La lettera di un sindaco: “Io, leghista tradito dal mio partito”

Vi proponiamo questa lettera scritta da un amministratore leghista al Corriere della Sera: Io, leghista a Macherio tradito dal mio partito

“Caro Direttore,
sono un sindaco leghista che si è stancato di mandar giù bocconi amari e si è accorto di come sia terrificante oggi il potere della Lega. Vengo da una militanza ventennale e da due anni e mezzo faccio il sindaco a Macherio. Stipendio mensile 920 euro netti al mese, di cui 100 vanno nelle casse del partito. Sono avvilito, incazzato, mi sento tremendamente preso in giro: sono impegnato tutto il giorno (e la sera) a cercare di tenere sotto controllo tutti i problemi di un paese di 7.200 abitanti, dal patto di stabilità agli edifici comunali disastrati, alla crisi che attanaglia famiglie normali e mettiamoci pure le varie lamentele che raccolgo dai cittadini ogni momento che cammino per strada o vado al bar.

Ho anch’io i miei sospetti sui mille interessi della Lega, ma ormai la tenaglia probabilmente ricattatrice del premier ci sta portando alla deriva, sia come Italia che come Lega. Mi prende una profonda tristezza nel vedere traditi i miei ideali di onestà, rettitudine e coerenza di idee, tristezza che sconfina in grande delusione. Ho preso la mia prima tessera da simpatizzante nel 1989, per poi diventare militante e segretario di sezione di Triuggio e Besana nel 1991. Giustizia fiscale, equità fra Nord e Sud, la famosa gallina dalle uova d’oro etc etc… Non ho mai cavalcato slogan razzisti o partecipato a quel seminare paura del «diverso» nei miei anni da militante. A Macherio abbiamo una moschea, che per ora riesco a tenere chiusa per motivi di sicurezza legati ai Vigili del fuoco: queste scelte rientrano nelle linee della Lega ed anche nelle mie, ma non eccedo nei termini o nello spaventare i cittadini su chissà quali paure. La Lega mi ha anche dato soddisfazioni, ma ad oggi mi diventa molto difficile continuare a «mandare giù» tutti i bocconi amari: gli ultimi, quelli su Milanese e ieri sul confermare la fiducia ad un ministro indagato per concorso in associazione mafiosa. Oltretutto un ministro che ha tradito il proprio partito che lo ha eletto a Roma per far da salvagente al governo.

Traditore è chi guadagna poltrone, non chi le perde. Dall’interno poi vedo troppi «furbi» che si azzuffano per le poltrone, ovviamente imbottite di stipendi, magari due, magari tre, e così via. Forse ad oggi il Potere che ha la Lega è cosi forte da imporre certe scelte, ma quando questa logica sconfina nel salvare chi fa il furbo e si arricchisce alle spalle degli altri, allora mi sento ferito nella mia dignità di uomo e di padre. Ad esempio, non posso accettare che dal palco di Venezia il ministro Calderoli abbia detto ai sindaci che «senza la Lega non siete niente e ritornerete polvere». Non può denigrare in questo modo chi lavora per il bene del popolo e soprattutto per dare della Lega una bella immagine, quella che si meriterebbe. Forse anche lui prima di fare il ministro avrebbe fatto meglio a ricoprire l’incarico di sindaco, in modo da capire che non siamo qui a «pettinare le bambole».”




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