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CAPORALATO: MISIANI (PD), UNA LEGGE DI CIVILTÀ PER ESTIRPARE UN FENOMENO ODIOSO

È una legge di civiltà, che permetterà allo Stato di contrastare con molta più efficacia un fenomeno odioso come il caporalato. L’approvazione definitiva alla Camera della legge contro il caporalato – fortemente voluta dai ministri Martina e Orlando – è una svolta molto importante nella difficile battaglia per estirpare una piaga che colpisce, secondo le stime, quattrocentomila lavoratori agricoli in tutta Italia. Gli strumenti messi in campo con la nuova legge – la sanzionabilità anche per il datore di lavoro, che risponderà con il caporale della modalità di assunzione dei lavoratori; l’attenuante in caso di collaborazione con le autorità; l’arresto obbligatorio in flagranza di reato; la confisca dei beni – testimoniano la volontà di costruire un sistema repressivo severo, creando nel contempo un quadro di convenienze per le imprese sane, che rispettano le regole e aderiscono alla rete di qualità. È un approccio intelligente, una netta inversione di tendenza dopo anni di sottovalutazione e di disinteresse nei confronti di questo fenomeno odioso.

Antonio Misiani
Deputato Pd

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Dopo il caso di Corna Imagna INTERVENTI DI SOMMA URGENZA: RIVEDERE IN FRETTA LA NORMATIVA REGIONALE

La situazione segnalata dagli amministratori comunali di Corna Imagna in questi giorni rivela, ancora una volta, gli effetti negativi provocati dalla nuova normativa regionale in merito agli interventi di somma urgenza che oggi vengono sostanzialmente scaricati sulle spalle dei comuni interessati. Non è pensabile che gli Enti locali, soprattutto di montagna, vengano lasciati soli e senza fondi di fronte a queste situazioni. Già mesi fa, in occasione della discussione sul bilancio del Pirellone, avevamo chiesto alla Giunta di rivedere la delibera relativa ai nuovi criteri per la somma urgenza. In particolare avevamo sollecitato modifiche ai criteri di finanziamento dei piccoli comuni sotto i 3mila abitanti per poter garantire loro assistenza e risorse economiche altrimenti impossibili da recuperare autonomamente nei bilanci locali. A maggior ragione oggi ribadiamo questa convinzione presentando di nuovo una specifica mozione in Consiglio regionale nella speranza che la maggioranza, questa volta, non volti le spalle al problema.

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Eco 18 luglio 2011 Altri 60 milioni per il nuovo ospedale – ma il Pd chiede chiarezza sui costi

Chiedono chiarezza Maurizio Martina e Mario Barboni sulle ultime vicende che riguardano l’ospedale Papa Giovanni XXIII, e annunciano un’interrogazione in Regione, anche alla luce del fatto che nell’assestamento di bilancio che sarà in Aula la prossima settimana, e in particolare nel fondo di rotazione per l’edilizia sanitaria, sono stati stanziati ulteriori 60 milioni di euro per le opere collegate alla realizzazione del nuovo polo ospedaliero di Bergamo.

«La vicenda degli ex Ospedali riuniti è ormai molto complicata – dichiarano Martina e Barboni -. L’aumento dei costi di realizzazione e i problemi di costruzione, tra cui quello delle infiltrazioni d’acqua, devono trovare una risposta chiara e le responsabilità devono essere accertate».

«Abbiamo appreso in commissione Sanità dell’ulteriore stanziamento di risorse pubbliche, pari a più o meno sessanta milioni di euro, e questo conferma le nostre preoccupazioni e i nostri dubbi. Chiediamo all’assessore Bresciani di spiegare in commissione lo stato dell’arte, per quali specifici interventi saranno destinati i soldi del fondo di rotazione e quali sono le intenzioni dell’assessorato per garantire che il Papa Giovanni XXIII entri al più presto nella sua piena funzionalità e nella disponibilità dei bergamaschi».

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere comunale del Pd Claudio Crescini. Ecco il suo comunicato. «Il nuovo ospedale di Bergamo Beato Giovanni XXIII sta accumulando un crescente ritardo nella sua apertura ed un progressivo aumento dei costi. La prima pietra è stata posta il 26 luglio 2005 e l’inaugurazione era prevista per la primavera del 2010 per una durata complessiva dei lavori di 5 anni».

