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Le parole di oggi di Belotti sul nuovo prefetto sono inaccettabili

Non abbiamo dubbi che queste parole rispecchino le idee di molti leghisti ma ciò non toglie siano molto gravi.
Belotti si dovrebbe abituare al fatto che l’italia è e rimarrà unita e quindi un servitore dello Stato può venire a lavorare a Bergamo anche se non è bergamasco. Tutto questo è normale. Una persona andrebbe valutata per il suo lavoro e non per il luogo della sua nascita. A noi sembra una cosa normale. Purtroppo non lo è per tutti. Siamo sicuri che quasi tutti i bergamaschi rispetteranno il lavoro del nuovo prefetto. Per i (pochi) leghisti rimasti, ce ne faremo una ragione.

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Comunicato sul Ministro Kyenge di Misiani, Carnevali, Guerini e Sanga

L`ostinazione con cui i militanti leghisti continuano in ogni occasione e in ogni luogo ad insultare la ministra Kyenge sfiora ormai il ridicolo”. Lo dichiarano i deputati bergamaschi del Pd Elena Carnevali, Antonio Misiani, Giuseppe Guerini e Giovanni Sanga. “Sfortunatamente per loro – aggiungono i deputati Pd – i (pochi) manifestanti del Carroccio sono stati contestati dai cittadini presenti all`iniziativa che ospitava la Kyenge all`Università di Bergamo. E` il segno di quanto anche i bergamaschi non sopportino più la propaganda leghista”.

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Il PD scrive a El Pais: “Bergamo non è la Lega”

Il consigliere provinciale PD Matteo Rossi e i consiglieri comunali Elena Carnevali e Sergio Gandi hanno inviato al direttore di El Pais, Javier Moreno, una lettera di risposta all’articolo pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano spagnolo sul comizio tenuto da Bossi ad Albino. (Qui l’Eco di Bergamo riassume il pezzo apparso su El Pais)

Di seguito, la traduzione italiana del testo spedito:

Egregio direttore,

abbiamo letto l’articolo da voi pubblicato nei giorni scorsi dal titolo “La Liga Norte se radicalizza en la oposiciòn” nel quale avete riportato i contenuti del discorso che Umberto Bossi ha tenuto in un Comune del nostro territorio: dagli insulti contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle invettive contro l’Europa  condite di parole che rievocano la secessione e di espressioni volgari e propagandistiche.

In questi anni il partito della Lega Nord non ci ha solo abituato a parole irricevibili, ma a quelle ha fatto seguire azioni di governo che non hanno migliorato il benessere dei cittadini né a livello statale né nei territori dove i dirigenti della Lega hanno avuto cariche di governo e ruoli di responsabilità. Pensiamo che di questo gli italiani, soprattutto al nord, se ne siano ormai accorti: troppe le promesse non mantenute, troppa l’ipocrisia di passare all’opposizione del nuovo governo Monti dopo aver portato l’Italia sull’orlo del baratro.

Ma ciò che ci interessa provare a spiegare ai vostri numerosi lettori, non è solo questo. Vogliamo testimoniarvi che la nostra terra è un luogo di arte, bellezza, solidarietà, amicizia. E lo diciamo anche perché non vorremmo che oltre al danno ci venisse riservata anche la beffa di un’immagine internazionale negativa proprio nei mesi in cui si deciderà, tra diverse candidature, la “Capitale europea della cultura”, appuntamento per il quale la nostra città ha tutte le carte in regola per essere scelta.

Vorremmo dirvi che siamo orgogliosi di sentirci parte di un territorio, quello del Comune di Bergamo e della provincia bergamasca, che è fatto di cittadini e di lavoratori sicuramente migliori di chi oggi li governa e lontani dagli stereotipi di razzismo ed egoismo che i dirigenti della Lega vogliono provare a cucirci addosso.

Bergamo non è solo Lega, nel nostro Comune  ad esempio non c’è mai stato un sindaco leghista, ma anche i bergamaschi sono molto più e molto meglio. Oltre ad essere terra di fascino, di arte, di scienza, Bergamo ha un popolo solidale e accogliente. Bergamo è una storia intrecciata a doppio filo con l’unità nazionale alla quale hanno contribuito numerosi giovani che presero parte alla “spedizione dei Mille” di Garibaldi.

Per questo vi invitiamo a venire nella nostra città e a raccontare quello che veramente siamo, al di là del rumore di chi sa solo urlare e distruggere, e per vedere quello che siamo capaci di costruire in positivo, spesso in silenzio e senza clamore, come sanno fare i veri bergamaschi.

Hasta luego.

