Formigoni fa i suoi calcoli: scene da fine impero in Regione

Vi segnaliamo l’articolo a firma Luca Gafurri, capogruppo Pd in Consiglio regionale, apparso oggi su Europa.

Renzo Bossi - Nicole Minetti

Nello tsunami generato dallo scandalo del Rubygate, tra le tante istantanee che illustrano il disastro politico e morale nel quale si ritrova oggi il centrodestra ce n’è una, scattata mesi fa in regione Lombardia, che vale la pena ripescare. È la prima seduta del rinnovato consiglio regionale. Roberto Formigoni, capofila dei ciellini del Pdl, rieletto per la terza volta presidente della Lombardia, assiste all’elezione del nuovo presidente del consiglio regionale. Ma la scena è tutta dei due consiglieri segretari che per Statuto sono gli eletti più giovani dell’assemblea: sono Renzo Bossi, figlio, del Senatur, da lui stesse definito più “trota” che delfino, e Nicole Minetti, inserita all’ultimo, per capriccio del premier, nel listino bloccato di Formigoni, con tutte le complicazioni che ne sono seguite. Bossi e Minetti non hanno esperienza politica eppure finiscono come teletrasportati in un’assemblea legislativa che influisce sulla vita di quasi dieci milioni di cittadini. Sono loro i protagonisti di uno scorcio di legislatura regionale in cui il presidente appare un po’ appannato
I tre politici, così diversi per esperienza ed estrazione politica, rappresentano oggi altrettante spine per il governo Berlusconi. Minetti è l’immagine, con Ruby Rubacuori, dello scandalo politico che grava sulle spalle del premier. È la prova provata che il premier elargisce un posto ambito in un’istituzione, come fosse una propria azienda, a una persona il cui solo merito sarebbe, stando a quanto si apprende, quello di aver partecipato e contribuito a organizzare i suoi svaghi serali.
Renzo Bossi, con la sua candidatura, è la dimostrazione che la Lega non ha più alcun pudore a nascondere il proprio cinismo. Lo stesso Bossi, intercettato dai giornalisti sul caso Minetti, ha risposto frettolosamente: «Non mi occupo di queste cose, sono qui per fare le riforme per portare il federalismo in Lombardia, del resto non mi interesso». È la linea di un Carroccio che vuole passare all’incasso, che non ha a cuore né il decoro dell’istituzione né la stabilità del governo. Il suo obiettivo è massimizzare il proprio profitto, alzando il prezzo della propria fedeltà a un governo screditato, ben sapendo che i guai di Berlusconi spingono sempre più elettori del Pdl nelle braccia di Bossi, quello vero. Attendono solo il momento giusto per andare al voto.
Infine c’è Formigoni, che come l’altro ciellino di punta, Maurizio Lupi, ha messo in campo nei confronti del premier una difesa nettamente distinta da quella dei pasdaran del centrodestra. Ha parlato di quadro «non confortante», di «malinconia» da accompagnare con il rispetto del diritto alla privacy. C’è da essere certi che il Governatore lombardo, da sempre scalpitante, non sta in queste ore con le mani in mano. Egli più di altri ha interesse a trovare una via politica per archiviare Berlusconi.
Questo lo sanno anche i leghisti, che infatti non gli fanno sconti. Paradossalmente, nel consiglio regionale della Lombardia, fa più sponda al governo la Lega che il partito del premier, che qui è dominato dall’ala ciellina e che vede tra gli esponenti di stretta osservanza berlusconiana persone come Minetti e l’ex massaggiatore del Milan Giorgio Puricelli, altro nome imposto nel listino di Formigoni. Insomma, scene da fine impero, mentre l’Italia sta come sta.

1 comment

  1. Ragionamenti che condivido pienamente e che rispecchiano bene la condizione e la situazione in cui ci troviamo in Lombardia…




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