A Cremona fra violini, agricoltura, lavoro e mobilità

Da giovedì a sabato si è svolta la terza tappa del nostro tour delle province. Ecco cosa abbiamo visto a Cremona e soprattutto le voci che abbiamo ascoltato. Qui trovate la cronaca della giornata di venerdì 29 aprile e del convegno sulla mobilità di sabato 30 aprile (Il video)

SabatoTutto il Partito Democratico con i sindaci di Spino d’Adda, di Pantigliate e di Paullo, con i consiglieri regionali e provinciali e con i parlamentari prepara un’iniziativa forte per chiedere il ripristino dei fondi per la riqualificazione della Paullese “scippati” dal Governo. Lo hanno deciso durante un’iniziativa tenutasi questa mattina nel municipio di Spino d’Adda a cui erano presenti i consiglieri regionali del PD Luca Gaffuri (capogruppo), Agostino Alloni (eletto a Cremona), Franco Mirabelli (eletto a Milano), Fabrizio Santantonio  (eletto a Lodi) e Stefano Tosi (varesino, capogruppo Pd in commissione territorio), l’on. Luciano Pizzetti e la sen. Cinzia Fontana, oltre al consigliere provinciale Eugenio Vailati e ai sindaci: Costantino Rancati, il padrone di casa, Lidia Rozzoni di Pantigliate e Claudio Mazzola di Paullo.
Il sindaco Rancati ha spiegato che la riqualificazione della Paullese è condizione fondamentale per lo sviluppo di questo quadrante del sud Milano a cavallo tra le tre province di Milano, Lodi e Cremona, che altrimenti “rischia la retrocessione“, e ha invocato un patto territoriale tra tutte le forze politiche perché superino le solidarietà di partito e difendano unite il progetto di riqualificazione interrotto per la sottrazione da parte del governo delle risorse già stanziate.
Tre le iniziative emerse dall’incontro la volontà di risiglare un patto tra tutte le istituzioni a difesa di un territorio che con la realizzazione della Tem e senza la riqualificazione della Paullese e il prolungamento della terza linea della metropolitana a Paullo rischia il collasso, perché solo la tendenziale esterna scaricherebbe sull’arteria già al limite di saturazione il 4% di traffico in più.

Venerdì
Ore 17.30 – Nell’istituzione regionale c’è un elevato tasso di disinteresse sul tema del mancato equilibrio di genere nella rappresentanza: con questa considerazione prende il via il dibattito tra Sara Valmaggi e un folto gruppo di donne riunite presso la sede del Pd cremonese. I dati parlano chiaro sia per quel che concerne la presenza numerica femminile, da dieci donne nella scorsa legislatura alle sette attuali, sia per la legislazione promulgata. La proposta del Pd riguardante l’istituzione del consiglio delle pari opportunità è l’unico statuto contenente il principio di pari rappresentanza: l’organismo, infatti, nasce con l’obiettivo di verificare e controllare le politiche regionali che si attuano a favore del genere femminile, non relegate esclusivamente al welfare ma a tutto il percorso legislativo e amministrativo, ad esempio le politiche del territorio. Altra novità promossa dal PD riguarda la modifica delle legge elettorale che prevede l’abolizione del listino bloccato per far si che i consiglieri vengano scelti su un giudizio di merito e l’introduzione di una doppia preferenza, per l’appunto una maschile e una femminile. Un bilancio complessivo denota come l’ago sia del tutto sbilanciato, a discapito del gentil sesso; basti vedere la mancanza di una legge regionale ad hoc per l’istituzione di un centro d’accoglienza per le donne maltrattate o di una vera politica di sostegno per la permanenza delle donne nel mondo del lavoro. La legge regionale 28 è una delle poche felici azioni fatta dalla Regione ma siamo ancora lontani dalla buona politica.

Ore 16.30 – Si ritorna a parlare di giovani e lavoro. Questa volta però sotto la lente d’ingrandimento c’è la partita della formazione professionale e le azioni messe in campo dalla Regione per agevolare la sinergia tra lavoro e scuola. A confrontarsi nella sede del PD cremonese su queste tematiche ci sono Fabio Pizzul, Sara Valmaggi e Mario Barboni assieme alla responsabile gruppo scuola del PD provinciale e ad una nutrita schiera di operatori del settore e ai rappresentanti dei sindacati. Dal confronto, tutti puntano il dito contro il sistema dote, bando finanziato dalle regione con ben 60 milioni di euro nonostante i tagli previsti dalla manovra, che ha prodotto scarsi risultati in termini di formazione, limitata ai corsi di inglese e di informatica, e di occupazione. Il gap esistente non è legato allo strumento in sé ma all’utilizzo che se ne è fatto: se l’obiettivo prefissato inizialmente era di mettere al centro la persona, ad oggi il singolo individuo non è altro che un numero per gli enti che fanno formazione professionale più attenti agli incentivi regionali che alla formazione del soggetto. Un’altra grande partita riguarda il learning week ovvero corsi di formazione promossi da enti esterni ai quali vengono drenati cospicui fondi. Con questa gestione si viene a creare una disparità tra enti a discapito della scuola pubblica che quotidianamente si ritrova con l’acqua alla gola per continuare a svolgere la loro funzione per la collettività. È necessario correggere la legge 19, ma la Giunta è schiva ad un confronto e a qualsiasi sollecitazione in questo senso.

