Archivi del mese: maggio 2011

Consigliere di Ponteranica vestito da fascista – MISIANI (PD): atteggiamento grave

Comunicato Stampa – In merito alle immagini con il consigliere comunale Nicola Locatelli vestito da fascista il deputato del PD, Antonio Misiani dichiara: <occorre non far passare per goliardate di poco conto atteggiamenti gravi che dimostrano scarsa sensibilità e poca memoria.
Non si può, in altre parole, ridere dimenticando che quanto danni umani, morali e materiali il fascismo ha provocato al nostro Paese.
Ma quello che ci stupisce e che deve far riflettere è, ancora una volta, il silenzio assordante della Lega.
I dirigenti della Lega Non hanno nulla da dire in merito ?
Perchè non hanno preso le distanze in modo fermo ed esplicito ?
Giustamente i consiglieri della lista Nuovi orizzonti hanno presentato una mozione in  consiglio comunale. E’ possibile discuterne o si vuole nascondere la polvere sotto il tappeto? Di fronte ad atteggiamenti di questo genere far finta di nulla non fa onore. Bisogna affrontare la questione a viso aperto, assumendosi le proprie responsabilità. >

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Conferenza provinciale sul lavoro – 4 giugno 2011

Il tema del lavoro ci coinvolge, oggi più che mai, ogni giorno. La ripresa economica, che ha fortunatamente toccato anche la nostra realtà provinciale, fatica tuttavia a divenire continuativa, stabile e diffusa in tutti i settori. Fatica, purtroppo, a produrre occupazione, soprattutto tra i giovani che, in provincia di Bergamo, vedono un tasso di disoccupazione attorno al 12%.
Considerata la centralità del tema, il PD di Bergamo ha organizzato per il giorno 4 giugno 2011  una iniziativa – che si terrà tra le 9.30 e le 12.30 presso la Casa del Giovane di Bergamo – dal titolo: “Creare il lavoro, tutelare il lavoro”.
Programma e documento programmatico>>
Spiega Sergio Gandi, responsabile lavoro PD Bergamo “E’ un evento particolarmente importante. Le principali Organizzazioni economiche e sociali della nostra realtà provinciale, così come i nostri deputati di Bergamo, si sono resi disponibili a discutere con noi di questo tema, che incontra significativa attenzione in questo particolare momento della nostra storia. E’ forse la prima volta in questi anni che CGIL, CISL, UIL, Confindustria, Impresa e Territorio e Pastorale per il lavoro sono presenti tutte insieme ad una inziativa del Pd.
L’occasione dell’incontro del 4 giugno nasce dall’invito, che perviene dal Pd Nazionale e dal suo Dipartimento Lavoro, di discutere anche nelle sedi territoriali del documento – che trovate sul sito – redatto dal Pd sulla base della piattaforma di proposte approvate dall’Assemblea Nazionale nel maggio 2010 e di eleggere i memebri per la Conferenza regionale del Lavoro”
“Le organizzazioni che partecipano – prosegue Gandi – hanno affrontato il tema anche in queste settimane attraverso iniziative di rilevanza nazionale e locale e nuovi accordi che, dando attuazione alla specifica volontà di innovazione che le caratterizza, consentono di perseguire ancor più efficacemente l’obiettivo che tutti ci poniamo: mettere le imprese del nostro territorio nella condizione di creare nuovo lavoro e conservare il lavoro che c’è, sfruttando le possibilità che la ripresa, ancor timida, offre ed offrirà e, al contempo, garantire tutele nuove e maggiori a chi oggi ne è sprovvisto ed ai segmenti più deboli del mercato del lavoro: le donne, i giovani, gli over 50. Mi riferisco, in particolare, allo sciopero generale indetto da CGIL il 6 maggio – in cui sono state richieste al Governo, tra l’altro, iniziative serie per uscire dalla crisi e favorire la crescita, una diversa distribuzione del carico fiscale che alleggerisca i lavoratori, una attenzione ai giovani ed al lavoro femminile, un welfare più inclusivo -, al percorso che la Diocesi di Bergamo concluderà la settimana successiva alla nostra iniziativa, all’accordo siglato nei giorni scorsi dalle Organizzazioni Sindacali e da Confindustria in tema di lavoro flessibile, alla Fiera della Contrattazione svoltasi il 24 ed il 25 maggio”.
L’occasione dell’incontro del 4 giugno nasce dall’invito, che perviene dal Pd Nazionale e dal suo Dipartimento Lavoro, di discutere anche nelle sedi territoriali del documento – che trovate sul sito – redatto dal Pd sulla base della piattaforma di proposte approvate dall’Assemblea Nazionale nel maggio 2010. Un documento che sarà la base per elaborare le proposte del Pd in tema di lavoro e relazioni industriali da presentare, ove la situazione si determinasse in questo senso nei prossimi mesi, in caso di elezioni politiche.
In ordine ai contenuti del documento avremmo piacere di sentire le Vostre opinioni per arricchirlo dei Vostri contributi, emendare le parti meno innovative, segnalare ai livelli del Pd sovralocali le necessità che il nostro territorio sente come prioritarie. Sono convinto, ad esempio, che in tema di lavoro “precario” possano essere formulate proposte anche più innovative di quelle contenute nel documento.
Un ultimo elemento: al termine della discussione, dopo la chiusura dell’On. Misiani e dell’On. Sanga, provvederemo a designare 20 esponenti del mondo del lavoro latamente inteso che, in rappresentanza di Bergamo, prenderanno parte alle Conferenze Regionale (l’11 giugno a Milano) e Nazionale (il 17 e 18 giugno a Genova). Vi chiedo, se lo ritenete, di segnalarmi eventuali disponibilità.

