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DIRITTI D’IMBARCO: MISIANI (PD), LA RISPOSTA DEL GOVERNO E’ INSODDISFACENTE

“La risposta del Governo alla mia interrogazione è stata sollecita, ma i contenuti sono insoddisfacenti”. E’ il commento di Antonio Misiani, deputato Pd, a fronte della risposta comunicata ieri dal sottosegretario all’economia Paola De Micheli in commissione bilancio della Camera all’interrogazione sull’addizionale comunale sui diritti d’imbarco aeroportuali. “Il ministero dell’economia – prosegue Misiani – da una parte ha confermato che questa entrata rimane un tributo comunale al di là delle modifiche normative intervenute negli anni, dall’altra non ha dato i chiarimenti che ci aspettavamo in merito alle evidenti discrasie tra il gettito teoricamente spettante ai comuni (oltre 126 milioni tra il 2005 e il 2014) e quello effettivamente erogato (meno di 53 milioni, con una perdita di oltre 73 milioni). Nulla, infine, sul mancato riversamento da parte dei gestori, che secondo Anci potrebbe ammontare a quasi 27 milioni tra il 2005 e il 2014.” “Prendiamo atto con favore – conclude Misiani – del fatto che la Conferenza Stato-città e autonomie locali ha avviato l’esame di una possibile revisione del procedimento di assegnazione, ma non possiamo accontentarci di questo: serve una soluzione per il pregresso. Torneremo alla carica, sollecitando nuovamente il governo in merito a questa vicenda.”

Il testo della risposta del governo si può leggere Qui

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ENTI LOCALI: MISIANI, L’APPROVAZIONE DEL DECRETO È UN BEL PASSO AVANTI

L’approvazione definitiva a larga maggioranza del decreto enti locali rappresenta un bel passo in avanti per il sistema delle autonomie locali. L’attuazione della riforma Delrio viene rimessa in carreggiata, con la rimozione dei principali ostacoli per l’approvazione dei bilanci preventivi di province e città metropolitane e sanzioni per le regioni inadempienti. I comuni ricevono 530 milioni per compensare il minor gettito Imu e Tasi. Vengono recepite e attuate tutte le intese intercorse in questi mesi tra il governo, le regioni e gli enti locali, comprese quelle in campo sanitario. I benefici per gli enti locali bergamaschi sono rilevanti, dall’allentamento del patto di stabilità per oltre 27 milioni all’alleggerimento di quasi 30 milioni di euro della situazione finanziaria della provincia. Molto lavoro rimane da fare, in vista della sessione di bilancio autunnale, ma i nodi più delicati rimasti aperti dopo l’approvazione della legge di stabilità 2015 sono stati affrontati. La genesi del decreto è stata lunga e faticosa: risale al 10 marzo la lettera che 36 deputati del Pd hanno indirizzato a Renzi sollecitando un provvedimento urgente per gli enti locali (primo firmatario il sottoscritto). Ma ora, finalmente, il Parlamento ha messo un punto fermo con la condivisione di tutte le rappresentanze degli enti territoriali.

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Comunicato: servizio civile – Misiani: occorre trovare i fondi governativi per rilanciare questo strumento

“Il servizio civile è un’opportunità importante di impegno dei giovani al servizio della comunità. Sono tra coloro che hanno sottoscritto l’appello lanciato dalla Conferenza nazionale enti servizio civile e sono convinto che vada fatto ogni sforzo per trovare i fondi governativi per rilanciare questo strumento” afferma Antonio Misiani, deputato e tesoriere nazionale PD. “Non è una bella notizia quella apparsa oggi sui giornali locali. Il bando 2013 si deve fare, perchè, giustamente, lo aspettano molti bergamaschi e per molti enti del terzo settore avere dei progetti significa poter avere presenti dei ragazzi e operare efficacemente.” Secondo Misiani “Va chiesta a tutti una precisa assunzione di responsabilità: il governo trovi le risorse, gli enti di terzo settore garantiscano un’applicazione rigorosa della normativa, il Parlamento discuta una riforma organica del settore ripartendo dalle proposte di legge presentate nella scorsa legislatura”.

