Fattore famiglia? Un provvedimento che grava sulle spalle dei cittadini

La legge sulla compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociosanitari è stata approvata la scorsa notte dal Consiglio regionale forzando il regolamento, ossia dopo la mezzanotte (orario sino al quale era convocata la seduta) e senza la presenza dell’opposizione, che aveva presentato una pregiudiziale, in Aula.
Una regione che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio chiede per prima nel Paese una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria e proprio in un momento di crisi come questo. Di fatto nella legge approvata si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente (LEA). Un simile provvedimento regionale presenta diversi aspetti di illegittimità andando a interferire con competenze esclusive dello Stato.

Il cosiddetto Fattore Famiglia peserà sulle spalle delle famiglie lombarde e sugli enti locali, che hanno infatti espresso un parere fortemente negativo così come le parti sociali e il Terzo Settore. L’obiettivo della maggior equità nella distribuzione dei costi sociosanitari non sarà ottenuto con questa legge che, oltretutto, dovrà essere rivista fra tre mesi quando il Governo avrà approvato, come previsto dal decreto “Salva Italia”, la riforma dell’Isee, cioè dell’indicatore nazionale che determina la compartecipazione.
La legge prevede una sperimentazione di un anno (del costo di 1,5 milioni di euro), che sarà attuata presso solo 15 comuni lombardi, mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un altro anno prima dell’applicazione di nuovi criteri. È la prima volta che si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti.

Restiamo convinti che sia necessario aiutare le famiglie lombarde, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, ma questo non può essere fatto a costo zero per la Regione e scaricando i costi sui cittadini e gli enti locali. Perciò torniamo a chiedere il finanziamento del Fondo regionale per la Non Autosufficienza. In un articolo ad hoc il provvedimento, tra l’altro, modifica l’organizzazione delle ASP lombarde, con l’eccezione, e questo è l’unico frutto delle forti contestazioni fatte dai sindaci e dai consiglieri di opposizione, delle 6 strutture più piccole. Alla scadenza del mandato i consigli di amministrazione saranno sostituiti da un consiglio di indirizzo, che avrà poteri fortemente ridotti. Il potere gestionale non sarà più del presidente e del consiglio di amministrazione ma passerà infatti nelle mani del direttore generale indicato dalla Regione seppure “d’intesa con il comune”.
Per questa ragione parliamo di accentramento da parte della Regione di un patrimonio, come quello delle ASP, che è storicamente legato ai territori di appartenenza.

Carlo Borghetti e Gianantonio Girelli, consiglieri regionali PD




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