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ENTI LOCALI: MISIANI, IL GOVERNO FACCIA UNO SFORZO ULTERIORE SU PROVINCE, FONDI SOCIALI E TPL

“Sulle province e sui fondi per il sociale e il trasporto pubblico locale serve uno sforzo ulteriore da parte del governo” dichiara Antonio Misiani, deputato Pd e membro della Commissione bilancio. “Gli enti di area vasta rischiano, a due settimane dalla scadenza, di non chiudere i bilanci di previsione. Questa situazione di grande difficoltà ha portato l’Unione delle province italiane ad avviare una mobilitazione di protesta: questo grido di allarme non può e non deve rimanere inascoltato. Nella legge di bilancio 2017 il governo ha fatto un passo importante, stanziando 900 milioni per cancellare gli ulteriori tagli previsti da quest’anno. Lo squilibrio dei conti di province e città metropolitane rimane però rilevante e non sostenibile. Solleciteremo il governo affinché Il decreto legge enti locali, di imminente emanazione, dia risposte concrete recuperando le risorse necessarie per coprire le funzioni fondamentali degli enti di area vasta, a partire da strade e scuole. Ci auguriamo un passo in avanti da parte del governo (e delle regioni) anche sul taglio del fondo non autosufficienze, del fondo nazionale politiche sociali e del fondo per il trasporto pubblico locale deciso nei giorni scorsi in conferenza Stato-regioni per ripartire le riduzioni di risorse previste dalla legge di stabilità 2016. In questi anni il governo Renzi ha segnato una rinnovata e positiva attenzione nei confronti delle politiche sociali, rafforzando e stabilizzando i fondi ad esse destinati. Ridurre questi stanziamenti rappresenterebbe oggettivamente una battuta d’arresto. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, va sottolineato positivamente il fatto che l’ammontare del fondo sia stato sganciato dal gettito delle accise su benzina e gasolio, scongiurando un taglio molto più pesante. Il settore è però in condizione di oggettiva sofferenza, a causa dei tagli subìti negli anni passati. Ci auguriamo perciò che il confronto tra lo Stato e le regioni si riapra per costruire soluzioni diverse e meno impattanti sui cittadini”.

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Comuni: Misiani, lo sblocco delle assunzioni è un primo passo importante

I comuni virtuosi, con un rapporto dipendenti-popolazione sotto controllo, devono avere la possibilità di rimpiazzare tutti i dipendenti che vanno in pensione. Lo dobbiamo ai cittadini, che hanno diritto a servizi comunali pienamente operativi. Lo sblocco della mobilità e delle assunzioni nei comuni della Lombardia, comunicato ufficialmente due giorni fa in relazione al completamento della ricollocazione dei dipendenti ex provinciali, è una buona notizia, un passo importante verso il ritorno alla normalità. Ora è necessario rivedere e semplificare il complesso dei vincoli che continuano a limitare il turnover in molti enti locali. Con il decreto legge 113 del 2016 – di cui sono stato relatore alla Camera – abbiamo nettamente migliorato la condizione dei comuni “virtuosi” fino a 10 mila abitanti, portando dal 25 al 75 per cento il limite di rimpiazzo del turnover negli enti con rapporto dipendenti-popolazione inferiore ai limiti previsti dal ministero dell’interno. Questa scelta, in provincia di Bergamo, ha portato dal 23 al 90 per cento la quota di comuni con limite al turnover pari o superiore al 75 per cento. A questa apertura va aggiunto il piano straordinario triennale di assunzioni negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, previsto anch’esso dal decreto legge 113. Ora è necessario che la legge di bilancio 2017 completi la semplificazione dei vincoli, sbloccando il turnover anche per i comuni virtuosi con più di 10 mila abitanti. Il nostro impegno andrà in questa direzione.