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Manovra: Misiani (Pd), sacrosanta la protesta dei sindaci

La protesta è sacrosanta e il suo carattere trasversale le conferisce una particolare valenza. In poco tempo il mondo delle autonomie locali è passato dalle promesse miracolistiche legate all’attuazione del federalismo fiscale al risveglio amarissimo di tre manovre (quella del 2010 e i due decreti di quest’estate) che hanno scaricato sugli enti locali una parte del tutto sproporzionata dello sforzo di risanamento dei conti pubblici. Oggi i comuni sono vicini al punto di rottura, tra tagli insostenibili dei loro bilanci e “riforme” affrettate e raffazzonate che individuano nelle istituzioni democratiche locali un comodo capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica che chiede meno costi della politica.
Il nodo degli enti locali è uno dei piú delicati delle due manovre dell’estate 2011. Senza un chiaro cambio di rotta, il rischio non è solo la morte nella culla del federalismo fiscale, ma soprattutto un colpo durissimo per la crescita (che non riparte se gli investimenti locali crollano) e la coesione sociale (che dipende in misura cruciale dalla tenuta del welfare territoriale).
Il Pd ha presentato da tempo le sue controproposte: il ridimensionamento dei tagli, spostando il riequilibrio dei conti pubblici sulle amministrazioni centrali; un piano serio di razionalizzazione e accorpamento delle province; la gestione associata dei servizi obbligatoria per i piccoli comuni come chiave per recuperare efficienza e risorse a livello municipale. Sono proposte che coincidono in larga parte con quelle avanzate dalle autonomie locali. Ci auguriamo che il Governo le raccolga, iniziando a cambiare segno ad una manovra iniqua e inefficace.

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COMUNI: MISIANI (PD), POSSIBILI SANZIONI MENO PESANTI

Ma ad una condizione: che si proceda contestualmente a modificare il comma 122 dell’art. 1 della legge di Stabilità riducendo ‘gli spazi finanziari da utilizzare per la riduzione degli obiettivi programmatici 2011′, ovvero il nuovo meccanismo di premialità. “La risposta del Governo va valutata positivamente perché sono tanti i comuni che rischiano di essere messi in ginocchio dalle nuove sanzioni – commenta l’on. Antonio Misiani (PD), che ha firmato insieme agli on.li Rubinato e Baretta un’interrogazione presentata in Commissione bilancio. Secondo Misiani “Il sottosegretario Giorgetti ha riconosciuto che il problema da noi evidenziato è fondato. Troppe volte però alle promesse non sono seguiti i fatti. Per questo sarà necessario incalzare il Governo”.

L’inasprimento delle sanzioni introdotto dal Governo con la manovra economica dell’estate scorsa sta mettendo in crisi i Comuni che hanno dovuto sforare il patto di stabilità interno nell’anno 2010 e che ora come sanzione si vedono pressoché azzerati i trasferimenti statali. “Se non intervengono cambiamenti – ha ricordato l’on. Misiani – questi Comuni non solo non potranno approvare il bilancio 2011 ma saranno costretti a tagliare drasticamente i servizi essenziali ai cittadini”.

“Il Governo centrale – sostiene Misiani – ha scaricato l’onere del risanamento dei conti pubblici sulle spalle degli enti locali. Nel 2010, secondo i dati ancora provvisori del monitoraggio sul Patto, i Comuni hanno addirittura migliorato di circa 700 milioni di euro l’obiettivo già pesante di oltre 2 miliardi di surplus impostogli per il 2010 da Tremonti. Così non si può andare avanti: al di là delle chiacchiere sul federalismo municipale, la realtà è che oggi i Comuni continuano ad essere spremuti per coprire i buchi del Governo centrale”.

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La Lega? Dimostra tutta la sua vecchiaia!

Il Partito Democratico rilancia la propria proposta di governo con un momento di forte relazione con artigiani, industriali, cooperazione sociale e associazionismo. Nel giorno in cui la Lega festeggia un passato che non c’è più, il Pd costruisce legami per governare il cambiamento.

Il dvd del convegno è disponibile presso la Federazione di Bergamo.
Qui sotto la relazione introduttiva di Matteo Rossi (resp. enti locali Pd Lombardia)

L’appuntamento di questa mattina nasce all’interno della Scuola di politica del partito democratico in collaborazione con il Centro studi nazionale presieduto da Gianni Cuperlo che concluderà i nostri lavori e ringraziamo per essere tornato a trovarci.

Lo abbiamo ideato non solo in vista delle elezioni amministrative della primavera prossima, ma anche perché ci sembra il momento di rilanciare una proposta di governo per il territorio e per il Paese.

