Venerdì 13 ad Alzano dibattito su lavoro e flexsecurity con il senatore PD Pietro Ichino

Mercato del lavoro, posto fisso, ammortizzatori sociali, flexecurity: sono questi i temi in campo per l’incontro organizzato dal Partito democratico di Bergamo il prossimo venerdì, che vedrà la partecipazione del senatore democratico e giuslavorista Pietro Ichino per discutere dei temi del suo ultimo libro, “Inchiesta sul lavoro”.

All’appuntamento (in calendario per venerdì 13 aprile alle 20.30, all’auditorium del parco Montecchio di Alzano Lombardo), moderato dal responsabile Lavoro PD Sergio Gandi, saranno presenti Manuel Bonzi, Miriam Campana, Mario Colleoni, Elisabetta Olivari, Dino Paoli, Marcello Saponaro

“Si tratta di una occasione interessante per comprendere dalla viva voce del sentaore Ichino, giurista e componente della commissione lavoro del Senato, le sue idee di riforma in materia di flexsecurity: come attestano i più avanzati modelli di stampo nord-europeo”, spiega Sergio Gandi. “E’ tempo di passare – sostiene Ichino – dalla tutela del posto di lavoro in quanto tale (anche quando non esiste più) alla tutela del lavoratore, che deve essere posto in grado di transitare più efficacemente di oggi da un lavoro ad un altro, fruendo del necessario sostegno economico nei periodi di non lavoro e soprattutto di politiche attive che gli consentano di riqualificarsi, acquisire nuove competenze ed adeguarsi ai mutamenti del mercato.E’ tempo di guardare avanti”.

Nel corso della serata, il sentarore Ichino sarà chiamato anche a confrontarsi sulla riforma del mercato del lavoro predisposta dal governo Monti, che inizia in queste ore il suo cammino parlamentare.

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Ex IPB, Partito democratico: “Non è questo il modo di progettare un’infrastruttura”

Troppo spesso la fretta porta a commettere errori: nel caso specifico del progetto dell’autostrada Bergamo-Treviglio, la pretesa chiusura della conferenza dei servizi in soli quaranta giorni ha lasciato sul tavolo molte lacune e altrettante imprecisioni.

Per evitare criticità successive e opposizioni strumentali, opere di questa rilevanza hanno bisogno di una concertazione vera con i territori, che non veda questo passaggio come un mero adempimento burocratico.

Che sia necessario intervenire sulla viabilità locale – in particolar modo nel tratto tra Dalmine e Osio – è sotto gli occhi di tutti; è altrettanto evidente che la soluzione paventata di realizzare una nuova autostrada parallela alla A4, che si avvicini alla frazione di Sabbio di Dalmine, a Levate e a Osio Sotto sia uno spreco di risorse, di territorio e di energie, che di certo non andrà a sgravare il traffico locale sulla strada statale 525 – come detto da qualche amministratore – semmai, secondo la tesi sostenuta dagli stessi relatori del progetto preliminare, a fare concorrenza al tratto bergamasco della A4.

Non possiamo che condividere e sostenere quindi le posizioni espresse dai comuni di Levate, Osio Sopra e Verdellino, nonché rammaricarci nell’avere assistito ad un cambio repentino di idee da parte dell’amministrazione di Dalmine, dapprima unanimemente concorde nell’inutilità di un percorso autostradale e successivamente inspiegabilmente favorevole.

Chiediamo concretamente di non realizzare questo tratto autostradale, che permetterà un risparmio di territorio e di circa 60 milioni di euro, ancorché privati.

Chiediamo che Provincia e Regione pretendano dalla società autostrade il rispetto delle promesse fatte a suo tempo circa lo spostamento dell’attuale casello di Dalmine, che si sarebbe dovuto concretizzare con la realizzazione della quarta corsia.

Riteniamo sia altrettanto importante che la Regione tenga fede all’accordo quadro sottoscritto tra la stessa, il Ministero dell’Ambiente e i comuni dell’area Dalmine Zingonia che prevedeva un investimento di circa 25 milioni di euro per riqualificare quelle criticità viabilistiche oggi presenti nella zona.

Per quanto concerne la tratta a sud di connessione Pedemontana – Brebemi, pur consci della necessità di un collegamento che eviti il passaggio nei centri abitati, riteniamo la tipologia autostradale poco utile al territorio: molto meglio una infrastruttura più “leggera”, una tangenziale non appesantita dagli obblighi progettuali che un’autostrada comporta.