«Una serie di inconvenienti tecnici attribuibili in diversa misura alla progettazione, alla realizzazione e alle caratteristiche dell’area di costruzione dell’opera stanno ritardando in modo preoccupante la messa in funzione del nuovo ospedale che è stata riprogrammata , ma senza certezza, all’anno 2012 con un ritardo di due anni, mentre il vecchio ospedale di Largo Barozzi venne costruito in tre anni (1927-1930)».

«Per quanto riguarda l’aspetto economico il costo preventivato per la realizzazione dell’opera è passato da 340 milioni di euro a 420 ed è ancora in crescita e non è dato sapere a quanto ammonterà a lavori conclusi. A ciò si associa la problematica non indifferente per l’assetto urbanistico futuro della città di Bergamo della valorizzazione dell’area del vecchio ospedale la cui alienazione dovrebbe fornire, in base all’accordo di programma, una parte delle risorse economiche destinate a coprire il costo del nuovo».

«L’aumento dei costi potrebbe di conseguenza indurre Regione Lombardia a recuperare il massimo delle risorse economiche dalla vendita dell’area di Largo Barozzi con gravi e negative conseguenze per il territorio e gli abitanti. Una grande opera di questa importanza per la salute della popolazione e per il futuro della città deve al più presto essere completata superando tutte le difficoltà che sono insorte negli anni e che ancora sembrano essere presenti».

«Per questo il Consiglio Comunale di Bergamo su richiesta di un consigliere del Partito Democratico ha già effettuato due sopralluoghi al cantiere del nuovo ospedale, il primo nell’autunno 2010 e il secondo nella primavera 2011. Queste due visite hanno permesso ai consiglieri comunali di verificare lo stato dei lavori, di raccogliere una serie di informazioni sulle problematiche e sulle criticità ancora presenti e di esprimere il proprio sostegno e ringraziamento per il lavoro svolto all’Amministrazione Ospedaliera precedente ed attuale, entrambe impegnate fortemente nell’opera di realizzazione della struttura».

«Purtroppo ci troviamo spiacevolmente di fronte al dilatarsi dei tempi di realizzazione, all’assenza di certezze sulla data di apertura del nuovo ospedale, in presenza di un impegno economico crescente e non quantificabile e siamo tutti turbati da notizie incontrollate, contraddittorie e preoccupanti in merito ad ulteriori criticità a carico dell’opera».

«Per questo riteniamo indispensabile che tutta la popolazione bergamasca, che con fiducia e pazienza attende di vedere in funzione il nuovo ospedale, infrastruttura fondamentale per lo sviluppo di Bergamo, sia messa al corrente e costantemente aggiornata della reale situazione, dello stato dei lavori e anche dei problemi che ritardano od ostacolano l’inaugurazione in un quadro di informazione e trasparenza che non può non giovare alla realizzazione di un’opera fondamentale per tutta la comunità».

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Caro farmaci, mozione in Regione: «Una giungla di balzelli per i cittadini»

«I cittadini lombardi si devono districare in una giungla di balzelli per accedere a esami e visite o per acquistare farmaci», dichiarano i consiglieri regionali Maurizio Martina e Mario Barboni.

Tocca agli utenti farsi carico delle eventuali quote aggiuntive, come è accaduto ad aprile, quando i bergamaschi hanno pagato il 23% in più rispetto all’anno precedente a causa del mancato allineamento del prezzo dei farmaci generici da parte delle aziende produttrici.

«Nell’interrogazione – dicono Martina e Barboni – chiediamo alla Giunta regionale quali iniziative intenda assumere per evitare che i cittadini debbano far fronte ad ulteriori costi per avere dei farmaci generici, dato che dal primo di giugno è scaduta la copertura stabilita dalla Regione per colmare il gap tra il prezzo dei medicinali e la copertura assicurata dal servizio sanitario nazionale». La speranza è che la regione, come già avvenuto in Toscana, colmi definitivamente la differenza con risorse proprie.

«Con la mozione vorremmo invece che la Giunta regionale si impegnasse ad intervenire presso il Governo per garantire le risorse necessarie che eviterebbero l’introduzione di un ulteriore ticket per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale», spiegano i due consiglieri. In assenza del provvedimento di copertura da parte del Governo sarà la Regione a doversi occupare della quota aggiuntiva. Altrimenti sarà ancora una volta a carico dei cittadini.