Matteo Rossi, consigliere provinciale Partito Democratico Bergamo

Elena Carnevali e Sergio Gandi, consiglieri comunali Partito Democratico Bergamo

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Pd: Agenda 2012 per lo sviluppo e la coesione

AGENDA 2012 PER LO SVILUPPO E LA COESIONE DEL TERRITORIO BERGAMASCO

La nostra iniziativa.

Il gruppo consigliare del Partito democratico ha presentato un documento e un relativo ordine del giorno finalizzato a promuovere e sostenere politiche di sviluppo per la provincia bergamasca. Lo abbiamo denominato “Agenda 2012 per lo sviluppo e la coesione del territorio bergamasco”.

Si tratta di un’agenda di impegni e priorità che proponiamo non solo al Consiglio provinciale, ma anche e soprattutto alle forze sociali, economiche, politiche e, più in generale, alle organizzazioni della società civile bergamasca, convinti che è ora e tempo di “darsi una mossa” nell’affrontare la crisi economica che tuttora interessa il sistema socio-economico della nostra provincia. Riteniamo con questa iniziativa di rispondere positivamente alle numerose sollecitazioni che le diverse realtà territoriali pongono alle forze politiche chiedendo che venga messa in campo una “visione di futuro” capace di orientare le scelte degli attori territoriali. Si tratta di proposte che hanno un “carattere aperto” e che invieremo a tutti richiedendo pareri, critiche e integrazioni. Questo percorso ci porterà al convegno programmato per il 12 novembre nel quale tireremo le somme di questo lavoro che ci auguriamo possa rappresentare una piattaforma di confronto con quanti hanno a cuore il futuro della bergamasca e uno stimolo positivo all’attuale maggioranza che governa la provincia i cui limiti sono ormai palesi. Continua a leggere

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MILANESE, MISIANI (PD): “CON CHE FACCIA LA LEGA TORNA IN ‘PADANIA’”?

Evidentemente la paura di perdere poltrone, auto blu e potere ha prevalso su tutto. Peggio per loro: se hanno deciso di affondare insieme a Berlusconi, che affondino. Ora tappezzeremo tutto il Nord di manifesti per spiegare ai cittadini che la Lega, in nome del potere, tiene in vita un governo completamente screditato anche al prezzo di salvare cricche e amici dei mafiosi”

Antonio Misiani
Deputato PD

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Consigliere di Ponteranica vestito da fascista – MISIANI (PD): atteggiamento grave

Comunicato Stampa – In merito alle immagini con il consigliere comunale Nicola Locatelli vestito da fascista il deputato del PD, Antonio Misiani dichiara: <occorre non far passare per goliardate di poco conto atteggiamenti gravi che dimostrano scarsa sensibilità e poca memoria.
Non si può, in altre parole, ridere dimenticando che quanto danni umani, morali e materiali il fascismo ha provocato al nostro Paese.
Ma quello che ci stupisce e che deve far riflettere è, ancora una volta, il silenzio assordante della Lega.
I dirigenti della Lega Non hanno nulla da dire in merito ?
Perchè non hanno preso le distanze in modo fermo ed esplicito ?
Giustamente i consiglieri della lista Nuovi orizzonti hanno presentato una mozione in  consiglio comunale. E’ possibile discuterne o si vuole nascondere la polvere sotto il tappeto? Di fronte ad atteggiamenti di questo genere far finta di nulla non fa onore. Bisogna affrontare la questione a viso aperto, assumendosi le proprie responsabilità. >

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Contro la mafia le battute non servono, anche la Provincia faccia la sua parte

Il Partito Democratico chiede alla Provincia di Bergamo di fare la sua parte per contribuire a tenere alta l’attenzione delle istituzioni e della società civile sul fenomeno delle mafie il Lombardia e a Bergamo.

La proposta è quella contenuta in un ordine del giorno per il Consiglio Provinciale nel quale si chiede la convocazione di una seduta straordinaria aperta agli interventi delle realtà impegnate nel contrasto alle organizzazioni mafiose. Il documento verrà presentato alla conferenza dei capigruppo prima del Consiglio Provinciale dove verrà deciso se trattarlo nella seduta di lunedi 28.

“E’ il momento di dare un segnale forte e condiviso – dichiara Filippo Simonetti, consigliere provinciale Pd. “Il due aprile farà tappa a Bergamo la Carovana Antimafia Internazionale, un importante momento di riflessione e denuncia del fenomeno mafioso nonché di promozione della cultura della legalità che arriva sul nostro territorio proprio a ridosso dell’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia circa l’avanzamento sul territorio lombardo dell’infiltrazione delle cosche e le preoccupazioni espresse pubblicamente dal Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Treviglio circa la reale possibilità che l’arrivo delle grandi infrastrutture e dei relativi interessi economici che graviteranno sulla bassa bergamasca attirino l’interesse delle organizzazioni mafiose”.