Chiediamo un atto di coraggio e lungimiranza sia alla Regione che alla Provincia: facciamo in modo che quest’opera non si limiti a creare una trincea ambientale o ad essere un’ulteriore cava di prestito.

Invitiamo ad attuare le richieste degli amministratori locali e facciamo in modo che sia anche concretamente al servizio dei paesi attraversati: questa infrastruttura non può essere a pedaggio locale! Risulta fondamentale esentare il pagamento delle tratte intermedie, come è altrettanto essenziale che si prevedano consistenti mitigazioni e compensazioni ambientali, perché quanto previsto in sede di preliminare è assolutamente insufficiente.

In territori come i nostri è sempre più evidente che non ci si può più limitare a progettare una strada senza affrontare il tema complessivo dello sviluppo territoriale.

Questo significa concertare e organizzare nel complesso le politiche di riordino urbanistico innanzitutto per non consumare a sproposito altro suolo: dai trasporti, alle aree produttive, dai servizi commerciali alle funzioni di carattere comunale e pubblico.

Servono questo sforzo e grande collaborazione fra istituzioni locali – non forzature e progetti calati dall’alto- perché mai come oggi infrastrutture e territorio devono essere pensati insieme.

Pasquale Gandolfi Resp. provinciale PD Territorio Mobilità Infrastrutture

Gabriele Riva Segretario provinciale PD

Maurizio Martina Segretario Regionale PD, Consigliere regionale

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NOVEM: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI MISIANI (PD)

“Il piano di riorganizzazione presentato dalla Novem per lo stabilimento di Bagnatica cancellerebbe 129 posti di lavoro sugli attuali 289. E’ una scelta che avrebbe un impatto sociale pesante, per di più in una fase di grave crisi economica. Per questo va assolutamente rivista: mi auguro che l’azienda eviti di aprire la procedura di mobilità e risponda positivamente alle richieste delle organizzazioni sindacali riguardanti la presentazione di un piano industriale e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali disponibili. Su questa vicenda oggi ho presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta anche dall’on. Sanga, con la quale si sollecita l’intervento dei ministri del lavoro e dello sviluppo economico per salvaguardare i livelli occupazionali e le prospettive industriali dello stabilimento di Bagnatica della Novem.”

Allegato: testo interrogazione

Al ministro del lavoro e delle politiche sociali

Al ministro dello sviluppo economico

Oggetto: interrogazione a risposta scritta

Per sapere

Premesso che

Il gruppo tedesco Novem Car Interior Design GmbH, fra i leader mondiali specializzati nella produzione di interni in legno per automobili di alta gamma, ha annunciato un piano di riorganizzazione dello stabilimento di Bagnatica (BG)

In base a tale piano, la direzione aprirebbe la procedura di mobilità per 90 operai diretti, 18 operai indiretti e 21 impiegati, portando gli addetti dello stabilimento dagli attuali 289 a 160 dipendenti

Le RSU e le organizzazioni sindacali hanno espresso parere contrario al piano di riorganizzazione, chiedendo all’azienda di non aprire la procedura di mobilità, presentare un piano industriale per i prossimi cinque anni, valutare l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e prevedere un incontro a livello di gruppo e non solo di stabilimento

L’impatto sociale della ristrutturazione della Novem sarebbe rilevante, con la perdita di 129 posti di lavoro in un periodo particolarmente difficile per il sistema produttivo della provincia di Bergamo

Quali iniziative intende adottare per salvaguardare l’occupazione e le prospettive industriali dello stabilimento di Bagnatica della Novem

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TESORERIA UNICA: INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE DI MISIANI (PD)

La nuova normativa, giudicata “irricevibile” dall’Anci, sta suscitando proteste diffuse tra gli enti locali e rischia di creare problemi anche per i rapporti contrattuali in essere tra le amministrazioni comunali e gli istituti che svolgono attualmente le funzioni di tesorerie comunali, selezionati con procedure ad evidenza pubblica. Tutte queste problematiche sono oggetto di un’interrogazione a risposta immediata in Commissione bilancio, che ho presentato insieme agli onorevoli del Pd Maino Marchi e Marco Causi e che verrà discussa la prossima settimana. Con l’interrogazione intendiamo chiedere al governo chiarimenti sulla compatibilità della tesoreria unica con l’autonomia finanziaria degli enti locali, sollecitando un ripensamento complessivo di questa scelta.

