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Le parole di oggi di Belotti sul nuovo prefetto sono inaccettabili

Non abbiamo dubbi che queste parole rispecchino le idee di molti leghisti ma ciò non toglie siano molto gravi.
Belotti si dovrebbe abituare al fatto che l’italia è e rimarrà unita e quindi un servitore dello Stato può venire a lavorare a Bergamo anche se non è bergamasco. Tutto questo è normale. Una persona andrebbe valutata per il suo lavoro e non per il luogo della sua nascita. A noi sembra una cosa normale. Purtroppo non lo è per tutti. Siamo sicuri che quasi tutti i bergamaschi rispetteranno il lavoro del nuovo prefetto. Per i (pochi) leghisti rimasti, ce ne faremo una ragione.

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Gandi (PD): “Quanto costa ai cittadini la propaganda leghista?”

Da più parti, in questi giorni, si sente parlare dei cosiddetti costi della politica: lo stipendio dei parlamentari, ad esempio, e, a livello locale, il costo di funzionamento di alcune istituzioni, le province su tutte. Pochi parlano dei costi indotti da scelte amministrative inutili e ineffettive, dettate da ragioni di propaganda e che rimangono sulla carta, non potendo trovare attuazione.

Costi veri, che tutti i cittadini pagano e che nessuno misura.

Tre esempi.

Abbiamo discusso in commissione bilancio delle modifiche che la Lega Nord ha apportato (il PDL ed il Sindaco, anche in città, si limitano a dire di sì) al progetto del civico 33 di via Quarenghi. Nato durante l’amministrazione Bruni con lo scopo di riportare nella via giovani coppie e di articolare diversamente il tessuto sociale, oggi è stato stravolto: le abitazioni sono state dimezzate (e con esse le giovani coppie) e al loro posto arriveranno gli uffici dei lavori pubblici.

L’assessore Facoetti ha dovuto ammettere che le modifiche costeranno un milione di euro e che il contributo regionale si ridurrà di 700 mila euro: un milione e settecentomila euro di perdita secca. E per che cosa? Nessuno lo ha capito. Gli uffici, che porteranno auto senza che vi siano parcheggi, chiuderanno comunque alle cinque del pomeriggio e la via, esattamente come oggi, continuerà a svuotarsi la sera e a mantenere la medesima fisionomia sociale.

A fronte di costi certi (-1.700.000 euro), nessuno è in grado di dire con certezza quali obiettivi saranno così perseguiti.

Il secondo esempio è costituito dalla famigerata ordinanza, sempre di paternità leghista, in tema di prostituzione.

Improvvisamente, alcuni mesi fa, ci viene spiegato che le strade della città sono invase dalle lucciole e che l’unico modo per contrastare il “degrado” è una ordinanza che vieta e sanziona.

Fatto strano, l’ordinanza è a tempo, scade il 30 giugno e una volta scaduta non viene rinnovata.

Evidentemente, il fenomeno che aveva generato un così grande allarme sociale è solo primaverile e cessa d’estate.

Risultato concretamente raggiunto: alcune lucciole straniere (che, come tutti sanno, sono spesso le vittime di un traffico internazionale di ben altre proporzioni) multate i primi giorni di applicazione del provvedimento, nessun cliente colpito e poi l’oblio. Anche in questo caso, dichiarazioni roboanti sui giornali e subito dopo l’ordinanza diviene lettera morta.

Abbiamo chiesto di sapere quanto costa generare questi provvedimenti, in termini di personale a ciò dedicato, per mettere a confronto i benefici ottenuti (nulli) con i costi: nessuno ha risposto.

Infine, l’esempio più eclatante di questi giorni in tema di commercio. In questo caso, l’urgenza è costituita dalla necessità di dare attuazione alle norme pensate in Regione dall’assessore leghista Belotti che, a discapito di tutti i problemi che affliggono il territorio lombardo, ha da tempo una sorta di fissazione: far chiudere i kebab che, a suo dire, costituirebbero una minaccia per Città Alta (ma dove sono, ci chiediamo: l’unico che c’era ha chiuso non riuscendo a sostenere i costi dell’affitto).

Per fare questo si è inventato una norma che, oltre ad essere in contrasto con le regole in tema di commercio, non può essere attuata.

La norma stabilisce che, in alcuni ambiti considerati di pregio, possono essere stabilite le destinazioni commerciali sulla base dei valori architettonici, ambientali e del decoro, del contesto sociale e della salvaguardia della identità e cultura locale.

L’amministrazione cittadina ne ha avviato l’attuazione, creando una situazione paradossale.

Nessun problema sui profili estetici ed architettonici legati al decoro: su questo siamo tutti d’accordo, ma non c’era bisogno di alcuna norma, visto che già oggi, nell’ambito dei contesti più delicati, è necessario avere il via libera di commissione paesaggio e sovrintendenza (così avviene per i dehor).