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Dall’Eco di Bergamo del 24 maggio 2011 La tavola rotonda – Indebitamento pubblico – Il 96% dipende dallo Stato

Un miliardo e 906 milioni di indebitamento pubblico nazionale. Quanto incide quello degli enti locali? «Meno del 4%», parola di Ivan Arzilli, revisore dei Conti, professore dell’Università di Bergamo che ieri al convegno Uil ha affermato: «Gli enti locali si indebitano per realizzare le infrastrutture, lo Stato spesso si indebita per mantenere la Corte dei miracoli». L’Italia è ormai ai livelli della Grecia, ha aggiunto. L’esempio, ha rilevato Arzilli, «va dato dall’alto, dal Parlamento». La riduzione dei consiglieri comunali? «Non risolve il problema. Ma va detto che per i piccoli Comuni sarebbe positiva l’aggregazione per migliorare la produttività». … …. Antonio Misiani, deputato del Pd, ha a sua volta sottolineato la necessità del federalismo fiscale. Muovendo però una critica: «Avviarlo ora, nel momento in cui dallo Stato si tagliano fondi agli enti locali, non può che significare un incremento delle tasse a livello locale. Purtroppo è matematico. Costi della politica? Vanno ridotti, anche grazie a regole ferree. Ma la democrazia ha un suo prezzo». Misiani fa parte della commissione che sta curando i decreti sul federalismo: «Per novembre dovrebbero essere ultimati tutti». A. Lo.

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Finanza locale e quali prospettive del welfare – Intervento di Antonio Misiani – Commissione bicamerale per il federalismo fiscale