Allegato: testo interrogazione

Interrogazione a risposta immediata in Commissione

Al Ministro dell’economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:

i commi da 8 a 13 dell’articolo 35 dispongono che dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, e fino al 31 dicembre 2014, in sostituzione dello speciale regime di tesoreria previsto per le regioni, gli enti locali e gli enti del comparto sanitario dall’articolo 7 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, si applichi l’ordinario regime di tesoreria unica di cui all’articolo 1 della legge 29 ottobre 1984, n. 720, secondo cui tutte le entrate dei predetti enti devono essere versate presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato (precisamente, le entrate proprie in contabilità speciale fruttifera e le altre entrate in contabilità speciale infruttifera);

la disciplina introdotta prevede altresì che il 50 per cento delle liquidità degli enti, depositate presso il sistema bancario, debbano essere versate entro il 29 febbraio 2012 sulle contabilità speciali fruttifere della tesoreria statale, ed il restante 50 per cento entro il 16 aprile 2012;

la relazione tecnica afferma che il dispositivo proposto prevede l’afflusso presso la tesoreria statale di almeno 8.600 milioni di euro, che si traduce in un miglioramento di pari importo del fabbisogno nell’anno 2012. Tali somme costituiscono risorse proprie degli enti pubblici, da versare sul sottoconto fruttifero, e pertanto lo Stato dovrà corrispondere su di esse un interesse a un tasso che oggi è pari all’1 per cento per un onere complessivo stimabile in 60 milioni di euro nel 2012 e 70 milioni nel 2013 e 2014; l’afflusso di risorse presso la tesoreria statale e la conseguente maggiore giacenza di liquidità si traducono in una minore emissione di titoli del debito pubblico per un risparmio per il bilancio statale pari a 320 milioni nel 2012, 150 milioni nel 2013 e 150 milioni nel 2014;

il ritorno al regime vigente sino al 1997 sembra configurare un arretramento rispetto alla filosofia che ha ispirato la riforma del Titolo V della Costituzione e il processo federalista in corso di attuazione;

un ulteriore problema potrebbe porsi relativamente alla possibilità di un parziale inadempimento dei rapporti contrattuali in essere tra le amministrazioni comunali e gli istituti che svolgono attualmente le funzioni di Tesorerie comunali, selezionati secondo procedure di evidenza pubblica;

l’Anci ha giudicato “irricevibile” la disposizione normativa che prevede il ritorno della tesoreria unica, invitando i comuni ad intraprendere azioni legali nei confronti del Governo e a sospendere gli adempimenti relativi -:

se non ritenga che tali disposizioni, che sembrerebbero prodotte dall’esigenza di aumentare l’afflusso di liquidità presso la tesoreria statale, possano arrecare un serio pregiudizio all’autonomia degli enti locali nella gestione finanziaria delle proprie risorse tanto da condurre a un ripensamento delle medesime.

On. Antonio Misiani (Pd)

On. Maino Marchi (Pd)

On. Marco Causi (Pd)

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Il PD chiede più attenzione per il quartiere Malpensata

Il Partito democratico mette al centro la Malpensata, quartiere che si trova a convivere con numerosi problemi ma che troppo spesso viene dimenticato dall’azione amministrativa.

Con un’interpellanza e un ordine del giorno il Pd chiede a Comune e Circoscrizione di tornare ad occuparsene: i due documenti saranno infatti portati all’attenzione di palazzo Frizzoni dai consiglieri Marco BrembillaGiacomo Angeloni, e di quella del primo parlamentino dai consiglieri Pd  Battista PaganiLuca Giozzi e da Paolo Fornoni(Lista Bruni).

L’interpellanza punta sulla sicurezza stradale: da anni infatti il quartiere attende che siano realizzate una zona 30 (per la quale sarebbe già stato assegnato l’appalto) e la pista ciclabile di collegamento tra via Gavazzeni e la Circonvallazione (ci sono i fondi, ma manca ancora una data precisa per l’inizio lavori), più volte promesse.

“Il progetto della zona 30 approvato dalla Commissione temporanea di proposta, dalla Circoscrizione e dal Comitato di quartiere prevedeva la costruzione di piattaforme rialzate in corrispondenza degli incroci in Via don Bosco – spiegano i consiglieri – ma pare che il mancato declassamento della strada non consenta questa soluzione. Possibili alternative come l’installazione di semafori sono da escludere, perché peggiorerebbero la situazione creando inutili code e inquinamento. Non riusciamo a capire perché tali piattaforme siano state realizzate in altre strade di penetrazione alla città (via Orio, via Gasparini) e non possano essere realizzate in via don Bosco. Chiediamo quindi all’assessore ai Lavori pubblici quando inizieranno i lavori per la zona 30 e con quali soluzioni, e quali problemi stanno rallentando la realizzazione della pista ciclabile”.