Riflettere attorno al ruolo dei nostri Comuni oggi non poteva limitarsi all’analisi dei programmi e delle cose da fare, ma meritava un approfondimento, che con un occhio guardasse alla nostra storia, nel 150° anniversario dell’unità, e che al tempo stesso sapesse guardare al futuro da costruire, provando a condividere quale sia lo scenario, il senso più profondo di ciascun pezzetto di cambiamento che proviamo a determinare amministrando le nostre comunità locali.  

E guardando al passato, con orgoglio, al fondamentale contributo che la nostra terra seppe dare alle lotte risorgimentali, rendiamo omaggio ai nostri giovani di allora. Proviamo a immaginare cosa succedeva qui attorno nel 1860, era primavera, il 20 aprile, e tra gli studenti di Bergamo si sparge la voce della spedizione di Garibaldi. Gli arruolamenti si facevano qui vicino, nel teatrino di filodrammatici che stava in un vecchio fabbricato di via Borfuro. Si arruolano circa 180 giovani, la maggior parte con meno di  22 anni, sono operai e artigiani.  La mattina del 3 maggio l’appuntamento è alla stazione dei treni, per poi partire per la Sicilia due giorni dopo. Il Garibaldino Guido Sylva la racconta così nelle sue memorie: “Lungo il viale della ferrovia era una fila di gente che a quella s’incamminava. I partenti si distinguevano dai fagotti, molti erano accompagnati dagli amici e dai parenti, altri invece si davano cura di passare inosservati, di sottrarsi alle ricerche dei famigliari che sapevano contrari ai loro divisamenti. La stazione era letteralmente zeppa di popolo. Sotto l’influsso di quella frenesia, di quel delirio, alcuni dei nostri amici e condiscepoli  rimasti fino ad allora indifferenti in mezzo al nostro entusiasmo, o magari anzi oppositori accaniti di un’impresa ch’essi reputavano non che temeraria, ma addirittura pazza, scossero la loro primitiva ostinata ed ostentata apatia, e si trovarono, quasi inconsciamente, a prendere posto al nostro fianco e a seguirci a Marsala e oltre”.

Non so se ne esistano, ma attraverso questa descrizione potremmo immaginare una fotografia di quella mattina, per poi cercarne altre, più recenti, nelle quali si mischiano l’elettricità del momento, l’ansia per le scelte personali che insieme a quelle degli altri diventano coraggio collettivo, mobilitazione. Me ne sono venute in mente alcune, di epoche e significati diversi: nel dopoguerra, l’ingresso nella Bergamo liberata delle Brigate Partigiane, e in tempi più recenti, il fiume di persone che il 9 maggio, dalla mattina alla sera, dalla stazione a Porta Nuova, salutavano la sfilata conclusiva dell’adunata nazionale degli alpini, dopo tre giorni in cui la voglia di stare insieme aveva trascinato nelle strade migliaia di bergamaschi. O ancora, ciò che succede in ottobre da sette anni a questa parte quando BergamoScienza proietta la nostra città nel futuro, e la rende capitale dell’innovazione, del sapere e della ricerca. 100mila sono state le presenze nel 2010.  O infine, poche settimane fa, la mattina del 13 febbraio, le duemila persone che rispondendo all’appello delle donne si sono ritrovate in centro città nella sorpresa generale.

Ma oltre a queste istantanee di una Bergamo migliore, non elitaria, moderna e popolare al tempo stesso, noi sappiamo che si stanno affermando in questa provincia processi, leadership, aggregazioni, esperienze nei campi associativo, culturale, religioso, economico, che sono portatori di una visione di speranza, intendendo con questa parola un modo di guardare al futuro che ha dentro un messaggio di apertura, e quindi anche di competitività, se è vero come è vero che nella globalizzazione saranno le società aperte quelle più competitive e capaci di primeggiare.

C’è una ricchezza di competenze e di sensibilità che sfida la politica ad aprirsi.

Nel mondo del sapere e della ricerca, pensiamo al nuovo impulso dato all’Università dal rettore Paleari, la forte relazione che sta costruendo con la città e al contributo che sta dando alle istituzioni e all’impresa affinché investano sull’economia della qualità e della conoscenza.

Nel campo associativo, come non vedere le ventimila persone che hanno attraversato il percorso di “Molte fedi sotto lo stesso cielo” organizzato dalle Acli che hanno svelato il volto di una Bergamo alternativa agli stereotipi che il leghismo ci ha cucito addosso.

