Crocifisso, la Lega lo considera una suppellettile e lo priva del suo vero significato

La commissione Cultura del Consiglio regionale ha approvato oggi il disegno di legge che prevede l’esposizione del crocifisso in tutti gli stabili di Regione Lombardia. Nonostante le insistenze del Partito Democratico e il parere critico del servizio assistenza legislativa e legale del Consiglio, che hanno sottolineano i possibili problemi di costituzionalità e la non competenza legislativa della regione in questa materia (riservata dall’art. 117 della Costituzione allo Stato), Lega e Pdl hanno voluto andare avanti. Hanno approvato cos’ una legge che prevede che la Regione stanzi 2500 euro per l’acquisto di crocifissi. L’obiettivo, si legge nel testo, è di “riconoscere i valori storico-culturali e sociali e le radici giudaico-cristiane” di Regione Lombardia.
«Sottolineando che la Regione ha il diritto di esporre ciò che vuole nei suoi locali, come avviene per la Rosa Camuna o altri simboli civili, la Lega ha inteso promuovere la presenza del crocifisso come simbolo laico di fratellanza e tolleranza, spogliandolo di gran parte del suo significato religioso e identificandolo come simbolo identitario e tradizionale», spiegano Fabio Pizzul e Mario Barboni, consiglieri regionali del PD che assieme ai colleghi di partito hanno votato contro il provvedimento.
«La sensazione è che ci sia stata una volontà di approvare una legge non necessaria, e forse anche al di fuori delle competenze della Regione – continuano – unicamente per marcare una primogenitura nella difesa di valori che andrebbero vissuti più che proclamati e che non possono certo essere promossi con la semplice esposizione di quello che la legge rischia di trasformare in un semplice elemento di arredo. Va anche sottolineato come non sia necessaria una legge regionale per prevedere l’esposizione del crocifisso nei locali della Regione, sarebbe bastata una circolare della Giunta o della Presidenza del Consiglio ma che evidentemente non avrebbe però avuto lo stesso valore mediatico».
Al di là del fatto che l’esposizione del crocifisso non faccia del male a nessuno, proseguono Pizzul e Barboni, «rimangono tutti i dubbi relativamente allo strumento e alla modalità scelte per portare a casa questo risultato: fin qui lo Stato ha sempre agito con disposizioni regolamentari e il fatto che in Lombardia si sia scelto la legge crea più di un dubbio riguardo alla cultura istituzionale, al rispetto delle competenze, al riconoscimento della laicità dello Stato e alla effettiva volontà di rispettare il crocifisso più che di condurre una battaglia ideologico politica. Lo stesso inserimento della frase “radici giudaico-cristiane” (della Lombardia!) nell’articolo 1 della legge è una spia di queste possibili derive».
Il Pd ha votato contro «per sottolineare il disagio rispetto alla scarsa attenzione ai possibili problemi costituzionali e istituzionali e per evidenziare come una generica definizione del crocifisso come simbolo storico-culturale rischi di depotenziarne il significato e di trasformarlo in una sorta di suppellettile legata a una tradizione che non si è in grado o non si vuole rendere attuale con l’unica cosa che davvero conta, ovvero la testimonianza concreta dei valori che il crocifisso porta con sé e che non sempre sembra siano stati presenti nella storia della Lega».




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