Antonio Misiani
Deputato PD

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COMUNI: MISIANI, NECESSARIO RIVEDERE IL BLOCCO DEL TURN OVER

L’allarme lanciato dal sindaco di Stezzano e da tanti altri sindaci di tutta Italia sul rischio di chiusura di uffici e servizi comunali in relazione al blocco del turn over del personale è pienamente fondato. Come molti di noi avevano evidenziato nel corso della discussione della legge di stabilità 2016, il blocco quasi totale del turn over degli enti locali – che da quest’anno potranno rimpiazzare solo un quarto dei dipendenti che vanno in pensione – penalizza eccessivamente i comuni virtuosi e in particolare quelli di dimensione piccola e media. Nella legge di stabilità abbiamo inserito alla Camera un primo correttivo: i comuni in unione e quelli istituiti a seguito di fusione potranno infatti sostituire il 100 per cento di chi va in pensione. Ma è evidente che bisogna fare un passo in più. Il progetto di legge #comunesemplice, che ho presentato alla Camera il 16 marzo scorso, propone l’abolizione del blocco del turn over. per gli enti locali Proveremo a lavorare in questa direzione nelle prossime settimane, sollecitando il governo quanto meno a differenziare il limite, rimuovendolo o allentandolo per i comuni con un ridotto peso delle spese del personale sul totale delle spese correnti. Antonio Misiani Deputato Pd – Commissione bilancio Camera

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TASSE AEROPORTUALI: MISIANI (PD), I COMUNI HANNO RAGIONE. TORNEREMO ALLA CARICA IN PARLAMENTO

I comuni interessati hanno assolutamente ragione: l’adduzionale sui diritti di imbarco è un’imposta comunale che va trasferita rispettando tempi e criteri stabiliti dalla normativa. Negli ultimi anni il flusso dei finanziamenti è stato invece discontinuo, con mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti. Queste criticità vanno risolte. Nella discussione parlamentare della legge di stabilità avevamo presentato un emendamento per ridare certezza al riversamento dell’addizionale che però non è stato possibile accogliere. Torneremo alla carica con tutte le iniziative parlamentari utili per sollecitare i ministeri competenti. Confidiamo che anche su questo tema il Governo imprima una svolta positiva così come è avvenuto per il superamento del patto di stabilità e l’insieme della manovra finanziaria sugli enti locali.

Antonio Misiani
Deputato Pd – Commissione bilancio

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STABILITA’: MISIANI, RAFFORZATI GLI INCENTIVI PER UNIONI E FUSIONI DEI COMUNI

​L’approvazione dell’emendamento che stabilizza gli stanziamenti per gli incentivi destinati alle unioni e fusioni dei comuni (che erano inizialmente previsti per il solo triennio 2014-2016) raddoppiando quelli previsti per le fusioni ​rappresenta un passo in avanti importante per favorire i processi di aggregazione nella gestione delle funzioni e dei servizi comunali.
L’emendamento (4.9 Fanucci) è ​uno dei punti ​qualificanti ​del pacchetto di proposte sugli enti locali presentate dal gruppo Pd che ho coordinato.
​Ora è necessario rimettere mano alla gestione associata obbligatoria delle funzioni fondamentali dei comuni, prevista sin dal 2010 per poi essere sistematicamente rinviata, costruendo un percorso diverso con la definizione da parte delle province di aree omogenee. Questo tema è oggetto di un ulteriore emendamento Pd di cui sono primo firmatario.
Con l’approvazione dell’emendamento Fanucci da parte della Commissione bilancio della Camera vengono stabilizzati gli stanziamenti di 30 milioni annui per incentivare le unioni di comuni e di ulteriori 30 milioni annui per le fusioni (inizialmente previsti per il solo triennio 2014-2016), raddoppiando dal 20% al 40% la maggiorazione dei trasferimenti 2010 per i comuni istituiti a seguito di fusione.

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STABILITA’: MISIANI (PD), SUGLI ENTI LOCALI IMPORTANTI PASSI IN AVANTI GRAZIE AL LAVORO DEL GRUPPO PD