Altro problema del quartiere che preoccupa il comitato dei residenti è il parco del piazzale, unica area verde dell’intera zona purtroppo “sacrificata” al mercato del lunedì. Negli anni le postazioni sono aumentate andando a occupare anche parte del parco adiacente – scrivono ancora i consiglieri in un ordine del giorno – anche al di fuori degli spazi assegnati. La convivenza con il mercato rende difficile, per non dire impossibile, una degna sistemazione del parco stesso, che ha vaste superfici asfaltate proprio per consentire l’installazione dei banchi degli ambulanti, tanto che il lunedì il parco si trova non solo diviso, ma anche non utilizzabile vista la “convivenza forzata”. I cittadini e il Comitato di quartiere da tempo chiedono che il parco venga restituito interamente alla sua funzione compreso l’angolo dov’era in funzione la pesa pubblica, oggi impropriamente usato come parcheggio privato, richiesta già approvata all’unanimità dalla Circoscrizione 1 in data 12 maggio 2011”.

Il Partito democratico invita quindi l’amministrazione a “rivedere le posizioni degli stalli sul piazzale liberando il più possibile, in prima istanza, il parco; a non concedere nuove autorizzazioni per gli stalli che si liberano sul piazzale facendoli occupare agli ambulanti oggi nel parco al fine di recuperarne l’originale destinazione; a recuperare per l’ampliamento del parco lo spazio attualmente occupato dall’ex pesa pubblica”.

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Parcheggio del Nuovo Ospedale, tariffe elevate

Potrebbe costare 500 euro l’abbonamento di un anno, destinato ai dipendenti, per un posto auto; 10 euro lasciare la macchina una notte, magari per assistere un parente malato: sono queste le tariffe previste per il parcheggio per il nuovo ospedale. Tariffe giudicate troppo elevate dai dipendenti e da alcuni utenti. Il Partito Democratico ha presentato un’interpellanza per chiedere alla Provincia ed al Comune di avviare un confronto per trovare un accordo più conveniente per dipendenti e lavoratori, e per conoscere i possibili accordi per realizzare una rete efficace di trasporto pubblico, considerando il notevole flusso di utenza giornaliera cittadina e provinciale su un’area decentrata del territorio cittadino

Nell’accordo di programma per la costruzione del Nuovo Ospedale sottoscritto il 7 aprile 2000 la Provincia di Bergamo si era assunta infatti l’impegno di realizzare i parcheggi “secondo le indicazioni dell’Azienda Ospedaliera, individuando la modalità di realizzazione e gestione più efficace all’interno del quadro di riferimento del sistema del trasporto pubblico e della mobilità provinciale”. In cambio della realizzazione dell’opera, affidata ad ABM2 SpA, e successivamente ad una società privata, la “Bergamo Hospital Parking SpA” (BHP), la nuova concessionaria ha ottenuto la gestione economica dei parcheggi e delle attività commerciali insediate nella struttura nonché la revisione dell’accordo finanziario motivandolo con i ritardi e le modifiche apportate al progetto iniziale.

L’ accordo transattivo ha definito una cifra di 9,5 milioni di euro che rappresenta il maggior costo dell’opera dovuto ai ritardi e alle modifiche subentrate nel corso del tempo. Sono anche state definiti, tra Provincia e PHP, gli importi massimi delle tariffe di parcheggio e sul costo del posto auto per i dipendenti dell’Ospedale.

Le scelte della Provincia causerebbero a dipendenti, utenti e visitatori oneri economici non indifferenti.

In particolare:

  • più di 500 euro annui a carico dei dipendenti (circa 3.000) per eventuale l’abbonamento del posto auto
  • una franchigia oraria limitata a 15 minuti che, a fronte dello spazio da percorrere tra auto e uffici, comporterebbe oggettivi disagi essendo troppo pochi per chi deve anche solo consegnare un modulo allo sportello
  • il costo orario del parcheggio sarà di 1,10 euro, nettamente superiore a quello di altre strutture ospedaliere del nostro territorio (Treviglio: gratuito per dipendenti e visitatori; Seriate: gratuito per i dipendenti, 0,60 euro per i visitatori). Questi costi comporterebbero, ad esempio, una spese di circa 10 euro a notte a carico di chi deve sostare in ospedale per assistere un malato.