Desidero innanzitutto ringraziare lo Spi-Cgil di Lodi per l’opportunità di partecipare a questo convegno.
Il lavoro di ricerca presentato è di grande utilità sia per conoscere lo stato dell’arte della finanza dei vostri comuni sia per capire quali possono essere le prospettive future in una fase di grande cambiamento.
I numeri descrivono una condizione di difficoltà crescente, che deriva dalla politica anti-federalista promossa dal governo in questi anni. Dal 2008 in avanti gli amministratori locali hanno avuto le mani legate sul versante delle entrate – a causa della cancellazione dell’ICI sulla prima casa, del blocco dell’autonomia impositiva, dei tagli ai trasferimenti – e su quello delle uscite, condizionato da un patto interno di stabilità che sta provocando un vero e proprio crollo degli investimenti degli enti locali.
Secondo i dati del Documento di Economia e Finanza, discusso dal Parlamento poche settimane fa, nel 2010 i pagamenti in conto capitale delle amministrazioni locali sono crollati del 18,6% e questa tendenza è destinata a continuare, mettendo in grave difficoltà il tessuto economico locale. Sono tantissime, infatti, le piccole e medie imprese che lavorano per i comuni e che non vengono pagate per opere pubbliche già realizzate da enti che hanno in cassa milioni e milioni di euro che non possono spendere in virtù delle regole del patto.
Il federalismo fiscale doveva rappresentare una svolta positiva, ma come vedremo finora questo non è accaduto.
Da un punto di vista “quantitativo”, il percorso avviato con l’approvazione della legge 42 del 2009 è a buon punto. La Commissione parlamentare bicamerale ha approvato definitivamente sei decreti legislativi: federalismo demaniale, Roma capitale, fabbisogni standard, federalismo municipale, sanità-regioni-province e interventi speciali. Mancano all’appello temi importanti, ma possiamo dire di essere a circa due terzi del processo attuativo della legge delega. Il governo ha deciso una proroga di sei mesi e il termine della delega è stato posposto a novembre 2011.
Il punto è che dal punto di vista “qualitativo” quanto sta venendo avanti è ben al di sotto delle aspettative e delle necessità. La riforma federalista è debole, non è all’altezza di quanto servirebbe al Paese.
Si conferma una politica che ha scaricato sugli enti locali una parte sproporzionata dello sforzo di risanamento dei conti pubblici, attraverso una manovra fatta di tagli diretti dei trasferimenti erariali e tagli indiretti derivanti dalla riduzione delle risorse per le politiche sociali e dei trasferimenti alle regioni da ritrasferire ai comuni. L’operazione di fiscalizzazione dei trasferimenti viene prevista, dunque, in un quadro di risorse decrescenti.
In un contesto di tagli, è inevitabile che gli spazi di autonomia impositiva faticosamente recuperati dai comuni vengano utilizzati per tentare di recuperare almeno parte dei minori trasferimenti.
Molti sindaci – tra i quali quello di Lodi – non utilizzeranno questa possibilità, ma molti altri saranno costretti a farlo per non ridurre i servizi alle loro comunità locali.
Il risultato sarà una maggiore pressione fiscale complessiva: dal 2011 con l’aumento dell’addizionale Irpef e l’introduzione dell’imposta di soggiorno e dell’imposta di scopo; dal 2014 con la nuova Imposta municipale propria, in tutto e per tutto uguale alla vecchia ICI tranne che per l’aliquota, pari al 7,6 per mille e quindi ad un livello nettamente superiore all’aliquota media ICI (pari a livello nazionale al 6,4 per mille).
Con il federalismo municipale si imposta una manovra di redistribuzione fiscale iniqua ed inefficiente: più tasse su lavoratori e pensionati (per effetto dell’aumento delle addizionali Irpef), più tasse sulle attività produttive (a causa dell’aliquota Imup maggiore di quella ICI), meno tasse sulla rendita immobiliare (che beneficia della cedolare secca dal 2011 e dell’aliquota Imup dimezzata dal 2014).
Terzo punto: la struttura dell’autonomia impositiva riconosciuta agli enti territoriali è piuttosto conservativa rispetto alla situazione attuale. Non c’è alcuna rivoluzione, da questo punto di vista. La vecchia ICI cambia nome e viene ribattezzata Imup, è previsto un intervento di semplificazione delle imposte sui trasferimenti immobiliari, ma nel complesso si conferma l’assetto attuale. Un assetto ben poco federalista, visto che la maggiore imposta comunale è e sarà pagata in prevalenza da soggetti non residenti, indebolendo il principio “pago, vedo, voto” tipico degli ordinamenti federalisti. Il PD proponeva un’operazione più coraggiosa: cancellare l’addizionale comunale Irpef e la Tarsu e sostituirle con una nuova “service tax” su tutti i contribuenti. Ci è stato detto di no, in nome dell’intoccabilità della prima casa e di una logica di conservazione dell’esistente. Ma in questo modo si è persa un’occasione per fare una riforma realmente incisiva.
Quarto, il riequilibrio e la perequazione. E’ un aspetto decisivo della riforma e non riguarda solo gli enti del Mezzogiorno. In Lombardia, con la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali, un terzo dei comuni rischia di avere meno risorse di prima. Come verrà fatto il riequilibrio è dunque un aspetto decisivo per la sopravvivenza di tantissimi comuni, in prevalenza piccoli, privi di seconde case e di un mercato immobiliare vivace. Il decreto sul federalismo municipale ha definito dei criteri a maglie larghissime. Ciò spiega almeno in parte le difficoltà per la messa a regime della riforma: si dovrebbe partire già quest’anno, ma la ripartizione del fondo di riequilibrio è ancora ferma al tavolo di confronto tra le rappresentanze dei comuni e il governo.
Ultimo punto, ma non certo ultimo in ordine di importanza. Il federalismo fiscale in salsa Lega e Pdl è del tutto scoordinato dalla riforma delle istituzioni e del sistema fiscale. Il codice delle autonomie è fermo al Senato su un binario morto: di conseguenza, noi stiamo riformando la finanza locale senza aver messo un vero punto fermo su “chi fa che cosa”. E’ come costruire una casa partendo dal tetto invece che dalle fondamenta. Quanto alla riforma fiscale, rimane un annuncio e nulla di più. Si interviene sul sistema fiscale senza avere in mente un disegno complessivo di riforma.

