Archivi del mese: marzo 2012

Ex IPB, Partito democratico: “Non è questo il modo di progettare un’infrastruttura”

Troppo spesso la fretta porta a commettere errori: nel caso specifico del progetto dell’autostrada Bergamo-Treviglio, la pretesa chiusura della conferenza dei servizi in soli quaranta giorni ha lasciato sul tavolo molte lacune e altrettante imprecisioni.

Per evitare criticità successive e opposizioni strumentali, opere di questa rilevanza hanno bisogno di una concertazione vera con i territori, che non veda questo passaggio come un mero adempimento burocratico.

Che sia necessario intervenire sulla viabilità locale – in particolar modo nel tratto tra Dalmine e Osio – è sotto gli occhi di tutti; è altrettanto evidente che la soluzione paventata di realizzare una nuova autostrada parallela alla A4, che si avvicini alla frazione di Sabbio di Dalmine, a Levate e a Osio Sotto sia uno spreco di risorse, di territorio e di energie, che di certo non andrà a sgravare il traffico locale sulla strada statale 525 – come detto da qualche amministratore – semmai, secondo la tesi sostenuta dagli stessi relatori del progetto preliminare, a fare concorrenza al tratto bergamasco della A4.

Non possiamo che condividere e sostenere quindi le posizioni espresse dai comuni di Levate, Osio Sopra e Verdellino, nonché rammaricarci nell’avere assistito ad un cambio repentino di idee da parte dell’amministrazione di Dalmine, dapprima unanimemente concorde nell’inutilità di un percorso autostradale e successivamente inspiegabilmente favorevole.

Chiediamo concretamente di non realizzare questo tratto autostradale, che permetterà un risparmio di territorio e di circa 60 milioni di euro, ancorché privati.

Chiediamo che Provincia e Regione pretendano dalla società autostrade il rispetto delle promesse fatte a suo tempo circa lo spostamento dell’attuale casello di Dalmine, che si sarebbe dovuto concretizzare con la realizzazione della quarta corsia.

Riteniamo sia altrettanto importante che la Regione tenga fede all’accordo quadro sottoscritto tra la stessa, il Ministero dell’Ambiente e i comuni dell’area Dalmine Zingonia che prevedeva un investimento di circa 25 milioni di euro per riqualificare quelle criticità viabilistiche oggi presenti nella zona.

Per quanto concerne la tratta a sud di connessione Pedemontana – Brebemi, pur consci della necessità di un collegamento che eviti il passaggio nei centri abitati, riteniamo la tipologia autostradale poco utile al territorio: molto meglio una infrastruttura più “leggera”, una tangenziale non appesantita dagli obblighi progettuali che un’autostrada comporta.

Chiediamo un atto di coraggio e lungimiranza sia alla Regione che alla Provincia: facciamo in modo che quest’opera non si limiti a creare una trincea ambientale o ad essere un’ulteriore cava di prestito.

Invitiamo ad attuare le richieste degli amministratori locali e facciamo in modo che sia anche concretamente al servizio dei paesi attraversati: questa infrastruttura non può essere a pedaggio locale! Risulta fondamentale esentare il pagamento delle tratte intermedie, come è altrettanto essenziale che si prevedano consistenti mitigazioni e compensazioni ambientali, perché quanto previsto in sede di preliminare è assolutamente insufficiente.

In territori come i nostri è sempre più evidente che non ci si può più limitare a progettare una strada senza affrontare il tema complessivo dello sviluppo territoriale.

Questo significa concertare e organizzare nel complesso le politiche di riordino urbanistico innanzitutto per non consumare a sproposito altro suolo: dai trasporti, alle aree produttive, dai servizi commerciali alle funzioni di carattere comunale e pubblico.

Servono questo sforzo e grande collaborazione fra istituzioni locali – non forzature e progetti calati dall’alto- perché mai come oggi infrastrutture e territorio devono essere pensati insieme.

Pasquale Gandolfi Resp. provinciale PD Territorio Mobilità Infrastrutture

Gabriele Riva Segretario provinciale PD

Maurizio Martina Segretario Regionale PD, Consigliere regionale

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NOVEM: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI MISIANI (PD)

“Il piano di riorganizzazione presentato dalla Novem per lo stabilimento di Bagnatica cancellerebbe 129 posti di lavoro sugli attuali 289. E’ una scelta che avrebbe un impatto sociale pesante, per di più in una fase di grave crisi economica. Per questo va assolutamente rivista: mi auguro che l’azienda eviti di aprire la procedura di mobilità e risponda positivamente alle richieste delle organizzazioni sindacali riguardanti la presentazione di un piano industriale e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali disponibili. Su questa vicenda oggi ho presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta anche dall’on. Sanga, con la quale si sollecita l’intervento dei ministri del lavoro e dello sviluppo economico per salvaguardare i livelli occupazionali e le prospettive industriali dello stabilimento di Bagnatica della Novem.”