Il Presidente Pirovano in merito alla mafia nella bergamasca aveva affermato di “non aver mai visto una coppola”. Aggiungendo di sentirsi “molto tranquillo perché nei due anni di presidenza posso dire di non aver mai avuto contatti con infiltrazioni di stampo mafioso“. “Forse c’è l’intenzione di fare una pubblicità politica negativa che tende a distorcere la realtà. Ho l’impressione che questa storia della presenza mafiosa spesso venga utilizzata per altri motivi” aveva concluso Pirovano.

“E’ sbagliato minimizzare, su questi temi non si può proprio scherzare, perché le mafie uccidono la democrazia, l’economia e la cultura della legalità della nostra terra – dichiara il consigliere provinciale Pd Matteo Rossi –  ed è un fatto oggettivo che le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso tra il 2004 e il 2009 si siano concentrate soprattutto nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. Un Consiglio Provinciale straordinario dedicato alla trattazione di questi temi al quale invitare a partecipare i rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati e delle associazioni impegnate sui temi della legalità rappresenterebbe un momento di forte attenzione istituzionale. L’esito positivo del Consiglio regionale straordinario che ha approvato in modo bipartisan il provvedimento sull’educazione alla legalità ci porta a sperare che anche a Bergamo si possa trovare la stessa disponibilità”.

Riportiamo di seguito l’intervista a Rocco Artifoni di Libera Bergamo che rappresenta a nostro avviso un contributo utile a capire il radicamento delle mafie sul territorio bergamasco.

“Ma quali infiltrazioni, a Bergamo ormai c’è una vera e propria presenza mafiosa. E’ positivo che la dichiarazione di Mario Draghi abbia avuto una grande risonanza mediatica, perché la consapevolezza su quello che accade in provincia è troppo scarsa”.
Così Rocco Artifoni, esponente del Coordinamento bergamasco di Libera, commenta su Affaritaliani.it i dati – diffusi dal governatore di Bankitalia – che indicano Bergamo come città lombarda più colpita dalla mafia dopo Milano. Fra il 2004 e il 2009 le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono infatti concentrate per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia.

Artifoni denuncia: “L’idea di infiltrazione implica un tessuto buono che viene contaminato da un virus, invece qui ci sono parti di territorio in mano alle cosche mafiose”. E così snocciola una lunga serie di episodi che dimostrano come di campanelli d’allarme ce ne siano stati parecchi nel corso degli anni. A partire da tempi lontani: nel maggio 1990, per esempio, in un casolare di Rota Imagna fu scoperta la prima raffineria di eroina del Nord Italia gestita dalla camorra.

Altri episodi sono legati alla costruzione della quarta corsia dell’autostrada A4 Milano-Bergamo e i cantieri lombardi dell’Alta Velocità ferroviaria. “Bergamaschi e calabresi hanno collaborato nel truccare le carta per aggirare i controlli antimafia”. E ancora, una serie di omicidi che sanno di stampo mafioso-camorristico. “Nel 2007 un collaboratore di giustizia di Castelli Calepio, arrestato per droga, fu ucciso con tre proiettili all’addome mentre rientrava al carcere, secondo il regime di semilibertà. Pochi mesi dopo fu ammazzato anche l’uomo che lo accompagnava, testimone scomodo del delitto”. Nel novembre 2009 – aggiunge Artifoni – un imprenditore edile di origine campana, da una ventina di anni residente nella bergamasca, è stato ucciso con quattro colpi di pistola davanti allo stadio di San Siro a Milano in pieno giorno: era coinvolto e indagato in un’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia, che aveva consentito di smantellare un’organizzazione della ‘ndrangheta lombarda.

Il 12 maggio 2010 ad Almenno San Bartolomeo è stata sequestrata un’abitazione, dove – secondo gli inquirenti – veniva raffinata la droga smerciata in Lombardia, Emilia e Liguria, nell’ambito di un traffico di stupefacenti dalla Colombia all’Italia. L’8 giugno 2010 a Caravaggio è stato arrestato un appartenente alla ‘ndrangheta, con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione”. Senza dimenticare che il superlatitante di mafia Gaetano Fidanzati, don Tanino, boss del narcotraffico e capo della famiglia Arenella, si nascondeva a Parre, in Val Seriana. “In questi anni in provincia di Bergamo quasi una ventina di immobili sono stati sequestrati alla criminalità organizzata: alcuni di essi si trovano a Suisio, Brembate, Seriate, Dalmine, Cornalba, Alzano Lombardo, Foppolo, Lovere e Berbenno”.

