Superticket, farmaci generici, prestazioni: i lombardi pagano di più per avere di meno

stetoscopioCentotrentacinque milioni di euro: a tanto ammonta l’introito previsto dal superticket su visite ed esami introdotto a luglio dal governo e subito applicato dalla Regione Lombardia. Introdotto nonostante sia ancora in corso il confronto tra Stato e Regioni finalizzato all’azzeramento di questa misura, almeno per l’anno in corso.
Una spesa in più per i cittadini lombardi a cui si aggiungono cinquanta milioni di euro per i “sovrapprezzi” applicati all’acquisto sui farmaci generici.  Un conto salato, che porta i lombardi, a sborsare per la tutela della propria salute poco meno di duecento milioni l’anno in più rispetto a pochi mesi fa. Un salasso ingiustificato, secondo noi, che vuole anche veder chiaro rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal direttore generale della sanità al Meeting di Rimini secondo le quali starebbe per arrivare una modifica in senso restrittivo delle esenzioni. Anche perché, a causa delle differenti scelte fatte dalla Lombardia e dalla confinante Emilia Romagna, molti lombardi avrebbero già tutte le ragioni di “emigrare” per farsi curare a costo minore.
Il Governo  toglie alla Lombardia 135 milioni di euro, ed è quanto la Regione mira ad ottenere dall’introduzione del “superticket”, peraltro modulato sul valore delle prestazioni e non su un principio di equità. Altre regioni , al contrario, hanno deciso di applicare un meccanismo progressivo legato al reddito. Di conseguenza , mentre in Lombardia un esame come la tac o la risonanza magnetica oggi costa 66 euro a tutti i cittadini non esenti, a pochi chilometri di distanza, ad esempio a Castel San Giovanni o a Piacenza,  lo stesso esame ne costa 36 per chi ha un reddito familiare sotto i 36mila euro, e 50 per chi guadagna fino a 100mila euro.
A  questi aggravi di spesa per i lombardi si aggiungono le conseguenze della delibera di fine luglio con cui la Giunta, senza alcuna concertazione, ha deciso di rivedere in corso d’opera le regole di gestione del sistema sanitario. La revisione dei contratti al ribasso con le strutture sanitarie comporterà inevitabilmente per gli utenti maggiori tempi di attesa e una qualità di cura più bassa poiché, per la prima volta, sono sottoposti a tetti di spesa anche prestazioni come la dialisi e la radioterapia oltre all’erogazione di farmaci oncologici o per la cura delle malattie rare.
Sui contenuti di questo provvedimento e sulle ultime esternazioni del Direttore Generale Lucchina circa l’imminente stretta sui criteri di esenzione, abbiamo chiesto un incontro in Commissione Sanità al dirigente e all’assessore. Temi che hanno ricadute così importanti sui cittadini andrebbero discussi  nella opportuna sede istituzionale. Non si possono modificare a cuor leggero regole così importanti, nè si possono ridurre i diritti dei malati solo per fare cassa.

Sara Valmaggi e Gian Antonio Girelli, consiglieri regionali




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