All’amministrazione provinciale e comunale è stata presentata, da una rappresentanza dei consiglieri sanitari infermieristici una richiesta di revisione, di queste tariffe.

Nell’interrogazione presentata, i consiglieri Pd Matteo Rossi, Elena Carnevali e Marco Brembilla inoltre chiedono alla Provincia e al Comune: “quali sono state (se ci sono state) le risposte fornite da codesta amministrazione alle richieste pervenute da dipendenti e cittadini; se intende promuovere un’azione di confronto con l’obiettivo di rivedere le tariffe per il parcheggio per dipendenti e utenti; se in Provincia è stato effettuato, come assunto e promesso in seguito ad una raccomandazione in sede di emendamenti al bilancio di previsione 2011, un aggiornamento dello studio di fattibilità dell’utilizzo urbano della tratta ferroviaria Ponte-Bergamo-Albano, che potrebbe costituire un elemento strategico per il raggiungimento del nuovo ospedale attraverso l’utilizzo del trasporto pubblico”.

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Il PD porta in Regione e in Comune il caso degli alloggi Aler di via Carnovali

Il consigliere regionale PD Maurizio Martina e il capogruppo Pd in Comune,Elena Carnevali, hanno presentato ai rispettivi assessori competenti un’interpellanza sul cantiere Aler di via Carnovali, a Bergamo, dove i lavori per la realizzazione di 90 alloggi e 82 box interrati sono cominciati nel 2003, a sarebbero dovuti terminare nel 2005.

Le imprese a cui erano stati affidati i primi due appalti sono però fallite, e dopo uno stop durato anni solo nel luglio scorso si arriva alla gara che avrebbe dovuto rimettere in moto i lavori. Dall’esame delle offerte risulta in effetti un’impresa vincitrice, che si è però presentata con uno sconto troppo alto (superando il 50%, su una base d’asta nel frattempo lievitata dai 6.773.922 iniziali a 7.800.000 euro).

Ad oggi i lavori non sono ancora ripresi ed il cantiere rimane nella sua incuria e decadimento, protraendo la condizione di degrado che da più di 8 anni grava sulla vita del quartiere oltre che sulle attività commerciali. Non solo: nell’ultimo bando per le assegnazioni degli alloggi a canone sociale e moderato i richiedenti sono stati più di 700, mentre la capacità di soddisfacimento della domanda fatica a raggiungere il 10%, per insufficienza di disponibilità alloggiative. Una situazione resa ancor più grave dalle condizioni economiche e sociali, che stanno determinando un incremento degli sfratti negli alloggi a mercato libero segnalato più volte dai sindacati e dalle organizzazioni sociali

Riguardo la condizione di questo cantiere dell’Aler di Bergamo sono già state poste due interrogazioni all’assessore competente della Regione Lombardia – scrivono Martina e Carnevali – di cui l’ultima nel mese di ottobre 2011: erano stati assicurati lo sblocco del cantiere e una ripresa celere dei lavori. Il Partito democratico chiede ora di conoscere quali sono i motivi che stanno determinando l’ennesimo e insostenibile ritardo della ripresa dei lavori; quali iniziative ha intrapreso l’Aler di Bergamo per la riassegnazione dei lavori; quando, con una prevedibile data certa si pensa di riprendere i lavori e consegnare al quartiere e alla città nuove disponibilità di alloggi e il recupero di un’area degradata”.

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Brembilla (PD): “Parcheggio selvaggio: perché l’amministrazione non sanziona i furbi?”

Da tempo ormai si assiste a fenomeni diffusi e continui di non rispetto sia dei divieti di sosta, sia dei divieti d’accesso nelle ZTL: basta passeggiare per le vie della città per vedere come, purtroppo, il parcheggio selvaggio stia diventando un’abitudine per molti bergamaschi.

In largo Rezzara, piazza Pontida e largo Cinque vie, ad esempio, vi sono macchine parcheggiate a ogni ora (si badi bene che non sono solo in divieto di sosta, ma nell’unico varco possibile dal largo Cinque vie c’è un cartello ben visibile di divieto d’accesso).

Attorno alla Procura della Repubblica (ex Tribunale) sui tre lati di piazza Dante, via S. Michele e via Brigata Alpina Orobica, sono parcheggiate auto, molte senza alcun contrassegno, altre con permesso per residenti e pochissimi veicoli legati alle attività della procura (peraltro l’invasione massiccia avviene soprattutto il sabato e la domenica quando gli uffici sono chiusi). Si tenga presente che l’unico accesso carrale possibile è da via Petrarca dove è posizionato un cartello con divieto d’accesso “eccetto veicoli di polizia giudiziaria”.

