La lettera di Filippo Penati alla direzione provinciale del Pd milanese

La lettera di Filippo Penati alla direzione provinciale del Pd milanese

Sono completamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati. L’ho  già ripetuto tante volte ma  anche oggi voglio ripartire da qui. Non ho avuto in passato,e  non ho oggi, conti all’estero o tesori nascosti. Non ho preso denaro da imprenditori e non sono mai stato il tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto.
Sono cresciuto, e con la mia famiglia ho vissuto, dove sono nato. Ciò che possiedo è il frutto del lascito di mio padre, morto 12 anni fa, e del mio lavoro.
Sono cresciuto in un contesto sociale popolare, dove i valori e l’etica del lavoro erano e sono fondamentali. Non mi sono mai discostato da quello stile  di vita sobrio e concreto e da quel modo di pensare, per cui, prima di ogni altra cosa devi sempre, chiederti se hai fatto fino in fondo il tuo dovere. Questo non l’ho mai dimenticato  anche quando incarichi e compiti  mi hanno portato altrove .
Non ho mai, in tanti anni di vita amministrativa, compiuto un solo atto che fosse contrario al perseguimento del bene pubblico.  Ho dedicato alla politica tanto impegno e passione e, soprattutto, tanto tempo, spesso sottratto alla famiglia; la politica mi ha ripagato generosamente, dandomi tante soddisfazioni.
Credo di essere stato, e lo dico senza falsa modestia, un buon amministratore, come più volte mi è stato pubblicamente riconosciuto anche dai miei avversari politici.
Ho fatto prima l’assessore e poi il sindaco di Sesto San Giovanni e ciò è avvenuto in una fase storica di passaggio per la città. Ho lavorato sin dalla mia elezione a sindaco nel  ‘94 per unire a Sesto l’operaismo storico della sinistra con il cattolicesimo sociale, divisi in politica, ma vicinissimi nell’impegno sociale comune.
Insieme a tanti altri abbiamo superato divisioni e unito le forze per governare al meglio il passaggio dal mito della città fabbrica verso un futuro ancora da costruire. Come sindaco ho avuto la responsabilità, ma anche il grande privilegio, di guidare l’amministrazione comunale nel momento cruciale, con la chiusura definitiva delle acciaierie Falck e quindi il passaggio verso una nuova identità cittadina.
Ho l’orgoglio di aver lasciato dopo otto anni da sindaco una città non ripiegata sulla sua  storia e mortificata dalla fine del mito, ma protesa positivamente verso il suo futuro e ho contribuito a orientare la comunità sestese a vivere il cambiamento con speranze e aspettative positive.
L’esperienza amministrativa sestese è  stata il punto di partenza per tutti gli altri incarichi politici che  ho ricoperto successivamente, incarichi anche nazionali ma per me meno significativi di quell’esperienza straordinaria , oltre che politicamente , anche umanamente.
Sono grato alla politica che ha ripagato il mio impegno, consentendomi di raggiungere successi personali anche importanti.
Con la politica, però, non mi sono arricchito.
Non ho mai inteso il mio impegno politico come il mezzo per arricchirmi.
Così è stato per tutta la mia vita.
Ho ricordato gli anni in cui sono stato sindaco perché l’inchiesta giudiziaria che mi vede indagato fa riferimento ai primi anni 2000 e a fatti e a vicende successive a quel periodo,  oggetto di indagine da parte della  stessa Procura di Monza e anch’esse  non mi riguardano.
In queste settimane ho più volte dichiarato  che le ricostruzioni degli avvenimenti indotte dalle dichiarazioni dei due imprenditori, a loro volta inquisiti, che mi accusano sono false e parziali. I fatti parlano più delle calunnie di Pasini.
Con la giunta e con la maggioranza di sinistra, uscita vincitrice con la mia elezione del ’94, ci eravamo immediatamente posti l’obiettivo di approvare il Piano regolatore generale, la cui proposta avevamo ereditato dalla precedente giunta  guidata da  Fiorenza Bassoli. Proprio sul piano regolatore avvenne la rottura della storica alleanza tra le forze di sinistra, che dal dopoguerra avevano retto ininterrottamente il governo della città.
Una proposta di piano regolatore, quello della giunta Bassoli, importante e rigorosa, che era il frutto di un lungo dibattito, che aveva impegnato per più di un decennio le forze politiche e sociali cittadine e che approvammo in  consiglio comunale in tempi rapidi.
Con gli altri sindaci del nord Milano costituimmo l’Agenzia pubblica per la riconversione dei siti ex industriali, al fine di dare risposte occupazionali alla chiusura delle grande industria, avviando così, un percorso innovativo che vedrà impegnate, oltre che le istituzioni, anche le parti  sociali e la Camera di commercio e che portò nel giro di pochi anni, alla realizzazione per iniziativa pubblica di un distretto di  piccole e medie imprese.
