Vogliamo guardare al futuro di questa regione, non al passato

Mercoledì 6 giugno: vi proponiamo la relazione di Maurizio Martina, segretario regionale del PD, in Aula


Arriviamo alla presentazione di questa mozione di sfiducia dopo due anni molto difficili per l’istituzione regionale.
Inutile nascondersi che questa legislatura è nata male.
Ha avuto i suoi gravi problemi di credibilità già dall’inizio.
Dall’annosa vicenda delle firme per la presentazione delle liste, via via ha dovuto affrontare vicende molto delicate che ogni volta hanno incrinato l’autorevolezza e la forza di questa istituzione.
Troppi problemi hanno segnato in modo preoccupante l’attività regionale.
Ora i nodi sono venuti al pettine. E sono tutti nodi politici.
Le diverse vicende a cui abbiamo assistito in questi mesi, e le ultime in particolare riguardanti il mondo della sanità, non possono non interrogare chi ha il compito di guidare e rappresentare Regione Lombardia.
Affiorano, da più parti, gravi problemi di rispetto della legalità, delle procedure, delle regole e della trasparenza: rapporti dubbi tra pubblico e privato in alcuni settori cruciali e ingenti risorse, responsabilità di amministratori della cosa pubblica. Le risposte abbozzate di fronte a tutto questo non sono state all’altezza della situazione.
Ci siamo sentiti ripetere le solite frasi di circostanza.
Si è minimizzato e si è reagito in modo spesso scomposto e arrogante.
Si è gridato al complotto e alla macchina del fango e al rifiuto del gossip quando in realtà, doverosamente e da parti diverse, si sono chiesti necessari atti di chiarezza.
Lo abbiamo chiesto noi come opposizioni per il ruolo di controllo che assolviamo di fronte ai cittadini, ma lo hanno chiesto anche molti fuori di qui che in questi anni non sono certo stati ideologicamente ostili a chi ha governato per lungo tempo questa Istituzione.
Per molto meno in Europa si fanno passi indietro immediati.
Qui invece ci si è trincerati dietro la formula del “se ci sono, sono sbagli personali”.
Oppure si è riproposto il solito disco autoconsolatorio della Lombardia modello di efficienza e sempre in prima fila nella classifica dei migliori.
Troppo poco per essere credibile e convincere.
Troppo scontate alcune risposte e inutili alcuni slogan triti e ritriti.
Noi abbiamo bisogno di capire cosa è successo e per farlo non serve cullarsi nella storica forza della Lombardia, pensando così di risolvere il problema.
Tutt’altro.
Proprio perché siamo la Lombardia e non una regione qualsiasi abbiamo il dovere di una reazione più rigorosa e più consapevole.
La nostra mozione di sfiducia parte di qui. Perché il tema è tutto politico e viene molto prima delle questioni giudiziarie.
In ballo c’è una grande responsabilità politica: quella di non aver tutelato e di non tutelare questa istituzione cruciale per il paese e per il territorio di fronte all’emergere di fatti così preoccupanti.
Quella di non avere messo in campo azioni consapevoli della gravità delle vicende.
Quella di non aver liberato questa regione dalla zavorra costituita da questi grandi punti interrogativi.
E’ mancata totalmente una reazione utile all’altezza della situazione.
Una reazione in grado di distinguere, come ha detto qualcuno, problemi fisiologici da problemi patologici.
Qui, invece, tra rimpastini e annunci di svolte mai compiute si è tirato a campare badando solamente agli equilibri di questa o quella forza della maggioranza.
Eppure da più parti si sono invocati cambi di passo, azioni di responsabilità, disponibilità alla collaborazione – che spesso non abbiamo condiviso – ma che abbiamo sempre ritenuto legittime nella loro aspirazione originaria. Nell’obiettivo, cioè, di muovere le cose ed evitare un lento e dannoso logoramento continuo.
Nulla di tutto questo è stato preso seriamente in considerazione.
Si è preferito sbeffeggiare, persino di fronte alla pesantissima batosta elettorale della maggioranza regionale all’ultimo voto amministrativo.
Ci si è accontentati di fare polemica magari richiamando altre vicende fuori da questa regione, completamente differenti dal nostro caso, e comunque mai così pesanti come il groviglio che affiora dalla situazione lombarda.
Il tutto mentre fuori di qui, i lombardi avrebbero bisogno di una regione concentrata sulla grande questione sociale che questa crisi economica ha fatto esplodere.
Mentre questa regione ha offerto loro solo provvedimenti simbolici, leggi senza finanziamenti e annunci roboanti, ma non certo una costante azione di sostegno al nostro tessuto produttivo, alle famiglie e alle fasce sociali più deboli ed esposte.
Questo non sta accadendo perché la testa è altrove e le priorità sono altre.