Un panorama criminale insomma, in cui, secondo Artifoni, si intrecciano fenomeni di criminalità organizzata tradizionale, ossia di stampo ‘ndranghetista, camorrista, mafioso, e gruppi criminali stranieri, attivi soprattutto nei settori della droga, della armi, della prostituzione e delle ecomafie. “Un fenomeno sottovalutato – conclude Artifoni -. Non c’è sufficiente attenzione e molti, più o meno consapevolmente, continuano a pensare che le mafie siano un problema del sud o comunque estraneo al contesto territoriale bergamasco. Persiste un’immagine di questa provincia non corretta, troppo mitizzata”.

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Martina: “La Lega ha toppato, oggi è lontano dalla gente”

Lo si e’ visto a più riprese in queste ore dedicate alle celebrazioni dell’Unità d’Italia. I capi leghisti pensavano di colpire nel segno giocando ancora con tatticismi e propaganda ma la gente non ha davvero gradito. Anche tanti loro elettori non hanno compreso questo modo di fare. Hanno toppato”.
“Oggi abbiamo ricordato le nostre radici e la nostra storia e chi ha fatto polemiche inutili si è messo da solo in un angolo – aggiunge Martina. Chi si e’ sottratto a questo dovere solo per calcoli di bottega si e’ dimostrato incapace di guardare al bene comune”.

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Unità d’Italia a Bergamo, Pd: “Rattrista l’atteggiamento di Lega e Pdl”

I Consiglieri comunali del Partito Democratico intervengono sugli episodi di ieri sera:“Nell’ambito di una festa, dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, che è e sarà bellissima – dicono i Consiglieri comunale del Pd – rattrista, delude e amareggia l’atteggiamento della Lega Nord e del Pdl”.
I consiglieri della Lega hanno deciso di disertare polemicamente il Consiglio comunale straordinario di ieri sera e lo hanno fatto dopo avere abbandonato l’aula anche il giorno in cui il Consiglio, su richiesta delle minoranze, si era espresso positivamente sulla ricorrenza del 150° e aveva deciso di dedicare una seduta straordinaria alla ricorrenza.
Le parole di Pirovano al Donizetti, nel corso della serata di festa dedicata all’unità (“l’unità non può essere un’imposizione”: e chi l’avrebbe imposta?), sono state ancor più provocatorie e inappropriate, tanto da essere accolte da una bordata di fischi e proteste. Chiunque avesse un ruolo istituzionale si è vergognato di essere rappresentato, sul palco del Donizetti, da chi non ha, evidentemente, un convinto senso di appartenenza alla nostra comunità nazionale e sacrifica valori così alti per mero calcolo politico di “bottega”; inoltre usa un linguaggio partitico quando indossa la fascia di Presidente della provincia, quindi di rappresentante di tutti i cittadini. Un conto è rivendicare orgogliosamente le virtù della terra bergamasca e chiedere che l’assetto federale trovi attuazione – cose delle quali la Lega non ha l’esclusiva e che sono condivise, con consapevolezza ancora maggiore, dal Partito democratico – un conto è offendere il sentimento dell’unità nazionale in cui tutti ci riconosciamo o dovremmo riconoscerci.
Il folklore dei fazzoletti verdi in aula consigliare, già abbastanza fastidioso, ha lasciato il posto alla polemica aperta e all’offesa.
Ma ancor più triste e deludente è l’atteggiamento dei rappresentanti del Pdl, Sindaco in testa, che – oltre a condividere un’alleanza politica con chi si esprime in questo modo – tollera o difende, anziché stigmatizzare, i comportamenti provocatori della Lega si prende la briga, invece, di polemizzare con le minoranze, ree di avere evidenziato l’assenza della Lega come fatto di particolare gravità.
Siamo al ribaltamento della verità, per cui a rovinare la festa sarebbero le opposizioni, che si sono limitate a dichiarare un dato di realtà (la Lega non c’è) e non chi, appunto la Lega, si è assentata perché non si riconosce nel valore dell’unità nazionale.
Ancor peggio ha fatto l’Assessore Raimondi che, volendo difendere l’indifendibile Pirovano, ha attaccato chi, tra il pubblico, ha legittimamente protestato, e ha sollecitato, con qualche confusione, un “Risorgimento morale”: un invito che dovrebbe essere rivolto ai suoi alleati ed alcuni colleghi del PDL e non certo a chi, di fronte all’arroganza ed alla provocazione, manifesta il proprio disagio.
Il rispetto nei confronti delle opinioni diverse è sacrosanto, ma lo è altrettanto l’indignazione di fronte a scelte e decisioni che, a nostro avviso, non sono in linea con i principi fondanti della nostra Carta costituzionale.

I consiglieri comunali del Partito democratico

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La Lega? Dimostra tutta la sua vecchiaia!