Diverso è volere stabilire quali attività possano stare in un certo contesto: se la parrucchiera sì e le caramelle no, se la vendita di oggetti etnici no ed i costumi di arlecchino sì.

Questo la legge vigente non lo consente. Chi oggi apre un esercizio di piccole dimensioni (fino a 250 mq) non abbisogna di alcuna autorizzazione, può vendere ciò che vuole e si limita a comunicarlo al comune: è la cosiddetta SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) inventata dal governo amico di Belotti e Tentorio.

Come si concilia questa modalità con la volontà dell’amministrazione di decidere una lista di attività commerciali consentite o meno? Come potranno essere effettuati i controlli, necessariamente dopo l’apertura, liberalizzata, degli esercizi? Chi stabilirà che la vendita di spaghetti o di formaggi francesi è incompatibile con la cultura locale e non può stare in città alta?

Temo che si tratti di problemi irresolubili, rispetto ai quali – se la legislazione nazionale non cambierà – non avremo risposta. Le norme volute da Belotti sono inattuabili.

E intanto, come negli altri casi, tutti noi paghiamo la propaganda leghista sostenendo i costi di interminabili riunioni di commissione e di consiglio comunale e di risorse umane (interi uffici tecnici) impegnate su regolamenti che non possono essere scritti.

Non sono forse anche questi costi improduttivi della politica?

Sergio Gandi, consigliere comunale PD

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MARTINA E ROSSI (PD) SI FERMINO LE RUSPE: NO ALLA DEMOLIZIONE DEL BORGO DEL MONTE CANTO.

La demolizione del borgo del Monte Canto è un’offesa a tutto il territorio dell’Isola e della Val San Martino: significa cancellare un pezzo di storia  e di affetti degli abitanti di queste zone.

Il coordinamento del Pd dell’Isola Bergamasca, con il consigliere regionale Maurizio Martina e il consigliere provinciale Matteo Rossi, esprimono la più ferma contrarietà alla demolizione del borgo, in quanto da un sopralluogo fatto le zone pericolanti sono solo delle piccole porzioni che potrebbero essere messe in sicurezza in altro modo.

Pertanto la domanda che ci poniamo è perché il Sindaco di Pontida nonché onorevole della Lega Nord abbia fatto questa forzatura nei confronti della Regione Lombardia, costringendola a stanziare una somma di 75.000 euro per la messa in sicurezza. E’ utile ricordare che il Sindaco Vanalli, nonostante l’impegno preso dal Comune di Pontida ad acquistare il borgo insieme agli altri comuni, non ha mai versato la propria quota, osteggiando il funzionamento del PLIS, senza mai dare una motivazione convincente. Ci chiediamo: perchè oggi questa ordinanza? Forse per spingere la Regione Lombardia a vendere ai privati, oltretutto senza più vincoli di conservazione del borgo?

Il Consigliere regionale del Partito Democratico Maurizio Martina chiede agli Assessori bergamaschi del Pirellone Marcello Raimondi e Daniele Belotti – rispettivamente Assessore al Territorio e all’Ambiente – di intervenire per fermare l’abbattimento parziale del Borgo storico del Monte Canto. Lo fa con una lettera urgente indirizzata ai due esponenti bergamaschi della Giunta Formigoni chiedendo un intervento immediato per scongiurare questa eventualità e un’audizione specifica in commissione regionale sia degli Enti Locali coinvolti che del Comitato Monte Canto e Bedesco che da anni lavora per la salvaguardia e lo sviluppo del Parco Locale. Al presidente Pirovano e all’assessore all’ambiente Romanò è invece indirizzata la lettera del consigliere Matteo Rossi in cui si chiede che la Provincia si faccia portavoce delle istanze del territorio.

“Le Amministrazioni comunali che nel 2004 hanno conferito a Regione Lombardia parte delle costruzioni del Borgo si aspettavano un aiuto concreto per la conservazione delle strutture e non certo l’arrivo delle ruspe per l’abbattimento” affermano Martina e Rossi. “Per mettere in sicurezza la zona sono possibili altri interventi-tampone di gran lunga meno radicali. Il Parco Locale del Monte Canto e Bedesco rimane una grande opportunità ma Regione Lombardia ora deve muoversi in modo propositivo, riunendo i Comuni interessati e sbloccando operativamente la situazione”.

Infine, il Pd dell’Isola chiede ai sindaci del PLIS ed in particolare al sindaco di Carvico,  comune capofila,  di intervenire presso la Regione per far sospendere la demolizione per valutare insieme ai Sindaci del Plis eventuali interventi alternativi.

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