La discussione del disegno di legge di stabilità ha portato, grazie all’iniziativa e alle proposte del gruppo PD e al positivo confronto con il governo e i relatori, ad importanti passi in avanti per quanto riguarda la finanza locale.
I miglioramenti più rilevanti riguardano il finanziamento dei servizi gestiti dalle province e dalle città metropolitane, interessate dal processo di attuazione della legge 56/2014 (la cd. “riforma Delrio”):
a) l’emendamento dei relatori, che raccoglie le sollecitazioni del gruppo PD ha introdotto per il 2016 la possibilità per province e città metropolitane di redigere il bilancio di previsione per la sola annualità 2016. Viene inoltre prorogata la moratoria dei mutui e la possibilità di applicare ai bilanci preventivi gli avanzi liberi e destinati. Viene infine prevista la possibilità, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni, di applicare ai bilanci preventivi anche gli avanzi vincolati. Questo pacchetto di misure vale almeno 250 milioni di euro;
b) l’emendamento a prima firma Misiani incrementa lo stanziamento aggiuntivo per le province previsto dal disegno di legge di stabilità di 95 milioni di euro per il 2016 e di 70 milioni annui per il periodo 2017-2020;
c) un emendamento del governo, modificato da un subemendamento a prima firma Carnevali, ha attribuito alle regioni le funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali, stanziando 70 milioni per l’anno 2016;
d) un emendamento dei relatori, che riprende una proposta a prima firma De Menech, autorizza ANAS a stipulare accordi fino a 100 milioni di euro per la manutenzione delle strade trasferite alle province e alle città metropolitane in attuazione del decreto legislativo 112 del 1998;
e) un emendamento del relatore, che ha riformulato una proposta a prima firma Marchi, ha destinato una parte (30 milioni) del fondo per i dipendenti cd. “soprannumerari” alle province che non riescono a garantire il mantenimento della situazione finanziaria corrente per l’anno 2016, destinando alle province gli eventuali residui della parte rimanente del fondo soprannumerari.
Gli interventi riguardanti province e città metropolitane nell’insieme migliorano la condizione finanziaria di questi enti per una cifra compresa tra 500 e 600 milioni di euro. Significative anche le novità introdotte per i comuni:
a) un emendamento a prima firma Misiani sblocca il turn-over per i comuni istituiti a seguito di fusione e per le unioni dei comuni (il disegno di legge di stabilità lo limitava al 25 per cento per tutti gli enti locali);
b) un emendamento a prima firma Fanucci ha stabilizzato gli stanziamenti per incentivare le unioni (30 milioni annui) e le fusioni (30 milioni annui) dei comuni, raddoppiando la misura dell’incentivo previsto per le fusioni (che aumenta dal 20% al 40% dei trasferimenti 2010);
c) una proposta a prima firma Misiani ha stabilito l’assegnazione prioritaria ai comuni con meno di mille abitanti e ai comuni istituiti a seguito di fusione dal 2011 in avanti gli spazi finanziari ceduti dalle regioni per alleviare l’equilibrio di bilancio. Questa misura permette di attenuare l’impatto dell’introduzione del principio di equilibrio di bilancio per enti (i comuni con meno di mille abitanti e, per un periodo transitorio, quelli istituiti a seguito di fusione) che erano esclusi dal patto interno di stabilità;
d) un emendamento a prima firma Marchi permette ai comuni, per il biennio 2016-2017, di utilizzare gli oneri di urbanizzazione anche per spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale nonché per le spese di progettazione delle opere pubbliche. La proposta proroga inoltre a fine 2016 la possibilità per i comuni di ottenere anticipazioni di tesoreria fino a 5/12. Una norma interpretativa, infine, conferma gli aumenti della tariffa di pubblicità eventualmente deliberati prima dell’entrata in vigore del decreto legge 83 del 2012;
e) un emendamento a prima firma Marchi permette agli enti locali in dissesto che hanno presentato o approvato nel 2013 o 2014 il piano di riequilibrio pluriennale di rimodulare il piano stesso su un arco temporale di 30 anni, analogamente a quanto previsto per riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi.
Nel complesso, queste modifiche del disegno di legge stabilità migliorano sensibilmente il quadro finanziario degli enti locali, permettendo un adeguato finanziamento dei servizi essenziali erogati ai cittadini a livello comunale e di area vasta.

Antonio Misiani
Deputato PD – Commissione bilancio

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ENTI LOCALI: MISIANI, L’APPROVAZIONE DEL DECRETO È UN BEL PASSO AVANTI