Allegato: testo interrogazione

Al ministro del lavoro e delle politiche sociali

Al ministro dello sviluppo economico

Oggetto: interrogazione a risposta scritta

Per sapere

Premesso che

Il gruppo tedesco Novem Car Interior Design GmbH, fra i leader mondiali specializzati nella produzione di interni in legno per automobili di alta gamma, ha annunciato un piano di riorganizzazione dello stabilimento di Bagnatica (BG)

In base a tale piano, la direzione aprirebbe la procedura di mobilità per 90 operai diretti, 18 operai indiretti e 21 impiegati, portando gli addetti dello stabilimento dagli attuali 289 a 160 dipendenti

Le RSU e le organizzazioni sindacali hanno espresso parere contrario al piano di riorganizzazione, chiedendo all’azienda di non aprire la procedura di mobilità, presentare un piano industriale per i prossimi cinque anni, valutare l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e prevedere un incontro a livello di gruppo e non solo di stabilimento

L’impatto sociale della ristrutturazione della Novem sarebbe rilevante, con la perdita di 129 posti di lavoro in un periodo particolarmente difficile per il sistema produttivo della provincia di Bergamo

Quali iniziative intende adottare per salvaguardare l’occupazione e le prospettive industriali dello stabilimento di Bagnatica della Novem

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TESORERIA UNICA: INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE DI MISIANI (PD)

La nuova normativa, giudicata “irricevibile” dall’Anci, sta suscitando proteste diffuse tra gli enti locali e rischia di creare problemi anche per i rapporti contrattuali in essere tra le amministrazioni comunali e gli istituti che svolgono attualmente le funzioni di tesorerie comunali, selezionati con procedure ad evidenza pubblica. Tutte queste problematiche sono oggetto di un’interrogazione a risposta immediata in Commissione bilancio, che ho presentato insieme agli onorevoli del Pd Maino Marchi e Marco Causi e che verrà discussa la prossima settimana. Con l’interrogazione intendiamo chiedere al governo chiarimenti sulla compatibilità della tesoreria unica con l’autonomia finanziaria degli enti locali, sollecitando un ripensamento complessivo di questa scelta.

Allegato: testo interrogazione

Interrogazione a risposta immediata in Commissione

Al Ministro dell’economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:

i commi da 8 a 13 dell’articolo 35 dispongono che dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, e fino al 31 dicembre 2014, in sostituzione dello speciale regime di tesoreria previsto per le regioni, gli enti locali e gli enti del comparto sanitario dall’articolo 7 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, si applichi l’ordinario regime di tesoreria unica di cui all’articolo 1 della legge 29 ottobre 1984, n. 720, secondo cui tutte le entrate dei predetti enti devono essere versate presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato (precisamente, le entrate proprie in contabilità speciale fruttifera e le altre entrate in contabilità speciale infruttifera);

la disciplina introdotta prevede altresì che il 50 per cento delle liquidità degli enti, depositate presso il sistema bancario, debbano essere versate entro il 29 febbraio 2012 sulle contabilità speciali fruttifere della tesoreria statale, ed il restante 50 per cento entro il 16 aprile 2012;

la relazione tecnica afferma che il dispositivo proposto prevede l’afflusso presso la tesoreria statale di almeno 8.600 milioni di euro, che si traduce in un miglioramento di pari importo del fabbisogno nell’anno 2012. Tali somme costituiscono risorse proprie degli enti pubblici, da versare sul sottoconto fruttifero, e pertanto lo Stato dovrà corrispondere su di esse un interesse a un tasso che oggi è pari all’1 per cento per un onere complessivo stimabile in 60 milioni di euro nel 2012 e 70 milioni nel 2013 e 2014; l’afflusso di risorse presso la tesoreria statale e la conseguente maggiore giacenza di liquidità si traducono in una minore emissione di titoli del debito pubblico per un risparmio per il bilancio statale pari a 320 milioni nel 2012, 150 milioni nel 2013 e 150 milioni nel 2014;

il ritorno al regime vigente sino al 1997 sembra configurare un arretramento rispetto alla filosofia che ha ispirato la riforma del Titolo V della Costituzione e il processo federalista in corso di attuazione;

un ulteriore problema potrebbe porsi relativamente alla possibilità di un parziale inadempimento dei rapporti contrattuali in essere tra le amministrazioni comunali e gli istituti che svolgono attualmente le funzioni di Tesorerie comunali, selezionati secondo procedure di evidenza pubblica;

l’Anci ha giudicato “irricevibile” la disposizione normativa che prevede il ritorno della tesoreria unica, invitando i comuni ad intraprendere azioni legali nei confronti del Governo e a sospendere gli adempimenti relativi -:

se non ritenga che tali disposizioni, che sembrerebbero prodotte dall’esigenza di aumentare l’afflusso di liquidità presso la tesoreria statale, possano arrecare un serio pregiudizio all’autonomia degli enti locali nella gestione finanziaria delle proprie risorse tanto da condurre a un ripensamento delle medesime.

On. Antonio Misiani (Pd)

On. Maino Marchi (Pd)

On. Marco Causi (Pd)

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