Il “federalismo parolaio” si abbatte anche sui parchi. Raccogliamo noi la sfida

Una sfida non solo per gli addetti ai lavori, ma per tutti i cittadini. Questo il messaggio emerso durante il convegno Aree protette: innovazione e conservazione. Tutto (o quasi) quello che faremo per le aree protette in Lombardia”, organizzato dal Gruppo regionale del Pd e dal Forum ambiente del Partito democratico, tenutosi nella campagna pavese, a due passi dal Ticino e dal Po, in territorio comunale di Travacò Siccomario.
E Pavia non è stata scelta a caso come sede del convegno: qui è nato, nel 1974, il Parco del Ticino, il primo lombardo. Si estende su due regioni e per quasi 100mila ettari, di cui 29mila a parco naturale, comprende 47 comuni lombardi e 11 piemontesi, si estende per 110 chilometri da Sesto Calende al Ponte della Becca sul Po e ha un sistema di vie verdi poderoso: 780 chilometri di percorsi ciclo-pedonali, di cui 122 di piste ciclabili.
«Ci auguriamo che questo incontro rappresenti un momento fondamentale per il futuro delle aree protette di tutta Italia – ha perciò esordito il pavese Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd –. Due le questioni che danno il segno di questa importanza. Intanto il fatto che il nostro impegno sui parchi sta a tutto tondo all’interno del legame con un’idea di sviluppo compatibile che è per la difesa del suolo, per le politiche di produzione energetica da fonti rinnovabili, per la costante valorizzazione delle bellezze naturali che segnano il nostro Paese e una regione fortemente antropizzata come la Lombardia. Secondo aspetto, abbiamo l’opportunità di mettere in campo, e proprio su questi temi, proposte normative concrete in grado di misurarsi con le sfide che richiedono oggi le aree protette, prime fra tutte la salvaguardia e la promozione dei beni ambientali».

Villani ha anche ricordato che la Lombardia è la regione che per prima ha introdotto un modello di gestione dei parchi che ha poi guidato le normative di altre regioni italiane. Un modello che ha preso avvio con la legge regionale 86 del 1983 e ha prodotto 24 parchi regionali, 78 parchi di interesse sovracomunale (Plis), 65 riserve naturali, 29 monumenti naturali. Si tratta di una rete che copre oltre 450.000 ettari di territorio della Lombardia e che è destinata ad aumentare ulteriormente. 
«È anche un sistema fragile, però, e fortemente attaccato da un federalismo parolaio che mentre dichiara la volontà di lasciare alle Regioni e agli enti Locali l’autonomia di governo dei territori, allo stesso tempo sferra un attacco vero e proprio alla partecipazione dei Comuni, alla loro capacità di risposta ai bisogni dei cittadini lombardi e a una politica di integrazione e condivisione delle scelte istituzionali» ha detto ancora Villani. La proposta di legge regionale in discussione in Regione Lombardia entra pesantemente su alcune questioni: la forma di gestione dei parchi, il ruolo di Regione Lombardia, il sistema di programmazione. Temi che sembrano lasciare sullo sfondo invece la funzione di valorizzazione ambientale che va rafforzata e le forme di finanziamento delle politiche e dei programmi del parco. Invece, la forza dei parchi sta nella capacità di mantenere una forte capacità pianificatoria e programmatoria, un forte potere territoriale in capo ai Comuni e un passaggio indispensabile dalla tutela tout-court alla tutela-valorizzazione-fruizione delle aree protette. «È una sfida cui siamo chiamati – conclude Villani – e che, sono convinto, riusciremo a vincere con l’apporto di tutti. E soprattutto coinvolgendo i cittadini».

Luigi Duse, vicepresidente del Parco del Ticino, ha espresso «un’idea del parco non come vincolistica, ma come motore di sviluppo di un’agricoltura di qualità e di un turismo responsabile. Ma dobbiamo chiedere anche l’investimento di risorse, altrimenti tutti i nostri progetti rimangono solo parole». Su un fronte più generale, ha fatto il punto Laura Puppato, presidente nazionale del Forum ambiente del Pd: «L’Italia ha bisogno di conoscere e indirizzare il proprio patrimonio ambientale. Il 16 per cento dei turisti vengono nel nostro Paese con l’intenzione di raggiungere un’are protetta naturale. Abbiamo la maggiore qualità di biodiversità d’Europa. Eppure il Governo nazionale ha speso solo 50 milioni di euro all’anno per le aree protette: è nulla rispetto al bilancio nazionale. Senza contare che i parchi rappresentano un patrimonio di lavoro incredibile, seppure senza una politica in grado di guidarlo: «Dodicimila sono i posti di lavoro prodotti dai parchi, tra guide, animatori, insegnanti didattici. Oltre 4mila le aziende che vi ruotano attorno». È dunque l’ora, per il Pd, di raccogliere «la splendida sfida che viene portata in questo incontro, passando dalla denuncia alla proposta. E spero che questo cammino di alternativa politica autentica parta proprio dalla Lombardia», ha chiosato la veneta Puppato.

1 comment

  1. Ottima idea, specialmente nella provincia di Brescia, dove si sente l’inesistenza di un parco serio (che non sia in piena montagna ma anche in zona città)




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