L’approvazione definitiva a larga maggioranza del decreto enti locali rappresenta un bel passo in avanti per il sistema delle autonomie locali. L’attuazione della riforma Delrio viene rimessa in carreggiata, con la rimozione dei principali ostacoli per l’approvazione dei bilanci preventivi di province e città metropolitane e sanzioni per le regioni inadempienti. I comuni ricevono 530 milioni per compensare il minor gettito Imu e Tasi. Vengono recepite e attuate tutte le intese intercorse in questi mesi tra il governo, le regioni e gli enti locali, comprese quelle in campo sanitario. I benefici per gli enti locali bergamaschi sono rilevanti, dall’allentamento del patto di stabilità per oltre 27 milioni all’alleggerimento di quasi 30 milioni di euro della situazione finanziaria della provincia. Molto lavoro rimane da fare, in vista della sessione di bilancio autunnale, ma i nodi più delicati rimasti aperti dopo l’approvazione della legge di stabilità 2015 sono stati affrontati. La genesi del decreto è stata lunga e faticosa: risale al 10 marzo la lettera che 36 deputati del Pd hanno indirizzato a Renzi sollecitando un provvedimento urgente per gli enti locali (primo firmatario il sottoscritto). Ma ora, finalmente, il Parlamento ha messo un punto fermo con la condivisione di tutte le rappresentanze degli enti territoriali.

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Enti Locali: deputati PD, serve provvedimento urgente

Gli enti locali sono interessato da un profondo e ambizioso processo di riforma, dalle città metropolitane alle province sino all`associazione e aggregazione dei piccoli comuni, passando per l`armonizzazione contabile. Questo processo avviene in una fase di risorse scarse e in riduzione.
Processi di cambiamento di questa portata, che avvengono mentre si devono garantire servizi e diritti essenziali per le nostre comunità, richiedono certezze e stabilità del quadro finanziario, come sollecitato dal Presidente della Provincia e dai Sindaci di numerosi comuni bergamaschi a partire dal capoluogo.
La manovra finanziaria per il 2015 – nel suo insieme molto positiva per le scelte di politica economica e sociale – ha fortemente allentato il patto interno di stabilità e ha rifinanziato e stabilizzato i fondi sociali rivolti agli enti locali. Il governo ha inoltre destinato notevoli risorse agli interventi di edilizia scolastica dei comuni. Nel contempo, però, è stato tagliato il fondo di solidarietà comunale e riduzioni di risorse ancor più rilevanti sono state previste per le province e le città metropolitane, che attraversano una fase critica. E’ stata invece opportunamente rinviata al 2016 la definizione del nuovo assetto della fiscalità comunale, a partire da quella immobiliare. A tutto questo va aggiunto l’avvio dell’armonizzazione contabile, un’ulteriore, impegnativa sfida per gli enti locali.
Una serie di nodi sono particolarmente impellenti:
• l`implementazione del riordino istituzionale previsto per le province e le città metropolitane dalla legge 56/2014, fortemente condizionato dal quadro finanziario definito dalla legge di stabilità 2015, che va rivisto;
•il riparto del Fondo di solidarietà comunale, alla luce di quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, con il pagamento in tempi brevi ai comuni di un acconto sull`ammontare dovuto per il 2015;
•il ripristino per il 2015, nelle more dell`introduzione della local tax, del trasferimento integrativo di 625 milioni per compensare lo sforzo fiscale dei comuni;
•la rideterminazione degli obiettivi del patto di stabilità interno per gli enti locali, alla luce dell’intesa sancita per i comuni dalla Conferenza Stato-città-autonomie locali del 19 febbraio u.s. che per diventare operativa deve essere recepita da una apposita norma di legge;
•la rimodulazione delle sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilità interno nel 2014 per i comuni e la disapplicazione delle stesse per le province e le città metropolitane, necessaria a nostro giudizio in relazione ad una condizione finanziaria di straordinaria criticità.
Su molti di questi temi il governo, le regioni e gli enti locali hanno raggiunto un accordo di massima in sede di Conferenza unificata. Su altri è in atto un confronto serrato. Sta al governo varare un provvedimento urgente che risponda positivamente alle istanze degli enti locali, ponendo le basi per un intervento più organico di riorganizzazione della finanza locale. L`impegno dei parlamentari Pd va in questa direzione: lo abbiamo posto ufficialmente al governo in aula alla Camera mercoledì 4 marzo, proseguiremo a farlo nei prossimi giorni in tutte le sedi utili.
Antonio Misiani
Giuseppe Guerini
Giovanni Sanga
Elena Carnevali

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TRASPORTO PUBBLICO: MISIANI (PD), LA “RIBELLIONE” DI CECI E’ STUPEFACENTE