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CAVA DI TELGATE: BARBONI E MARTINA (PD) CHIEDONO ALLA GIUNTA FORMIGONI QUAL E’ IL FUTURO DELL’AREA

Nel documento si ricorda che il 24 luglio 2010 è stata avviata la “procedura di valutazione di impatto ambientale relativa al progetto di gestione produttiva dell’ATEg39 con recupero delle aree mediante attivazione di impianto di discarica per rifiuti inerti ai sensi del D.Lgs/2003” che andrebbe realizzato, appunto, in Comune di Telgate.Barboni e Martina fanno presente anche che “l’ATEg39 è inserito nel Piano Cave della Provincia di Bergamo approvato con deliberazione del Consiglio regionale il 14 maggio 2008 VIII/619 e prevede l’escavazione in 10 anni di 2 milioni di metri cubi con un residuo stimato intorno ai 400mila metri cubi”.

In proposito, proseguono gli esponenti del Pd, “il Tribunale amministrativo di Brescia, con sentenza n. 04558/2010, conferma l’avvenuta caducazione del Piano Cave di Bergamo richiamata dalla sentenza n. 01607/2010”. Inoltre, “il Progetto si colloca in un’area che, come ripreso dalla Relazione dello studio di impatto ambientale della proponente, vede la presenza, all’atto della redazione del Ppgr, di 142 unità di impianti autorizzati dalla Provincia di Bergamo per il trattamento dei rifiuti, tale da richiedere una valutazione complessiva del progetto attraverso una valutazione ambientale strategica dell’intero territorio bergamasco”.

A fronte di tutto ciò, è palese, dicono Barboni e Martina “la contrarietà delle popolazioni locali, preoccupate sia per le tipologie di rifiuti stoccabili che per la localizzazione della discarica in un’area di riserva ottimale e di ricarica degli acquiferi profondi così come richiamato dalla Tavola 9 della Cartografia del Piano provinciale indicante le aree di riserva e di ricarica e captazioni ad uso potabile”.

Alla Giunta Formigoni il Pd chiede, dunque, di sapere “quale sia, attualmente, la situazione procedurale del progetto di gestione produttiva dell’ATEg39; quale sia l’attuale situazione del Piano Cave di Bergamo, se vada cioè inteso l’annullamento complessivo del Piano o unicamente gli elementi all’attenzione dei giudici amministrativi; quali siano state, di conseguenza, le direttive inviate agli uffici a seguito delle sentenze del Tribunale amministrativo per l’espletamento delle procedure in itinere; se non ritenga opportuno valutare le scelte localizzative, tra cui quella in oggetto, stante la numerosità delle unità presenti, auspicando una Valutazione ambientale strategica che riconfiguri il sistema dello smaltimento dei rifiuti alla luce delle decisioni amministrative e delle preesistente di impianti e discariche, anche alla luce di un miglioramento sostanziale delle azioni di recupero dei materiali”.

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Intervista a Maurizio Martina «Serve un confronto sul territorio per il futuro dell’aeroporto»

No alle chiusure di tipo localistico, ma serve una discussione pubblica sui rapporti Sea-Sacbo «Dobbiamo capire bene rischi e vantaggi. La Regione che opinione ha sull’aggregazione?»

Ci stavamo domandando i motivi del silenzio quasi inquietante del Pd in materia.