Quando Pasini nel 2000/2001 acquistò le aree del gruppo Falck, questo scenario è consolidato. Pasini trovò le scelte urbanistiche  già compiute e il nuovo piano regolatore  operativo da tempo.
Questi sono i fatti incontestabili e non esiste e non è mai esistito , come si è detto, alcun “sistema Sesto” che sarebbe durato o durerebbe  per oltre 15 anni. Nella primavera del 2002  diventò sindaco di Sesto  Giorgio Oldrini conseguendo uno straordinario successo elettorale con oltre il 60% dei consensi. E io condivido le sue recenti affermazioni, per cui solo un cretino poteva pensare che, dare del denaro a me avrebbe potuto  significare avere dei benefici da Oldrini.
Quello fu il periodo storico, il contesto sociale e la stagione amministrativa a cui fanno riferimento i fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Monza. Sono queste le grandi sfide e le grandi ambizioni che, non solo la politica, ma un’intera comunità sestese  affrontò e che oggi due imprenditori, con il malanimo derivato dai loro insuccessi, stanno offuscando.
Il GIP non ha creduto alla tesi sostenuta dai miei accusatori, che si sono proclamati vittime di concussione, e ha derubricato i fatti nel reato di corruzione. Reato  che, per quanto riguarda le mie accuse, è prescritto perché, appunto, fa riferimento a presunti episodi di 10 anni fa. Nelle ricostruzioni apparse sulla stampa indotte dai due imprenditori che mi accusano, ci sono evidenti incongruenze e falsità. Ad esempio, quando Di Caterina asserisce di avermi anticipato fino al 1997, somme per oltre 2 miliardi di lire, che gli sarebbero state restituite nel 2001 dalla tangente di Pasini, versata su un suo conto in Lussemburgo. C’è da chiedersi come avrebbe fatto  Di Caterina a sapere molti anni prima che Pasini avrebbe comprato le aree Falck con  un’operazione così grande da poter sostenere tali esborsi. Se sono passati ben 10 anni e i reati si sono prescritti ciò è avvenuto perché il mio accusatore, Pasini, ha aspettato tutto questo tempo prima di dichiararsi vittima di concussione. In tutto questo tempo ha trovato il modo non solo di continuare a fare affari, come è normale per un imprenditore, ma anche di candidarsi a sindaco di Sesto per Forza Italia, An e Lega, senza sentire il dovere di dire una sola parola circa le accuse che solo oggi mi  rivolge.
Fin dal primo giorno, dall’inizio della vicenda giudiziaria, che mi vede coinvolto, ho detto e ripetuto che ho un unico obiettivo: ristabilire la verità dei fatti, la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia. Ristabilire la mia onorabilità significa per me uscire da questa vicenda senza ombre e senza  macchie. Se, al termine delle indagini che sono tuttora in corso, tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la  prescrizione.
Lo sviluppo  delle indagini è ancora lontano dall’essere concluso e oggi la mia situazione di indagato si sostanzia nell’aver ricevuto un avviso di garanzia e la notifica dell’avviso della proroga delle indagini.
E del tutto evidente che è necessario attendere l’esito e la conclusione delle indagini per assumere le decisioni conseguenti.
Nel 1999, quando,  come sindaco di Sesto, venni indagato  per abuso in atti d’ufficio per le bonifiche di un’altra porzione delle aree Falck non persi  tempo, non trovai espedienti processuali nè benefici di leggi ad personam per trascinare il processo fino alla prescrizione. Al contrario chiesi il rito abbreviato e nel 2002 fui assolto con formula piena.
Di fronte allo sviluppo che tale indagine ha avuto ho deciso di separare in modo netto la mia vicenda personale da quella del Partito democratico,  autosospendendomi, per non creare  imbarazzi e problemi e per poter meglio difendermi, sereno e convinto come sono che riuscirò a dimostrare la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati.
Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si accontenta di scorciatoie o espedienti. Nello stesso tempo,  chiedo alla politica di essere garante anche nei miei confronti del diritto che ha ogni cittadino di poter svolgere una  difesa efficace e di non subire, soprattutto nella fase iniziale dell’indagine, pressioni politiche o non politiche di alcun genere.
Intendo ristabilire il mio onore e intendo farlo non certo evitando il processo ma bensì rispettando le regole all’interno del contesto processuale, fiducioso che il corso della giustizia  arriverà a ristabilire la verità.
A tutti voglio ribadire che non accetterò, in nessun modo, un esito che lasci dubbi e zone oscure e a tutti voglio garantire che farò quanto necessario perché ciò non avvenga.
Questo è un impegno che ho preso con me stesso e che devo a tutti coloro che in questi anni hanno guardato a me con fiducia.

Filippo Penati




Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>