Pensiamo al nuovo protagonismo della piccola e media impresa e del mondo cooperativo, al tasso di responsabilità sociale verso il territorio che questi processi di aggregazione hanno significato, e a come questo si possa toccare con mano nella differenza profonda intercorsa nella gestione da un lato della crisi della Indesit e dall’altro nella costruzione del Progetto per il rilancio economico della Val Seriana.

E sempre in campo economico voglio ricordare le 18 nuove idee che nel 2010 si sono trasformate in nuove imprese nei campi della ricerca, dell’informatica, della green economy, del turismo, grazie alla collaborazione con l’Incubatore d’Impresa e la Camera di Commercio

E ancora, guardiamo alle decine di Sindaci che hanno raccolto la proposta dell’Unione Europea facendo rete nella Covenant of Major per il miglioramento dell’efficienza energetica e le promozione delle fonti rinnovabili, portando la nostra provincia ad essere la prima in Europa per il numero di adesioni.

E dentro lo scenario di una economia sostenibile, pensiamo alla nascita dei 49 gruppi di acquisto solidale, consumatori consapevoli che si uniscono e indirizzano le loro scelte verso produttori responsabili promuovendo così cultura e microeconomia di qualità.

E infine, come non ricordare, la mobilitazione generosa e commovente dei volontari della Protezione Civile in questi ultimi mesi. Penso che più di tutti meriti un applauso.

Ma come non vedere che a tutto ciò fa da contraltare una leadership politica, in particolare quella di segno leghista, che raggiunto il suo apice di consenso e di influenza nelle istituzioni nazionali e locali, presenta un bilancio oggettivamente deludente, scarso nelle risorse economiche, pesante nelle occasioni perdute, involuto dal punto di vista culturale.

Non è forse così per quel che riguarda il federalismo? Il percorso di avvicinamento a questa riforma è stato costellato di tagli scriteriati equivalenti a quasi 17 milioni di euro tolti ai Comuni bergamaschi sopra i 5.000 abitanti. Il punto di arrivo sarà se possibile ancora peggio.

Non sono forse il segno del tradimento degli interessi del territorio in nome di quelli di partito, le vicende del Poliambulatorio di Ponte San Pietro e della cava ex Vailata di Treviglio? Su queste battaglie qualche hanno fa avremmo visto la Lega scendere in piazza, oggi l’abbiamo ritrovata nascosta nel palazzo a lavorare contro i Sindaci di territori che hanno espresso un’opinione chiara sulla necessità di non spostare un servizio o di evitare un intervento invasivo dal punto di vista ambientale. Come è mai possibile che si faccia l’esatto contrario senza alcun rispetto per chi rappresenta i cittadini?

E non sono storiche occasioni perse quella della sede dell’Università della Guardia di Finanza, o l’abbandono di fatto del Progetto di Porta Sud?

Non è segno di inefficienza che passino quasi più di 200 giorni dall’ideazione di un fondo straordinario anticrisi alla reale erogazione di contributi e servizi alle famiglie?

Non è forse il  segno di un fiato corto la continua polemica con le scelte della precedente Amministrazione Bettoni, senza uno straccio di prospettive per il futuro? Agripromo è solo l’ultima vicenda in ordine di tempo. Il buco del 2010, tutta farina del sacco di Pirovano, è più del doppio degli anni precedenti e la società, anche se ferma, continua ad accumulare debiti, a non pagare i fornitori, a mettere in cassa integrazione i lavoratori e a svendere tutto, anche i mobili.

E ancora, sull’idea di rete educativa, non è  una chiusura miope quella di non voler coinvolgere nel pensare e agire le politiche in favore dei giovani  il mondo degli oratori e della cooperazione sociale, salvo poi finanziare le feste della birra dei giovani del proprio partito?

E non è irresponsabile, mentre i numeri ci parlano di quasi 578 attività imprenditoriali in più aperte da migranti sul nostro territorio, il 6% in più rispetto al 2009, che nei Comuni a guida leghista ci si inventi i modi più originali per discriminare gli stranieri, residenti e contribuenti, sui contributi sociali, i bonus bebè, i parcheggi, i fondi anticrisi?

E potremmo continuare, anche solo col preoccupante silenzio che regna sulla proposta di trasformazione della società che gestisce il nostro aeroporto. Per non parlare dei 300 milioni che si sprecheranno per evitare l’election day o dei 5 milioni che il decreto mille proroghe toglie alla ricerca e all’assistenza dei malati oncologici per prorogare il pagamento delle multe di pochi agricoltori che hanno sforato le quote latte.