Il Partito Democratico rilancia la propria proposta di governo con un momento di forte relazione con artigiani, industriali, cooperazione sociale e associazionismo. Nel giorno in cui la Lega festeggia un passato che non c’è più, il Pd costruisce legami per governare il cambiamento.

Il dvd del convegno è disponibile presso la Federazione di Bergamo.
Qui sotto la relazione introduttiva di Matteo Rossi (resp. enti locali Pd Lombardia)

L’appuntamento di questa mattina nasce all’interno della Scuola di politica del partito democratico in collaborazione con il Centro studi nazionale presieduto da Gianni Cuperlo che concluderà i nostri lavori e ringraziamo per essere tornato a trovarci.

Lo abbiamo ideato non solo in vista delle elezioni amministrative della primavera prossima, ma anche perché ci sembra il momento di rilanciare una proposta di governo per il territorio e per il Paese.

Riflettere attorno al ruolo dei nostri Comuni oggi non poteva limitarsi all’analisi dei programmi e delle cose da fare, ma meritava un approfondimento, che con un occhio guardasse alla nostra storia, nel 150° anniversario dell’unità, e che al tempo stesso sapesse guardare al futuro da costruire, provando a condividere quale sia lo scenario, il senso più profondo di ciascun pezzetto di cambiamento che proviamo a determinare amministrando le nostre comunità locali.  

E guardando al passato, con orgoglio, al fondamentale contributo che la nostra terra seppe dare alle lotte risorgimentali, rendiamo omaggio ai nostri giovani di allora. Proviamo a immaginare cosa succedeva qui attorno nel 1860, era primavera, il 20 aprile, e tra gli studenti di Bergamo si sparge la voce della spedizione di Garibaldi. Gli arruolamenti si facevano qui vicino, nel teatrino di filodrammatici che stava in un vecchio fabbricato di via Borfuro. Si arruolano circa 180 giovani, la maggior parte con meno di  22 anni, sono operai e artigiani.  La mattina del 3 maggio l’appuntamento è alla stazione dei treni, per poi partire per la Sicilia due giorni dopo. Il Garibaldino Guido Sylva la racconta così nelle sue memorie: “Lungo il viale della ferrovia era una fila di gente che a quella s’incamminava. I partenti si distinguevano dai fagotti, molti erano accompagnati dagli amici e dai parenti, altri invece si davano cura di passare inosservati, di sottrarsi alle ricerche dei famigliari che sapevano contrari ai loro divisamenti. La stazione era letteralmente zeppa di popolo. Sotto l’influsso di quella frenesia, di quel delirio, alcuni dei nostri amici e condiscepoli  rimasti fino ad allora indifferenti in mezzo al nostro entusiasmo, o magari anzi oppositori accaniti di un’impresa ch’essi reputavano non che temeraria, ma addirittura pazza, scossero la loro primitiva ostinata ed ostentata apatia, e si trovarono, quasi inconsciamente, a prendere posto al nostro fianco e a seguirci a Marsala e oltre”.

Non so se ne esistano, ma attraverso questa descrizione potremmo immaginare una fotografia di quella mattina, per poi cercarne altre, più recenti, nelle quali si mischiano l’elettricità del momento, l’ansia per le scelte personali che insieme a quelle degli altri diventano coraggio collettivo, mobilitazione. Me ne sono venute in mente alcune, di epoche e significati diversi: nel dopoguerra, l’ingresso nella Bergamo liberata delle Brigate Partigiane, e in tempi più recenti, il fiume di persone che il 9 maggio, dalla mattina alla sera, dalla stazione a Porta Nuova, salutavano la sfilata conclusiva dell’adunata nazionale degli alpini, dopo tre giorni in cui la voglia di stare insieme aveva trascinato nelle strade migliaia di bergamaschi. O ancora, ciò che succede in ottobre da sette anni a questa parte quando BergamoScienza proietta la nostra città nel futuro, e la rende capitale dell’innovazione, del sapere e della ricerca. 100mila sono state le presenze nel 2010.  O infine, poche settimane fa, la mattina del 13 febbraio, le duemila persone che rispondendo all’appello delle donne si sono ritrovate in centro città nella sorpresa generale.

Ma oltre a queste istantanee di una Bergamo migliore, non elitaria, moderna e popolare al tempo stesso, noi sappiamo che si stanno affermando in questa provincia processi, leadership, aggregazioni, esperienze nei campi associativo, culturale, religioso, economico, che sono portatori di una visione di speranza, intendendo con questa parola un modo di guardare al futuro che ha dentro un messaggio di apertura, e quindi anche di competitività, se è vero come è vero che nella globalizzazione saranno le società aperte quelle più competitive e capaci di primeggiare.

C’è una ricchezza di competenze e di sensibilità che sfida la politica ad aprirsi.

