza cardiovascolare ed emodinamiche sulla base dei volumi di attività degli interventi; prevede inoltre una stretta sugli accreditamenti per le reti di alta specialità come la neurochirurgia, la chirurgia toracica, vascolare e la cardiochirurgia; la riorganizzazione dei punti per la radioterapia oncologica e il contingentamento della spesa per i progetti di collaborazione tra medici di base e specialisti e l’ampliamento della compartecipazione ai costi delle prestazioni ambulatoriali da parte dei cittadini.
Non si tratta dunque di interventi di maquillage, ma piuttosto di azioni che ridisegnano la rete e per i quali serve di solito un ampio dibattito tra tutti gli attori in campo al fine di non cancellare semplicemente dei servizi ma di ridistribuirli in maniera più efficiente; per esempio, per quanto riguarda i punti nascita tenendo conto delle ragioni di sicurezza e delle condizioni di accessibilità dei diversi territori. Sembra invece che i tagli imposti dalla revisione della spesa pubblica del governo siano la scusa per la maggioranza per intervenire pesantemente sulla sanità lombarda senza prendersene la responsabilità. I tagli della spesa non avranno conseguenze solo sui servizi e sull’utenza ma anche sul personale non saranno indolori.
Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale




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