Ore 15.30L’incontro con i sindacati precede quello con la Camera di commercio e con le banche di credito cooperativo e popolari. C’è un filo comune: la provincia di Cremona è caratterizzata dall’agroalimentare e da una miriade di imprese molto piccole, il 95% ha non più di nove addetti.  Con questa struttura non ha incrociato i vari boom economici e ha saputo affrontare la crisi meglio di altri, ma la pur piccola ripresa di produzione industriale, +0,4%, non incrocia la ripresa dell’occupazione.  C’è stata, secondo i più, una grande capacità di fare sistema, come sistema camerale e sistema bancario locale, insieme alle imprese, ma la stagnazione può essere superato toccando alcuni nodi, come quello infrastrutturale. La provincia di Cremona non ha l’alta velocità ferroviaria, non ha un sistema autostradale sufficiente e il canale navigabile non si svilupperà certo con i tagli appena fatti da governo e Regione. L’area industriale di Tencara, strategica per l’intermodalità, è indicata unanimemente come una priorità, purtroppo azzoppata dalla Regione, che non ha voluto, quando aveva le risorse, dare corpo al progetto esecutivo già approvato dagli enti locali.
Della Paullese parleremo domani, a Spino d’Adda, all’incontro con i sindaci e con le associazioni dei pendolari.

Ore 14.30 – Incontro clou della giornata si è svolto presso l’ospedale maggiore di Cremona: dopo una breve visita del grande presidio medico cremonese che conta 106 milioni di ricoveri l’anno, Sara Valmaggi, Mario Barboni e Carlo Borghetti, membri della commissione sanità in Regione, hanno avuto un confronto articolato con il direttore generale dell’azienda ospedaliera Simona Mariani, a cui ha preso parte inaspettatamente anche l’assessore regionale all’istruzione e alla formazione Gianni Rossoni.  Tanti i temi posti sul tavolo: dalle convenzione sulle dimissioni protette, alle cure sub acute alla difficoltà di reperimento di medici specialisti. L’attenzione si è quasi tutta concentrata sul futuro del poliambulatorio dell’ex Inam: le intenzioni della regione, infatti, sono quelle di chiudere una struttura dai costi ingenti e che fornisce gli stessi servizi dell’ospedale. La delegazione del PD, fattasi portavoce della forte preoccupazione dei cittadini, ha posto l’accento sulle liste d’attesa e sui tempi che diventeranno notevolmente più lunghi se si dovesse decidere per l’oppressione dell’ambulatorio. In ultima analisi è emersa la delicata questione dei feti e della volontà delle madri di svolgerne il funerale o meno nel caso di morte prematura, regola entrata in vigore nell’ospedale cremonese dal primo aprile. La decisione presa dai vertici aziendali è importantissima non solo da un punto di vista legislativo ma soprattutto perché frutto di un’ampia mobilitazione e di una nutrita raccolta di firme da parte di esponenti del PD che hanno “costretto” a rivedere la convezione sia per quanto riguarda il modulo attraverso cui indicare la propria scelta sia per l’inserimento nell’organico di figure professionali specifiche, come lo psicologo, per sostenere la donna in qualsiasi scelta essa faccia.

Ore 11.30 - Cremona: “città del violino, città della musica”.  La soave melodia di uno storico violino Stradivari ha dato il là all’incontro presso il Comune di Cremona tra i consiglieri del PD, Paolo Bodini presidente dell’Ente Triennale e Fausto Cacciatori presidente regionale del Cna: oggetto del dibattito il settore dei liutai fiore all’occhiello dell’economia della provincia, dal grandissimo potenziale per lo sviluppo di tutto il comparto regionale. È un vero e proprio strumento di marketing territoriale: nonostante sia  un settore di nicchia, i violini Stradivari hanno un successo a livello internazionale invidiabile. Due le parole più ricorrenti: tradizione e formazione. Il know how che rendono speciale questo settore viene tramandano da cinquecento anni e costituisce l’ossatura delle 135 imprese artigiane cremonesi. Unanime il verdetto: la Regione deve essere parte integrante del successo di questa eccellenza sostenendo la candidatura di Cremona “Città del violino e della musica” come patrimonio immateriale dell’UNESCO. In questo senso va la proposta fatta da Agostino Alloni : discutere in un audizione in consiglio regionale le priorità che questo comparto richiede e riconoscerle e sostenerle attraverso un lavoro bipartisan tra le diverse componenti.

Ore 9.30 – Comincia poco prima delle 10 la giornata di incontri dei consiglieri del Pd a Cremona. Si parla di un tema forte per questo territorio: l’agricoltura, che qui conta quasi 4500 aziende, 15mila addetti e un fatturato di due miliardi l’anno. Presenti il vicepresidente nazionale di Confagricoltura Antonio Piva, il direttore di Coldiretti Cremona Simone Solfanelli e il direttore della CIA Guido Soldi. Che chiedono alla politica, e alla Regione in particolare, un’attenzione nuova. Minor burocrazia, prima di tutto, perché le forme di finanziamento attuali non funzionano più, sono intempestive e impegnano risorse tali da scoraggiare molte aziende. Chiedono di sostenere l’agroenergia, che integra il reddito del settore agricolo e chiedono di mettere gli imprenditori lombardi in condizioni pari rispetto all’Europa per i controlli: che siano effettivi negli altri Paesi come in Italia e in Lombardia, ma che non siano punitivi, perché far chiudere un’azienda per una multa per una mancanza burocratica non conviene a nessuno.
Chiedono anche sostegno per l’aggregazione delle piccole aziende, perché un’agricoltura più forte è nell’interesse di tutti. Sugli Ogm non la pensano allo stesso modo, ma tutti sono d’accordo nel sostenere che ambiente e agricoltura marciano bene se marciano insieme.

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