«Ne abbiamo parlato, discusso, e ora ci sembra giusto dare un segnale ».
Quale?
«Vorrei partire dalle conseguenze del dehubbing di Malpensa da parte di Alitalia. Nel febbraio 2009 fu il Pd lombardo a porre il
tema di un’accelerazione su un progetto organico tra gli aeroporti ».
Forse i tempi non erano ancora maturi?
«Ma proprio quanto stava succedendo a Malpensa avrebbe dovuto portarci ad una riflessione su possibili scenari e novità».
Bene, due anni e due mesi dopo?
«La riflessione non c’è mai stata, quindi il primo tema che pongo sul tavolo è quale sia la posizione della Regione. Il titolo V della Costituzione stabilisce sugli aeroporti civili un regime di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. E per le verifiche che abbiamo fatto, in realtà meno complesse e strategiche della Lombardia, qualcosa è stato fatto».
Quali realtà?
«La Toscana ha approvato un masterplan del piano strategico degli scali, con definite le proiezioni, gli assetti e le vocazioni.
Idem sta facendo l’Emilia Romagna: è di qualche settimana fa la notizia di una possibile società unica tra Forlì e Rimini, con la Regione della partita, non spettatrice».
In realtà la Lombardia ha un Piano di coordinamento aeroportuale…
«Ma cosa sta facendo ora? Si muove qualcosa o è fuori dalla partita? Che opinione ha la Regione su quanto sta accadendo sull’asse Milano-Bergamo e anche
oltre? Vero che alla fine le decisioni spettano ai soci dei gestori, ma se parliamo di coordinamento il Pirellone ha una sua funzione».
Ma al Pd il modello del polo aeroportuale del Nord piace o no?
«Un sistema del genere in Italia non c’è ancora, a differenza di grandi aree europee come Londra e Parigi. Noi diciamo che una discussione approfondita su come sia possibile immaginare un progetto del genere vada fatta ».
D’accordo, facciamola: voi che ne pensate?
«Pensiamo che l’esasperazione del localismo non ci convince proprio: non siamo mai stati su quel fronte. Personalmente mi viene da sorridere quando sento la Lega dire che bisogna pensare in grande su questi temi: bene, ci sono arrivati anche loro, ne prendo atto».
Quindi non chiudiamoci nei nostri confini e andiamo a trattare con Milano su Orio, Linate e Malpensa a fare sistema?
«La questione è più ampia della singola, per quanto centrale, trattativa. Una visione di tipo “local” non mi convince perché non guarda alle opportunità che possono realmente maturare. Dico però che la discussione deve essere fatta pubblicamente, con tutti gli elementi sul tavolo, e non a spizzichi e bocconi».
Fuori dai salotti, insoma?
«Deve essere una discussione che coinvolga davvero tutti i soggetti del territorio, al di là di chi sta dentro le società. L’aeroporto è qualcosa di fisico che sta dentro un territorio, e sappiamo bene cosa vogliono dire le sue ricadute economiche, sociali e ambientali.
Il Pd chiede alle istituzioni bergamasche l’apertura di una discussione a 360 gradi con tutti gli attori del territorio».
E a questa discussione, voi come vi approcciate?
«Interessati ad approfondire anche operazioni di progetto strategico largo, chiamiamole così. Ma sapendo che ci sono preoccupazioni ed elementi di criticità che vanno assolutamente indagati fino in fondo. Per questi motivi, il nostro giudizio lo daremo solo alla fine della discussione, non all’inizio. Siamo interessati a discuterne, questo assolutamente sì».
Quindi una posizione netta per ora non l’avete?
«Pensiamo che non debba prevalere né il localismo esasperato di chi rifiuta di entrare nel merito della questione, né tanto meno
posizioni egemoniche sul lato milanese che non farebbero bene a questa discussione. Vogliamo provare a capire se questa operazione porti o meno vantaggi al territorio bergamasco».
Quindi apriamo un tavolo su Orio?
«Apriamo un tavolo su Orio, sì».
Oddio, un altro tavolo?
«Sì, e se posso, vorrei fare una proposta al sindaco e al presidente della Provincia di Bergamo».
Prego…
«Secondo me questa discussione sui futuri assetti aeroportuali, è anche l’occasione per aprire un ragionamento di sistema sul nostro territorio. Siamo tutti consapevoli, e ce lo diciamo da sempre, che l’aeroporto è una struttura fondamentale per la Bergamasca. Bene, ora che ne discutiamo all’interno di un progetto così ampio e complesso è giusto partire con i piedi per terra non sottovalutando nulla: ma se io fossi nelle istituzioni, sfrutterei questa occasione per aprire un ragionamento ancora più strategico,
facendo un’operazione di forza sull’intero sistema provinciale ».
Nel caso di alleanza con Milano, quali sono gli elementi che potenzialmente vi preoccupano di più?
«Il fronte occupazionale prima di tutto, ma anche chi fa gli investimenti e come. Quindi la natura della holding che si sta immaginando e soprattutto le funzioni operative delle società che nello schema vengono definite come tali».
Per intenderci quella territoriale che dovrebbe gestire Orio.
«Ecco, chi fa che cosa e con quali poteri? Su questo fronte serve chiarezza as-so-lu-ta. E ancora, gli standard di qualità ambientali e la specializzazione degli scali:
ognuno si concentra sulla sua attuale vocazione, quindi si assegna una funzione dominante nei singoli spazi di mercato ad ogni scalo, oppure costruiamo dei mix di attività per tutti gli aeroporti? Queste sono cose da capire assolutamente, e siccome non siamo in grado di farlo, la prima richiesta è semplice: vediamo le carte e discutiamone»

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Scuole, tagli al personale – Il Pd: «Colpa del governo»

Da tempo segnaliamo l’emergenza legata alle attività ordinarie delle nostre scuole, che in questo modo vanno in sofferenza e rischiano di non poter garantire i servizi formativi di base», dichiarano Maurizio Martina e Mario Barboni, segretario e consigliere regionale del Pd, dopo la notizia della decurtazione degli organici delle scuole bergamasche.