Il federalismo fiscale era e rimane una riforma necessaria: sono troppi gli elementi di irrazionalità presenti nel sistema della finanza territoriale. Ma la sua attuazione lascia parecchio a desiderare: come ho tentato di spiegare, sono molte le cose che non vanno.
Per questo motivo è necessario utilizzare bene i mesi che ci separano dalla scadenza della delega. Bisogna approvare gli ultimi decreti attuativi, ma anche rivedere e correggere quelli già approvati.
In una pessima legislatura come l’attuale, il federalismo fiscale è stato uno dei pochi temi che siamo riusciti a sottrarre allo scontro permanente tra maggioranza e opposizione.
Il clima dialogante e collaborativo della Commissione bicamerale ha permesso di modificare profondamente i testi che via via venivano varati dal governo, in molti casi migliorandoli di molto.
Il risultato complessivo, come ho avuto modo di dire, rimane deludente e insoddisfacente. Ma il federalismo fiscale è una riforma “di sistema” di fondamentale importanza per il futuro delle nostre comunità locali. Per questo, noi intendiamo mantenere il profilo costruttivo di una grande forma riformista che raccoglie fino in fondo la sfida del cambiamento.

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Misiani: gli aumenti delle tasse universitarie sono l’unico effetto della riforma Gelmini

Il deputato PD Antonio Misiani dichiara: <L’aumento delle tasse universitarie è una pessima notizia per gli studenti bergamaschi. Ma Deve essere ben chiaro a tutti che le responsabilità stanno a Roma. Gli studenti devono ringraziare i ministri Gelmini e Tremonti per i tagli indiscriminati ai trasferimenti statali per l’università. >

e aggiunge <Così, il governo Berlusconi obbliga anche l’ateneo Bergamasco ad aumentare significativamente le tasse. Una politica sbagliata e miope. Che penalizza gli studenti e gli atenei virtuosi.
A proposito di finanziamenti all’università Il Partito Democratico vuole tra le altre cose raggiungere in dieci anni la spesa media degli altri Paesi europei (dallo 0,8% all’1,3% del PIL) e detassare le donazioni e gli investimenti privati per le università…il contrario di quanto fatto dal governo Berlusconi.>