E allora dev’essere chiaro un punto. La gestione del potere inaugurata dalla Lega, le logiche e gli interessi interni a quel partito, si stanno pesantemente dimostrando altra cosa rispetto agli interessi di questo territorio.

Se questa è la realtà, allora non possiamo non vedere come anche oggi ci sia bisogno di una fase nuova della democrazia e della politica, in Italia, al nord, a Bergamo, una fase pragmatica e visionaria al tempo stesso, un’utopia concreta, come 150 anni fa lo era unire l’Italia.

E’ così che possiamo riprendere in mano le nostre ambizioni. Ed è immaginando questo orizzonte che abbiamo voluto mettere al centro della nostra riflessione cinque parole: comunità, territorio, coesione, modernizzazione, che rappresentano il terreno sul quale si gioca la partita del cambiamento. E poi la quinta parola, alleanza, alleanze culturali prim’ancora che partitiche, alleanze sociali con i mondi del volontariato, del sociale, delle nuove professioni, dell’impresa, dell’ambiente, del sapere, che svolgono una funzione quotidiana e reale di cambiamento spesso a prescindere dalla politica, a volte trovando in essa ostacoli e complicazioni.

Sulla dimensione della coesione, della reciprocità, penso ci siano domande aperte che vengono dal mondo dell’imprenditoria sociale, una realtà che non si accontenta più, giustamente, di occupare lo spazio lasciato vuoto dal pubblico statale. Ne è un esempio Welfare Italia, con la sua proposta di medicina di territorio di qualità elevata a prezzi contenuti che lo scorso primo ottobre ha aperto il primo centro nell’area bergamasca a San Pellegrino. Io credo che la domanda sia questa: può esserci una politica che si pone la questione di come produrre beni pubblici anche in campo sociale che si pongano fuori dal monopolio statale senza per questo cedere alle logiche della privatizzazione più spinta? Tra difesa a prescindere della pubblica amministrazione e acritica adesione alla logica della voucerizzazione dei servizi, si può immaginare, e farne un simbolo della nostra proposta, un’idea di servizio pubblico che si riconosca in tutto ciò che dal basso costruisce pratiche sociali, crescita della comunità, coesione e responsabilità territoriale? Guardate, ciò è ancor più necessario in Lombardia, dove troppo spesso si assiste a distorsioni della logica della sussidiarietà, che per noi non è sinonimo di esternalizzazione, delega in bianco, sfruttamento delle risorse private. Alla distanza che ci separa dall’approccio del centrodestra, non possiamo però rispondere con vecchie ricette. Tra statalismo centralista e cieco laissez faire, e’ urgente promuovere l’idea che per “pubblico”, all’interno di una cornice di regole, obiettivi e diritti certi per gli utenti e i lavoratori, possa essere considerato tutto ciò che, auto-organizzandosi, concorre a creare capitale sociale, reti di protezione, cittadinanza attiva per la costruzione di un welfare mix e delle welfare society.

Certo, si dirà, i soggetti della reciprocità sono in campo a prescindere dal colore politico, ma credo sia interesse di tutti lavorare non per sopravvivere, ma, la voglio dire così, per tentare di costruire una egemonia. E allora, di fronte agli imprenditori politici della paura, al populismo territoriale della Lega e a quello mediatico di Berlusconi, al tentativo di costruire da un lato comunità rancorose contro chi già vive in mezzo a noi e dall’altro di sciogliere la paura dentro il carisma personale, ebbene, di fronte a queste derive anche la cura, la comunità aperta rischiano di uscirne male, di perdere la sfida culturale contro una logica per cui la responsabilità verso le fragilità è ammessa solo per chi rimane dentro il perimetro dei simili oppure viene accettata solo dentro una logica compassionevole strumentale all’erosione dei diritti sociali.

E proprio ai diritti, al lavoro come diritto fondamentale dell’essere umano, ha richiamato l’attenzione il Vescovo Francesco parlando al consiglio pastorale diocesano.  Mons. Beschi, nell’annunciare un grande momento di riflessione di tutta la società bergamasca sul tema del lavoro, e riempiendo in questo senso un vuoto enorme lasciato dalle Istituzioni, ha sottolineato la preoccupazione per una dimensione del lavoro considerato solo come un modo per far soldi, svuotato della sua valenza educativa, ponendo una domanda terribilmente attuale: che cosa succede se scopro di potermi arricchire senza lavorare? E questa domanda si accompagna ad un’altra che riguarda soprattutto i nostri giovani: che succede se mi accorgo che con meno studio e meno diritti guadagno di più nell’immediato. La risposta è chiara, e coinvolge, oltre ai destini personali, anche la competitività del nostro tessuto economico.

