“Mino Martinazzoli, una persona e un politico perbene”

Martedì 20 settembre 2011, in Consiglio regionale, si è tenuta una commemorazione di Mino Martinazzoli. Ecco l’intervento del consigliere Pd Gianantonio Girelli, che ha così ricordato la figura del politico bresciano

Gentile Presidente, la ringrazio per aver previsto in apertura di questo consiglio un momento di breve riflessione su Mino Martinazzoli, politico lombardo scomparso il 4 settembre a Brescia.
Momento breve, come sicuramente avrebbe preteso, ma intenso, non per quanto con una certa fatica cercherò di dire, ma per i ricordi e le sensazioni che in molti di noi la figura di Mino Martinazzoli evoca.
Un’esperienza istituzionale intensa la Sua, iniziata sui banchi del Consiglio comunale di Orzinuovi, suo paese d’origine, che lo ha visto Presidente della Provincia di Brescia, Deputato, Senatore, più volte Ministro, Sindaco di Brescia, Consigliere regionale, nonché un altrettanto rilevante attività di uomo del “Suo” partito, la Democrazia Cristiana, che gli affidò compiti delicati, da ultimo quello della segreteria chiamata a concludere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese restituendo all’esperienza cattolico democratica quell’etica cristallina che ne aveva caratterizzato gli anni migliori garantendo un armonico sviluppo del nostro Paese.
Ha conosciuto momenti di “potere”, sempre esercitato con prudenza, senza arroganza e con quel dossettiano distacco che gli ha permesso in alcune occasioni semplicemente di “lasciare” i ruoli ricoperti o perché in totale disaccordo sulle decisioni prese o perché percepiva che non era più il “suo” tempo.
Ha conosciuto momenti di sconfitta, come quando si propose quale presidente della nostra regione, momenti che ha interpretato come un modo diverso di concorrere alla vita istituzionale nel convincimento che “… le maggioranze hanno ragione di governare, ma non governano perché hanno ragione…” e con l’idea del dubbio e del travaglio di montiniana memoria che sempre dovrebbe caratterizzare chi ha un ruolo politico, specie quando il voto gli consegna la responsabilità della guida delle istituzioni.
Ha attraversato momenti difficilissimi per il mondo politico, uscendo sempre indenne e “altro” rispetto a certe involuzioni del sistema.
Ha interpretato l’attività politica con rigore, sapendo che è necessario conoscere per “dire”, approfondire per decidere, sforzandosi di mantenere un reale contatto non con la gente, intesa come massa da assecondare e manipolare, ma con le persone considerate come singole individualità da valorizzare in un insieme che non mortifica, ma anzi esalta l’unicità di ciascuno, senza dimenticare nessuno.
Certo forse non è un modo di interpretare la politica oggi in uso, dove al ragionamento si preferisce lo slogan, dove alla coerenza si antepone l’adattabilità del pensiero alle convenienze del momento, dove alla costruzione del futuro si privilegia una superficiale recita del presente.
Non è un caso che non si ritrovò nell’attuale scenario politico, sia chiaro non perché non sapesse cosa “non” gli piaceva, ma perché con difficoltà individuava dove effettivamente poteva riconoscersi.
Insomma forse capiva che non era il suo tempo per essere l’interprete e si era ritagliato, si fa per dire la funzione del “conservatore”, quale ruolo più riformista oggi esiste?, di quella che Gaber chiamava “una antica speranza” di dare soluzioni ai tanti problemi che le persone che, come diceva Mino “… ogni giorno gioiscono e soffrono sullo splendore della terra” hanno.
Il Vescovo di Brescia lo ha salutato quale interprete di un modo di interpretare la politica come esercizio dell’amore verso il prossimo lo ha definito “… fedele interprete di quel bisogno sempre presente in particolare per i giovani di persone credibili che li stimolino, che facciano loro intravedere la possibilità e la bellezza di una politica fatta di intelligenza, di sincerità, di coerenza, di passione per l’uomo.
Nessuno di noi possiede tutte le risposte utili. Non sono più in commercio visioni di società perfette da comporre pezzo per pezzo. Questo tipo di certezza ci è negato. Abbiamo invece sempre più chiara la consapevolezza che un futuro degno dell’uomo potrà essere costruito solo attraverso le scelte di persone umane autentiche: sagge e non stupide; moralmente responsabili e non infantili; capaci di riflessione critica e di autocritica; appassionate del bene delle persone concrete e disponibili ai sacrifici necessari per costruire una civiltà degna dell’uomo, quella che Paolo VI chiamava: la civiltà dell’amore…”.
Richiamo  ancora più provocante in questa stagione di crocifissi ostentati o negati.
Ecco perché ricordiamo Mino Martinazzoli come una persona e un politico perbene, noi tutti sappiamo che di questi tempi non è poco, noi tutti sappiamo che è ora di ritornare ad esserlo.

2 comments

  1. Pingback: Martinazzoli, un politico ‘oltre’ | Gianbattista Ferrari




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