***

La sostanza, comunque, è che siamo alla fine di una lunga stagione politica.
Diciassette anni di governo ininterrotto sono tanti per tutti.
Verrà il tempo di una valutazione complessiva di questo lungo periodo.
Certo in questi anni ci sono stati momenti di collaborazione e di confronto positivo (come sullo Statuto della Regione, sulle infrastrutture o sulle possibili riforme federaliste) e ci sono state battaglie aspre e dissensi profondi.
Ma oggi anche la Lombardia è chiamata a fare i conti con la chiusura di esperienze troppo schiacciate sull’uomo solo al comando, dove le leadership vengono caricate di poteri senza equilibrio dando fiato a nuovi verticismi e nuovi centralismi.
Oggi questa leadership, per anni indiscussa, ha perso nettamente la sua sintonia con molta parte della realtà che sta fuori di qui.
Il disorientamento e la domanda di cambiamento non emerge solo dagli elettori schierati classicamente con noi.
Voi sapete bene che questo disagio e questa domanda di cambiamento coinvolge anche e soprattutto un elettorato che vi ha sempre dato fiducia e credito e che oggi chiede di cambiare.
Di voltare pagina.
Dunque se proprio non volete ascoltare noi, ascoltate almeno loro.
Il loro disagio e il loro disorientamento.
Invece no. Vi chiudete nel palazzo e vi organizzate perché passi la nottata quando in realtà dovreste essere protagonisti di una svolta e di una novità utile a rigenerare questa situazione incancrenita.
Non è il voto anticipato a danneggiare la Lombardia, è il tirare a campare così la cosa più grave.
E chi come la Lega pensa di cavarsela con i distinguo in realtà, chiedendo che il Presidente Formigoni lasci la gestione di Expo, sfiducia nei fatti questa Presidenza e poi si rende corresponsabile di un lento logoramento che non servirà a nulla se non ha peggiorare la situazione.
Siamo alle solite. Al gioco di dire e fare cose diverse a seconda delle situazioni e della convenienza. Tutti pronti a distinguersi in Tv e sui giornali ma tutti pronti a votare come se nulla fosse quando si è in aula.
E si fa questo magari solo per attendere che si apra una trattativa tra partiti in cui il tema lombardo sia parte della discussione sul voto nazionale del 2013.
Magari per usare la vicenda regionale come merce di scambio.
Noi chiediamo invece che si torni al voto subito perché pensiamo che sia necessaria una nuova legittimazione popolare.
Una ripartenza in grado di dare nuova linfa ad una istituzione in stallo.
Un voto anticipato per ricostruire su basi nuove un rapporto positivo tra cittadini, politica e istituzione.
Sappiamo bene che in questo periodo soffia il vento dell’antipolitica.
Qualcuno ci fa osservare che di questi tempi non converrebbe votare perché gli sblocchi elettorali possono essere anche imprevedibili.
Noi rispondiamo convintamente che preferiamo correre questi rischi piuttosto che guardare inermi il lento logoramento delle cose.
Perché tornare ai cittadini non è un errore e questo dovrebbe saperlo in particolare chi ha avuto l’onore e l’onere sino a qui di rappresentare la maggioranza dei lombardi.
Certo che il voto è una sfida per tutti. Lo è anche per noi.
Certo che nessuno può sentirsi al riparo.
Sappiamo bene di dover fare la nostra parte per il rinnovamento delle classi dirigenti, dello spazio pubblico e delle istituzioni.
Guai a noi se rimanessimo fermi.
Sappiamo bene che i numeri di quest’aula non ci sono favorevoli e non ci aspettiamo novità eclatanti. Certi istinti di conservazione sono troppo forti.
Sappiamo anche però che la vera mozione di sfiducia si è votata fuori di qui e il risultato è stato chiaro.
Quello di oggi per noi è un passaggio importante di unità delle forze che credono al cambiamento e di consapevolezza del lavoro che dobbiamo fare.
Noi vogliamo guardare al futuro di questa regione, non al passato.
Sappiamo che la Lombardia può diventare un laboratorio di buona politica. Lo è già in tante città.
In un tempo difficile per l’impegno politico lavoreremo con passione ad una proposta aperta e di rinnovamento.
Ad un patto civico per il cambiamento che unisca energie e competenze.
Che cambi metodo di gestione del potere e merito delle scelte fondamentali del governo regionale.
Che cambi anche noi e che riavvicini questa istituzione alla realtà delle cose.
Senza guardare sempre tutti e tutto dall’alto al basso




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