Parole così infuocate normalmente verrebbero utilizzate da una forza d’opposizione estrema.
Peccato che Ceci, come tutta la giunta del comune di Bergamo, appartenga allo stesso schieramento politico che governa la Lombardia e l’Italia: l’alleanza PDL – Lega.
Lo stesso schieramento che con la manovra finanziaria dell’estate 2011 ha tagliato così duramente le risorse degli enti locali da sancire, per citare il Celeste Presidente della Lombardia (un altro campione delle due parti in commedia), la morte del federalismo fiscale.
Dove sta la coerenza tra il sostegno di questo governo e dichiarazioni così forti contro la manovra voluta da PDL e Lega?
Gli elettori non possono essere presi in giro a lungo: si prenda atto che la stagione di Berlusconi è finita e lo si dica chiaramente. Altrimenti, meglio tacere. Perché gli italiani dei proclami “di lotta” sul territorio e “di governo” nella Capitale ne hanno piene le tasche.

Antonio Misiani
Deputato PD

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Finanza locale e quali prospettive del welfare – Intervento di Antonio Misiani – Commissione bicamerale per il federalismo fiscale

Desidero innanzitutto ringraziare lo Spi-Cgil di Lodi per l’opportunità di partecipare a questo convegno.
Il lavoro di ricerca presentato è di grande utilità sia per conoscere lo stato dell’arte della finanza dei vostri comuni sia per capire quali possono essere le prospettive future in una fase di grande cambiamento.
I numeri descrivono una condizione di difficoltà crescente, che deriva dalla politica anti-federalista promossa dal governo in questi anni. Dal 2008 in avanti gli amministratori locali hanno avuto le mani legate sul versante delle entrate – a causa della cancellazione dell’ICI sulla prima casa, del blocco dell’autonomia impositiva, dei tagli ai trasferimenti – e su quello delle uscite, condizionato da un patto interno di stabilità che sta provocando un vero e proprio crollo degli investimenti degli enti locali.
Secondo i dati del Documento di Economia e Finanza, discusso dal Parlamento poche settimane fa, nel 2010 i pagamenti in conto capitale delle amministrazioni locali sono crollati del 18,6% e questa tendenza è destinata a continuare, mettendo in grave difficoltà il tessuto economico locale. Sono tantissime, infatti, le piccole e medie imprese che lavorano per i comuni e che non vengono pagate per opere pubbliche già realizzate da enti che hanno in cassa milioni e milioni di euro che non possono spendere in virtù delle regole del patto.
Il federalismo fiscale doveva rappresentare una svolta positiva, ma come vedremo finora questo non è accaduto.
Da un punto di vista “quantitativo”, il percorso avviato con l’approvazione della legge 42 del 2009 è a buon punto. La Commissione parlamentare bicamerale ha approvato definitivamente sei decreti legislativi: federalismo demaniale, Roma capitale, fabbisogni standard, federalismo municipale, sanità-regioni-province e interventi speciali. Mancano all’appello temi importanti, ma possiamo dire di essere a circa due terzi del processo attuativo della legge delega. Il governo ha deciso una proroga di sei mesi e il termine della delega è stato posposto a novembre 2011.
Il punto è che dal punto di vista “qualitativo” quanto sta venendo avanti è ben al di sotto delle aspettative e delle necessità. La riforma federalista è debole, non è all’altezza di quanto servirebbe al Paese.
Si conferma una politica che ha scaricato sugli enti locali una parte sproporzionata dello sforzo di risanamento dei conti pubblici, attraverso una manovra fatta di tagli diretti dei trasferimenti erariali e tagli indiretti derivanti dalla riduzione delle risorse per le politiche sociali e dei trasferimenti alle regioni da ritrasferire ai comuni. L’operazione di fiscalizzazione dei trasferimenti viene prevista, dunque, in un quadro di risorse decrescenti.
In un contesto di tagli, è inevitabile che gli spazi di autonomia impositiva faticosamente recuperati dai comuni vengano utilizzati per tentare di recuperare almeno parte dei minori trasferimenti.
Molti sindaci – tra i quali quello di Lodi – non utilizzeranno questa possibilità, ma molti altri saranno costretti a farlo per non ridurre i servizi alle loro comunità locali.