Nel mondo del sapere e della ricerca, pensiamo al nuovo impulso dato all’Università dal rettore Paleari, la forte relazione che sta costruendo con la città e al contributo che sta dando alle istituzioni e all’impresa affinché investano sull’economia della qualità e della conoscenza.

Nel campo associativo, come non vedere le ventimila persone che hanno attraversato il percorso di “Molte fedi sotto lo stesso cielo” organizzato dalle Acli che hanno svelato il volto di una Bergamo alternativa agli stereotipi che il leghismo ci ha cucito addosso.

Pensiamo al nuovo protagonismo della piccola e media impresa e del mondo cooperativo, al tasso di responsabilità sociale verso il territorio che questi processi di aggregazione hanno significato, e a come questo si possa toccare con mano nella differenza profonda intercorsa nella gestione da un lato della crisi della Indesit e dall’altro nella costruzione del Progetto per il rilancio economico della Val Seriana.

E sempre in campo economico voglio ricordare le 18 nuove idee che nel 2010 si sono trasformate in nuove imprese nei campi della ricerca, dell’informatica, della green economy, del turismo, grazie alla collaborazione con l’Incubatore d’Impresa e la Camera di Commercio

E ancora, guardiamo alle decine di Sindaci che hanno raccolto la proposta dell’Unione Europea facendo rete nella Covenant of Major per il miglioramento dell’efficienza energetica e le promozione delle fonti rinnovabili, portando la nostra provincia ad essere la prima in Europa per il numero di adesioni.

E dentro lo scenario di una economia sostenibile, pensiamo alla nascita dei 49 gruppi di acquisto solidale, consumatori consapevoli che si uniscono e indirizzano le loro scelte verso produttori responsabili promuovendo così cultura e microeconomia di qualità.

E infine, come non ricordare, la mobilitazione generosa e commovente dei volontari della Protezione Civile in questi ultimi mesi. Penso che più di tutti meriti un applauso.

Ma come non vedere che a tutto ciò fa da contraltare una leadership politica, in particolare quella di segno leghista, che raggiunto il suo apice di consenso e di influenza nelle istituzioni nazionali e locali, presenta un bilancio oggettivamente deludente, scarso nelle risorse economiche, pesante nelle occasioni perdute, involuto dal punto di vista culturale.

Non è forse così per quel che riguarda il federalismo? Il percorso di avvicinamento a questa riforma è stato costellato di tagli scriteriati equivalenti a quasi 17 milioni di euro tolti ai Comuni bergamaschi sopra i 5.000 abitanti. Il punto di arrivo sarà se possibile ancora peggio.

Non sono forse il segno del tradimento degli interessi del territorio in nome di quelli di partito, le vicende del Poliambulatorio di Ponte San Pietro e della cava ex Vailata di Treviglio? Su queste battaglie qualche hanno fa avremmo visto la Lega scendere in piazza, oggi l’abbiamo ritrovata nascosta nel palazzo a lavorare contro i Sindaci di territori che hanno espresso un’opinione chiara sulla necessità di non spostare un servizio o di evitare un intervento invasivo dal punto di vista ambientale. Come è mai possibile che si faccia l’esatto contrario senza alcun rispetto per chi rappresenta i cittadini?

E non sono storiche occasioni perse quella della sede dell’Università della Guardia di Finanza, o l’abbandono di fatto del Progetto di Porta Sud?

Non è segno di inefficienza che passino quasi più di 200 giorni dall’ideazione di un fondo straordinario anticrisi alla reale erogazione di contributi e servizi alle famiglie?

Non è forse il  segno di un fiato corto la continua polemica con le scelte della precedente Amministrazione Bettoni, senza uno straccio di prospettive per il futuro? Agripromo è solo l’ultima vicenda in ordine di tempo. Il buco del 2010, tutta farina del sacco di Pirovano, è più del doppio degli anni precedenti e la società, anche se ferma, continua ad accumulare debiti, a non pagare i fornitori, a mettere in cassa integrazione i lavoratori e a svendere tutto, anche i mobili.

E ancora, sull’idea di rete educativa, non è  una chiusura miope quella di non voler coinvolgere nel pensare e agire le politiche in favore dei giovani  il mondo degli oratori e della cooperazione sociale, salvo poi finanziare le feste della birra dei giovani del proprio partito?

E non è irresponsabile, mentre i numeri ci parlano di quasi 578 attività imprenditoriali in più aperte da migranti sul nostro territorio, il 6% in più rispetto al 2009, che nei Comuni a guida leghista ci si inventi i modi più originali per discriminare gli stranieri, residenti e contribuenti, sui contributi sociali, i bonus bebè, i parcheggi, i fondi anticrisi?

