Expo: la strada è quella dell’esproprio. Rischiamo una figuraccia mondiale

L’ennesima battuta d’arresto sulla strada della definizione di una soluzione per le aree dell’Expo rischia di compromettere la buona riuscita della manifestazione. Le cronache di questi giorni confermano che le rassicurazioni date al BIE non hanno risolto la questione e che il tema che abbiamo posto fin dall’inizio resta attuale ed irrisolto. Si continua a cercare una strada diversa dall’unica possibile, quella cioè dell’acquisizione delle aree da parte del pubblico, come prevede la legge, cioè sulla base della valutazione dell’agenzia del territorio del loro valore attuale e considerandole aree di importante interesse pubblico.
Tutte le altre strade hanno profili giuridici incerti e non sono praticabili. A partire dalle varianti che consentirebbero alle proprietà di realizzare, dopo l’Expo, volumetrie esagerate su terreni attualmente agricoli, perché non garantiscono l’interesse pubblico e danno alle attuali proprietà un profitto non ragionevole grazie alla valorizzazione di aree da parte del pubblico.
A questo punto il Presidente Formigoni venga in Consiglio a spiegare cosa sta accadendo. Ma rimane la linea indicata dall’Aula con l’ordine del giorno del 27 luglio scorso, che impegna la Giunta a sostenere la strada dell’acquisizione delle aree secondo le norme previste dalla legge. Serve a Milano, alla Lombardia e al Paese che questa vicenda si chiuda, che si metta al centro l’interesse pubblico e che la si finisca con scontri di interesse e di potere che rischiano di portare l’Expo al fallimento e di esporre l’Italia, per colpa del centrodestra, ad una figuraccia mondiale.

Franco Mirabelli, consigliere regionale Pd




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