Il risultato sarà una maggiore pressione fiscale complessiva: dal 2011 con l’aumento dell’addizionale Irpef e l’introduzione dell’imposta di soggiorno e dell’imposta di scopo; dal 2014 con la nuova Imposta municipale propria, in tutto e per tutto uguale alla vecchia ICI tranne che per l’aliquota, pari al 7,6 per mille e quindi ad un livello nettamente superiore all’aliquota media ICI (pari a livello nazionale al 6,4 per mille).
Con il federalismo municipale si imposta una manovra di redistribuzione fiscale iniqua ed inefficiente: più tasse su lavoratori e pensionati (per effetto dell’aumento delle addizionali Irpef), più tasse sulle attività produttive (a causa dell’aliquota Imup maggiore di quella ICI), meno tasse sulla rendita immobiliare (che beneficia della cedolare secca dal 2011 e dell’aliquota Imup dimezzata dal 2014).
Terzo punto: la struttura dell’autonomia impositiva riconosciuta agli enti territoriali è piuttosto conservativa rispetto alla situazione attuale. Non c’è alcuna rivoluzione, da questo punto di vista. La vecchia ICI cambia nome e viene ribattezzata Imup, è previsto un intervento di semplificazione delle imposte sui trasferimenti immobiliari, ma nel complesso si conferma l’assetto attuale. Un assetto ben poco federalista, visto che la maggiore imposta comunale è e sarà pagata in prevalenza da soggetti non residenti, indebolendo il principio “pago, vedo, voto” tipico degli ordinamenti federalisti. Il PD proponeva un’operazione più coraggiosa: cancellare l’addizionale comunale Irpef e la Tarsu e sostituirle con una nuova “service tax” su tutti i contribuenti. Ci è stato detto di no, in nome dell’intoccabilità della prima casa e di una logica di conservazione dell’esistente. Ma in questo modo si è persa un’occasione per fare una riforma realmente incisiva.
Quarto, il riequilibrio e la perequazione. E’ un aspetto decisivo della riforma e non riguarda solo gli enti del Mezzogiorno. In Lombardia, con la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali, un terzo dei comuni rischia di avere meno risorse di prima. Come verrà fatto il riequilibrio è dunque un aspetto decisivo per la sopravvivenza di tantissimi comuni, in prevalenza piccoli, privi di seconde case e di un mercato immobiliare vivace. Il decreto sul federalismo municipale ha definito dei criteri a maglie larghissime. Ciò spiega almeno in parte le difficoltà per la messa a regime della riforma: si dovrebbe partire già quest’anno, ma la ripartizione del fondo di riequilibrio è ancora ferma al tavolo di confronto tra le rappresentanze dei comuni e il governo.
Ultimo punto, ma non certo ultimo in ordine di importanza. Il federalismo fiscale in salsa Lega e Pdl è del tutto scoordinato dalla riforma delle istituzioni e del sistema fiscale. Il codice delle autonomie è fermo al Senato su un binario morto: di conseguenza, noi stiamo riformando la finanza locale senza aver messo un vero punto fermo su “chi fa che cosa”. E’ come costruire una casa partendo dal tetto invece che dalle fondamenta. Quanto alla riforma fiscale, rimane un annuncio e nulla di più. Si interviene sul sistema fiscale senza avere in mente un disegno complessivo di riforma.

Il federalismo fiscale era e rimane una riforma necessaria: sono troppi gli elementi di irrazionalità presenti nel sistema della finanza territoriale. Ma la sua attuazione lascia parecchio a desiderare: come ho tentato di spiegare, sono molte le cose che non vanno.
Per questo motivo è necessario utilizzare bene i mesi che ci separano dalla scadenza della delega. Bisogna approvare gli ultimi decreti attuativi, ma anche rivedere e correggere quelli già approvati.
In una pessima legislatura come l’attuale, il federalismo fiscale è stato uno dei pochi temi che siamo riusciti a sottrarre allo scontro permanente tra maggioranza e opposizione.
Il clima dialogante e collaborativo della Commissione bicamerale ha permesso di modificare profondamente i testi che via via venivano varati dal governo, in molti casi migliorandoli di molto.
Il risultato complessivo, come ho avuto modo di dire, rimane deludente e insoddisfacente. Ma il federalismo fiscale è una riforma “di sistema” di fondamentale importanza per il futuro delle nostre comunità locali. Per questo, noi intendiamo mantenere il profilo costruttivo di una grande forma riformista che raccoglie fino in fondo la sfida del cambiamento.

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