E potremmo continuare, anche solo col preoccupante silenzio che regna sulla proposta di trasformazione della società che gestisce il nostro aeroporto. Per non parlare dei 300 milioni che si sprecheranno per evitare l’election day o dei 5 milioni che il decreto mille proroghe toglie alla ricerca e all’assistenza dei malati oncologici per prorogare il pagamento delle multe di pochi agricoltori che hanno sforato le quote latte.

E allora dev’essere chiaro un punto. La gestione del potere inaugurata dalla Lega, le logiche e gli interessi interni a quel partito, si stanno pesantemente dimostrando altra cosa rispetto agli interessi di questo territorio.

Se questa è la realtà, allora non possiamo non vedere come anche oggi ci sia bisogno di una fase nuova della democrazia e della politica, in Italia, al nord, a Bergamo, una fase pragmatica e visionaria al tempo stesso, un’utopia concreta, come 150 anni fa lo era unire l’Italia.

E’ così che possiamo riprendere in mano le nostre ambizioni. Ed è immaginando questo orizzonte che abbiamo voluto mettere al centro della nostra riflessione cinque parole: comunità, territorio, coesione, modernizzazione, che rappresentano il terreno sul quale si gioca la partita del cambiamento. E poi la quinta parola, alleanza, alleanze culturali prim’ancora che partitiche, alleanze sociali con i mondi del volontariato, del sociale, delle nuove professioni, dell’impresa, dell’ambiente, del sapere, che svolgono una funzione quotidiana e reale di cambiamento spesso a prescindere dalla politica, a volte trovando in essa ostacoli e complicazioni.

Sulla dimensione della coesione, della reciprocità, penso ci siano domande aperte che vengono dal mondo dell’imprenditoria sociale, una realtà che non si accontenta più, giustamente, di occupare lo spazio lasciato vuoto dal pubblico statale. Ne è un esempio Welfare Italia, con la sua proposta di medicina di territorio di qualità elevata a prezzi contenuti che lo scorso primo ottobre ha aperto il primo centro nell’area bergamasca a San Pellegrino. Io credo che la domanda sia questa: può esserci una politica che si pone la questione di come produrre beni pubblici anche in campo sociale che si pongano fuori dal monopolio statale senza per questo cedere alle logiche della privatizzazione più spinta? Tra difesa a prescindere della pubblica amministrazione e acritica adesione alla logica della voucerizzazione dei servizi, si può immaginare, e farne un simbolo della nostra proposta, un’idea di servizio pubblico che si riconosca in tutto ciò che dal basso costruisce pratiche sociali, crescita della comunità, coesione e responsabilità territoriale? Guardate, ciò è ancor più necessario in Lombardia, dove troppo spesso si assiste a distorsioni della logica della sussidiarietà, che per noi non è sinonimo di esternalizzazione, delega in bianco, sfruttamento delle risorse private. Alla distanza che ci separa dall’approccio del centrodestra, non possiamo però rispondere con vecchie ricette. Tra statalismo centralista e cieco laissez faire, e’ urgente promuovere l’idea che per “pubblico”, all’interno di una cornice di regole, obiettivi e diritti certi per gli utenti e i lavoratori, possa essere considerato tutto ciò che, auto-organizzandosi, concorre a creare capitale sociale, reti di protezione, cittadinanza attiva per la costruzione di un welfare mix e delle welfare society.

Certo, si dirà, i soggetti della reciprocità sono in campo a prescindere dal colore politico, ma credo sia interesse di tutti lavorare non per sopravvivere, ma, la voglio dire così, per tentare di costruire una egemonia. E allora, di fronte agli imprenditori politici della paura, al populismo territoriale della Lega e a quello mediatico di Berlusconi, al tentativo di costruire da un lato comunità rancorose contro chi già vive in mezzo a noi e dall’altro di sciogliere la paura dentro il carisma personale, ebbene, di fronte a queste derive anche la cura, la comunità aperta rischiano di uscirne male, di perdere la sfida culturale contro una logica per cui la responsabilità verso le fragilità è ammessa solo per chi rimane dentro il perimetro dei simili oppure viene accettata solo dentro una logica compassionevole strumentale all’erosione dei diritti sociali.

E proprio ai diritti, al lavoro come diritto fondamentale dell’essere umano, ha richiamato l’attenzione il Vescovo Francesco parlando al consiglio pastorale diocesano.  Mons. Beschi, nell’annunciare un grande momento di riflessione di tutta la società bergamasca sul tema del lavoro, e riempiendo in questo senso un vuoto enorme lasciato dalle Istituzioni, ha sottolineato la preoccupazione per una dimensione del lavoro considerato solo come un modo per far soldi, svuotato della sua valenza educativa, ponendo una domanda terribilmente attuale: che cosa succede se scopro di potermi arricchire senza lavorare? E questa domanda si accompagna ad un’altra che riguarda soprattutto i nostri giovani: che succede se mi accorgo che con meno studio e meno diritti guadagno di più nell’immediato. La risposta è chiara, e coinvolge, oltre ai destini personali, anche la competitività del nostro tessuto economico.

