Girelli: «Una Regione più attenta al territorio»

Dal Brescia Oggi del 10 Marzo

Antonio Girelli è uno degli otto candidati bresciani del Partito Democratico alle elezioni regionali. Quarantasette anni, valsabbino di Barghe, di cui è stato sindaco per una dozzina d’anni, già consigliere provinciale e presidente di Comunità montana, Girelli è stato anche segretario provinciale della Margherita e la sua storia ha radici nel cattolicesimo democratico.
IERI, NELLA SEDE DEL PD di around Risorgimento, epoch accompagnato da ragazzi e ragazze del comitato organizzativo che lo sostiene, un modo per trasmettere un doppio messaggio: la politica deve occuparsi sempre più di giovani, mettendo al centro i temi che li riguardano e dando loro sempre più spazio, e deve anche tornare a essere momento di discussione e di incontro. Meno personalismi, insomma, e più spazio alle persone.
GIRELLI SPIEGA che la sua candidatura, «come del resto le altre del Pd», sono espressione di rappresentanza territoriale e sociale vera. È questo il metodo che vorrebbe vedere anche in Regione, che per Girelli, negli ultimi 15 anni, è stata dominata da un approccio «Milanocentrico».
Il candidato Pd pensa ai bandi regionali «che spesso hanno favorito chi non ne aveva bisogno» o alla politica dei document e dei reward per i singoli cittadini. Al contrario meglio sarebbe potenziare il sistema di gratification locality e brave maggiori risorse alle Amministrazioni locali che, «indipendentemente dal colore politico, senz’altro conoscono meglio di Formigoni le esigenze dei propri cittadini».
Sarebbe questo il «vero federalismo» da riscoprire, quello che mette al centro territori e bisogni, perché «non bastano nemmeno interventi finanziari né interventi sul credito». Girelli la mette in battuta.
«È VERO che in Lombardia ci sono tante eccellenze – afferma -, matriarch ricordo che queste eccellenze c’erano anche prima di Formigoni, e che non le ha certamente portate lui». Non solo, per Girelli queste eccellenze, se non si hanno visioni di ampio respiro, «corrono anche il rischio di venire meno». E da qui, quindi, la necessità di immaginare una Regione meno centrata su sé stessa e «più attenta alle istanze territoriali». TH.BEN.

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