«Chiediamo a Regione Lombardia di non voltare lo sguardo altrove, ma di affrontare a viso aperto il Governo su questa priorità. Troppo spesso Formigoni e la sua Giunta sono prodighi di complimenti verso l’esecutivo nazionale. Invece farebbero bene, a partire da questo tema strategico, ad assumere un’iniziativa rigorosa a difesa delle scuole lombarde», continuano i due esponenti del Pd.

«Anche per questo il Pd promuoverà, a livello nazionale, venerdì 8 aprile, la Notte bianca a difesa della scuola, che avrà una delle sue tappe più rilevanti proprio a Milano», annunciano Martina e Barboni.

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BARBONI-MARTINA (PD): “UN PIANO S.O.S. ANZIANI PER LA PROVINCIA DI BERGAMO”

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

BARBONI-MARTINA (PD): “UN PIANO S.O.S. ANZIANI PER LA PROVINCIA DI BERGAMO”

Carovita, pensioni basse, lato assistenziale sempre più difficile da garantire, rette delle RSA sempre più care. E’ questo lo scenario nel quale i sindacati hanno lanciato l’allarme a supporto dei pensionati bergamaschi. “Per questo a partire da settimana prossima abbiamo deciso di incontrare le organizzazioni dei pensionati per provare a delineare una road map – spiegano i consiglieri del Pd Maurizio Martina e Mario Barboni – ossia un vero e proprio piano operativo in soccorso a questa fascia oggi particolarmente debole della popolazione”.

La Regione non può scaricare la non autosufficienza sulle famiglie così come l’incremento del costo delle rette delle RSA non può, secondo il Pd, scaricarsi sugli utenti già sofferenti per la perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. In provincia di Bergamo di sono 59 RSA (per un tot di 5160 posti) e la retta media annuale a carico delle famiglie è di 20.100 euro, molto più del 50% di quota alberghiera prevista per legge. Nonostante questo ci sono 6492 persone in lista d’attesa.

“Serve un piano per rispondere adeguatamente all’SOS lanciato dai sindacati, il welfare famigliare questa volta non reggerà”. Gli amministratori locali bergamaschi e le associazioni del settore hanno dimostrato grave preoccupazione. A oggi il bilancio regionale prevede un taglio che porterebbe la provincia di Bergamo dai 9 milioni dell’anno scorso ai 4,2 milioni di euro di quest’anno che sarebbero serviti a  garantire la tenuta dei servizi sul territorio. “La Regione ha il dovere di rispondere rapidamente a questo tema rifinanziando il Fondo Sociale regionale almeno a livello di quello dell’anno scorso, cioè 85 milioni di euro per tutta la regione – dicono i consiglieri  – è in questi giorni in discussione in Commissione una proposta di legge nella quale chiediamo, tra l’altro, il rifinanziamento del Fondo per la non Autosufficienza”.

Milano, 10 marzo 2011

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Frane e calamità naturali, presentata una mozione urgente

Su proposta dei consiglieri bergamaschi Maurizio Martina e Mario Barboni Il Partito Democratico ha presentato una mozione urgente in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta del Pirellone di modificare la delibera relativa a frane e calamità naturali nella quale si prevede la compartecipazione dei Comuni agli interventi di “somma urgenza” nella misura del 20% delle spese sostenute. Come noto il provvedimento ha generato forti preoccupazioni in particolare sul territorio montano. Tanti Comuni infatti, già a corto di risorse, hanno denunciato l’impossibilità di garantire autonomamente fondi specifici per interventi di questa natura. Proprio per questo la mozione Pd chiederà concretamente alla Giunta di modificare la normativa innanzitutto esentando dalla compartecipazione di questi costi i Comuni sotto i 5000 abitanti. Tra le richieste del Pd anche la proroga dei tempi per la realizzazione dei Piani d’Emergenza e la conferma del sostegno tecnico della Regione verso le realtà coinvolte da questi eventi anche tramite le strutture operative ex Genio civile.

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