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Servidati, PD “Sulla scuola il fallimento di Pirovano”

Il bilancio consuntivo approvato lunedì sera dal Consiglio provinciale è la prova provata del fallimento dell’Amministrazione Pirovano.
Basta un dato: bilancio di previsione 358 milioni, consuntivo 154, cioè nel 2010 si realizza la metà di quanto si era preventivato!
Guardando i due bilanci è del tutto evidente che: o non si sanno fare i conti, ed è chiaro che non è così, oppure ed è questa la giusta lettura si è volutamente scelto di presentare un bilancio preventivo “promozionale”.
Cioè si continua con la politica degli annunci, a cui immancabilmente segue il poco o il nulla, che connota questa Amministrazione dall’inizio, fin dalle sue prime uscite.
Basta guardare al capitolo della formazione e della scuola, che sono strategici per la nostra provincia, se vogliamo creare sviluppo, vincere la  sfida della globalizzazione e dare un futuro ai nostri giovani.
Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, che è uno dei due importanti ambiti di competenza della Provincia, per quanto riguarda la scuola ( l’altro è la formazione professionale) , il Bilancio di Previsione 2010 ha destinato una miseria, è vergognosa ed umiliante la cifra: 6 milioni di euro, meno del 2% del totale, a fronte di un tasso di abbandono scolastico del 28% ! Mancano aule, palestre, laboratori; diversi istituti sono in emergenza per mancanza di spazi, e la Provincia preventiva solo pochi interventi di manutenzione straordinaria; ebbene non riesce a realizzare neanche questi! Infatti gli interventi fatti nel 2010 ammontano a poco più di 1 milione di Euro, cioè neanche il 20% di ciò che si doveva fare e che era previsto.
Per usare un’immagine cara al nostro Presidente: questo bilancio consuntivo è un deserto dei tartari e noi come il soldato guardiamo, guardiamo, ma non vediamo nulla!

Mirosa Servidati

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THYSSEN: MISIANI (PD), APPLAUSO CONFINDUSTRIA BRUTTA PAGINA

 E’ una mancanza di rispetto nei confronti dei familiari delle vittime ma anche uno schiaffo a tutte quelle imprese – fortunatamente la stragrande maggioranza – che si adoperano per tutelare i propri dipendenti seguendo scrupolosamente le normative sulla sicurezza sul lavoro”.

Antonio Misiani
Deputato PD

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Misiani: Una delle causee dei problemi in croce rossa è la pratica del commissariamento. Ridiamo la croce rossa in mano ai volontari.

La pratica del commissariamento, di lunga data e ampiamente diffusa nel territorio, è ormai in realtà un ostacolo per un ente, quale la Croce Rossa, importante e vitale per molti cittadini. Un ente in cui, ricordiamo, operano centinaia di volontari che con coraggio e abnegazione si dedicano tutti i giorni a favore della cittadinanza e in cui il commissariamento porta spesso solo a una mortificazione della democrazia e della vitalità.
Largamente utilizzata dal governo Berlusconi, la pratica del commissariamento in non pochi casi ha portato a un dispendio di risorse ed alla commistione con gli schieramenti politici. Non solo dunque non contribuisce alla soluzione dei problemi dell’ente, ma ne appesantisce la burocrazia e il bilancio.
Chiediamo quindi un intervento da parte del governo al fine di ripristinare la normale operatività della Croce Rossa affinché essa possa operare con trasparenza ed efficienza, senza sprechi e nelle migliori condizioni per poter essere sempre di aiuto alla cittadinanza.

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