E allora per riavviare lo sviluppo e la produttività non servono minori tutele, ma più diritti, più sicurezza, anche più legalità. E anche più politica.

Il 2010 è stato un anno di disoccupazione, protesta, difficoltà. Noi siamo stati davanti alle fabbriche, non solo quando c’erano le telecamere accese. Ma ora è il momento che la politica dia veramente una mano per passare dalla fase di emergenza a quella di un allargamento delle attività economiche e delle possibilità di occupazione. Il tema è quello di rimettere al centro i fattori produttivi capaci di rendere attrattivo un territorio.

Qualità del lavoro e del prodotto e quindi formazione, ricerca, riqualificazione, internazionalizzazione. Una strategia per connettere i centri di ricerca e innovazione pubblici e privati. Politiche per cambiare una realtà bergamasca che si colloca agli ultimi posti in Italia per il tasso di scolarizzazione e al primo in Lombardia per gli abbandoni scolastici.

Riduzione del carico fiscale sul reddito da lavoro e impresa per spostarlo sulle rendite, e agevolazioni fiscali per chi decide di investire sulla green economy.

Si deve infatti poter inaugurare un ciclo produttivo basato sull’economia verde, sulla crescita ecosostenibile, sulla riconversione ecocompatibile degli edifici pubblici, perché siamo insieme al Benelux la parte più inquinata d’Europa, perché la nostra provincia è la più edificata in Lombardia, regione nella quale Bergamo, insieme a Lodi, registra il maggior numero di tumori.

Garanzia per l’accesso al credito e per i pagamenti da parte della pubblica amministrazione.

Investire decisamente sulle opportunità che l’economia turistica rappresenta, dotandoci delle indispensabili infrastrutture materiali, in modo particolare quelle su ferro (il collegamento bergamo-orio, la rete tramviaria Bergamo-Villa d’Almè, polo d’interscambio di ponte con l’utilizzo urbano della tratta ponte-albano) e di quelle immateriali, in particolare la fibra ottica e la banda larga che se diffusa in modo capillare permetterebbe alle piccole e medie imprese di comunicare con tutto il mondo senza dover spendere un sacco di soldi.

Aumentare l’occupazione femminile integrando le politiche attive del lavoro con reali supporti alle donne, come regimi orari particolari, asili nido aziendali e territoriali.Le nostre proposte per l’immediato e il medio periodo ai vari livelli istituzionali ci sono tutte.

E sul tema della modernizzazione voglio dire questo. Il Partito Democratico è nato anche per affermare una  cultura  capace di misurarsi con quella forte aspirazione all’autonomia e all’autoaffermazione degli individui che troppo spesso nel passato, sbagliando, noi abbiamo scambiato per egoismo relazionandoci ad essa solo con l’argomento dell’evasione fiscale, e che invece rappresenta capacità, talenti, merito e voglia di fare che accomuna operai, liberi professionisti, artigiani. Su questo oggi abbiamo le carte in regola e possiamo permetterci di indicare i limiti altrui.

Perché se è vero, come ha affermato di recente il Presidente dei giovani imprenditori bergamaschi, che oggi a competere sono i territori nel loro insieme, com’è possibile che mentre in Europa, anche attorno ai centri medi urbani, si costituiscono sistemi che investono sulla logica delle tre T, tecnologia, talenti, tolleranza, qui da noi ci sia una classe politica che lavora contro le integrazioni possibili soffiando sulle paure, che riduce i fondi per la nostra Università, che è in ritardo sul tema delle infrastrutture digitali, che taglia le risorse per il trasporto pubblico (a Bergamo 600 km in meno).

E’ un altro segnale di come il partito da più tempo presente in parlamento, che stasera a Bergamo festeggerà la sua storia, la dimostri davvero tutta la sua vecchiaia, nelle idee, nel governo del territorio, nella gestione del potere, ed è ora che venga sostituito da soggetti più giovani guidati da gruppi dirigenti capaci di governare il cambiamento.

E allora, a Bergamo come nel Paese, partendo dalle prossime elezioni amministrative con lo sguardo rivolto al 2014, è tempo di costruire un’alternativa democratica di territorio: alleanze culturali, alleanze politiche e alleanze sociali, e una proposta politica nuova che rompa col passato e sappia intercettare le energie di una Bergamo migliore e popolare.

Grazie e buon lavoro a tutti noi.

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