E allora per riavviare lo sviluppo e la produttività non servono minori tutele, ma più diritti, più sicurezza, anche più legalità. E anche più politica.

Il 2010 è stato un anno di disoccupazione, protesta, difficoltà. Noi siamo stati davanti alle fabbriche, non solo quando c’erano le telecamere accese. Ma ora è il momento che la politica dia veramente una mano per passare dalla fase di emergenza a quella di un allargamento delle attività economiche e delle possibilità di occupazione. Il tema è quello di rimettere al centro i fattori produttivi capaci di rendere attrattivo un territorio.

Qualità del lavoro e del prodotto e quindi formazione, ricerca, riqualificazione, internazionalizzazione. Una strategia per connettere i centri di ricerca e innovazione pubblici e privati. Politiche per cambiare una realtà bergamasca che si colloca agli ultimi posti in Italia per il tasso di scolarizzazione e al primo in Lombardia per gli abbandoni scolastici.

Riduzione del carico fiscale sul reddito da lavoro e impresa per spostarlo sulle rendite, e agevolazioni fiscali per chi decide di investire sulla green economy.

Si deve infatti poter inaugurare un ciclo produttivo basato sull’economia verde, sulla crescita ecosostenibile, sulla riconversione ecocompatibile degli edifici pubblici, perché siamo insieme al Benelux la parte più inquinata d’Europa, perché la nostra provincia è la più edificata in Lombardia, regione nella quale Bergamo, insieme a Lodi, registra il maggior numero di tumori.

Garanzia per l’accesso al credito e per i pagamenti da parte della pubblica amministrazione.

Investire decisamente sulle opportunità che l’economia turistica rappresenta, dotandoci delle indispensabili infrastrutture materiali, in modo particolare quelle su ferro (il collegamento bergamo-orio, la rete tramviaria Bergamo-Villa d’Almè, polo d’interscambio di ponte con l’utilizzo urbano della tratta ponte-albano) e di quelle immateriali, in particolare la fibra ottica e la banda larga che se diffusa in modo capillare permetterebbe alle piccole e medie imprese di comunicare con tutto il mondo senza dover spendere un sacco di soldi.

Aumentare l’occupazione femminile integrando le politiche attive del lavoro con reali supporti alle donne, come regimi orari particolari, asili nido aziendali e territoriali.Le nostre proposte per l’immediato e il medio periodo ai vari livelli istituzionali ci sono tutte.

E sul tema della modernizzazione voglio dire questo. Il Partito Democratico è nato anche per affermare una  cultura  capace di misurarsi con quella forte aspirazione all’autonomia e all’autoaffermazione degli individui che troppo spesso nel passato, sbagliando, noi abbiamo scambiato per egoismo relazionandoci ad essa solo con l’argomento dell’evasione fiscale, e che invece rappresenta capacità, talenti, merito e voglia di fare che accomuna operai, liberi professionisti, artigiani. Su questo oggi abbiamo le carte in regola e possiamo permetterci di indicare i limiti altrui.

Perché se è vero, come ha affermato di recente il Presidente dei giovani imprenditori bergamaschi, che oggi a competere sono i territori nel loro insieme, com’è possibile che mentre in Europa, anche attorno ai centri medi urbani, si costituiscono sistemi che investono sulla logica delle tre T, tecnologia, talenti, tolleranza, qui da noi ci sia una classe politica che lavora contro le integrazioni possibili soffiando sulle paure, che riduce i fondi per la nostra Università, che è in ritardo sul tema delle infrastrutture digitali, che taglia le risorse per il trasporto pubblico (a Bergamo 600 km in meno).

E’ un altro segnale di come il partito da più tempo presente in parlamento, che stasera a Bergamo festeggerà la sua storia, la dimostri davvero tutta la sua vecchiaia, nelle idee, nel governo del territorio, nella gestione del potere, ed è ora che venga sostituito da soggetti più giovani guidati da gruppi dirigenti capaci di governare il cambiamento.

E allora, a Bergamo come nel Paese, partendo dalle prossime elezioni amministrative con lo sguardo rivolto al 2014, è tempo di costruire un’alternativa democratica di territorio: alleanze culturali, alleanze politiche e alleanze sociali, e una proposta politica nuova che rompa col passato e sappia intercettare le energie di una Bergamo migliore e popolare.

Grazie e buon lavoro a tutti noi.

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