In via Orio da anni è in vigore una Zona a Traffico Limitato in ingresso alla città con esclusione dei giorni feriali dalle 7 alle 9.30. Al di là delle discussioni pro o contro, ormai non esiste più nessun controllo per cui tutti entrano tranquillamente perché sicuri di farla franca. La situazione sta provocando la comprensibile reazione dei residenti che, ogni anno, pagano per avere il contrassegno che consente loro di entrare; molti di loro giustamente non intendono più pagare per avere un permesso che tutti comunque “ottengono” gratis.

Sul piazzale del Cimitero civico (anche qui divieto d’accesso prima ancora che di sosta) molti parcheggiano in assoluta tranquillità, nonostante i numerosi posti adibiti a parcheggio presenti prima dell’accesso al piazzale, dove con estrema facilità si può trovare posto.

Nella zona di piazza del Delfino vi sono auto parcheggiate a tutte le ore che rendono pericoloso l’incrocio tra le auto che salgono da via Pignolo e le auto che (spesso infrangendo la Ztl) scendono da via Pignolo verso via Masone.

Sono solo alcuni esempi (se ne potrebbero citare molti altri), che comunque denotano un malcostume dilagante di non rispetto delle regole che trova terreno fertile in assenza di adeguati controlli.

Senza voler infierire su nessuno, è opportuno incentivare l’educazione civica degli automobilisti anche attraverso severi controlli e sanzioni; tra l’altro conoscendo la situazione economica dell’Amministrazione comunale questo aiuterebbe a rimpinguare le casse comunali. Non sarebbe mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ma in quelle dei “furbi” che ritengono di poter fare sempre e comunque i propri comodi.

Per questo motivo il Partito democratico ha depositato un’interpellanza, firmata da tutti i gruppi di minoranza, per chiedere al sindaco e all’assessore competente di chiarire quali sono le intenzioni della giunta sul tema della lotta al parcheggio selvaggio: «se non ritengono – chiede il documento – di dover intervenire al più presto per contrastare questa “moda” del “vado e parcheggio dove mi pare” oppure quali sono i motivi per l’assenza di adeguati controlli».

Marco Brembilla, consigliere comunale Partito democratico

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Troppi incidenti a Bergamo, le minoranze chiedono investimenti per la sicurezza

Bergamo città più pericolosa d’Italia: i dati di Euromobility parlano chiaro, con una media di 3 incidenti ogni cento abitanti contro l’,125 del resto del Paese. E parlano chiaro anche le cronache delle ultime settimane: incidenti anche gravi che hanno coinvolto automobilisti, motociclisti e pedoni non sulle strade a scorrimento veloce della provincia, ma nel pieno centro di Bergamo.

Per cercare di invertire questa tendenza i consiglieri comunali Pd Elena Carnevali e Giacomo Angeloni hanno presentato a palazzo Frizzoni un ordine del giorno firmato da tutte le minoranze, che si concentra proprio sulla sicurezza stradale.

In un momento in cui le risorse finanziarie sono scarse – scrivono Carnevali e Angeloni – occorre individuare con precisione gli obiettivi su cui investire. Noi chiediamo di dare la priorità assoluta, nel Piano delle opere pubbliche delle manutenzioni stradali ordinarie e straordinarie, agli interventi necessari a garantire la sicurezza stradale e pedonale nelle zone più critiche e urgenti, definendo un cronoprogramma sulla base dello studio già effettuato (ma da aggiornare) dal settore Sicurezza Urbana”.

Nel settembre 2011 l’amministrazione comunale ha infatti presentato uno studio approfondito degli oltre 10 mila incidenti avvenuti in questi ultimi cinque anni nella nostra città, sui dati registrati dal settore Sicurezza urbana e dalla Protezione civile del Comune di Bergamo, in grado di individuare anche le vie più colpite dagli incidenti monitorando e confrontando con un vero e proprio calcolo matematico anche le conseguenze di ogni episodio fra deceduti, feriti, e illesi.

E’ stato indicato un «indice di gravità» che tiene conto con grande precisione di quanto accaduto dal 2006 al 2010 e ben rappresentato da una mappa della città dove via Borgo Palazzo è segnalata proprio in nero, al quale si deve aggiungere la gravità della situazione in via A. Mai segnalata più volte dal Consiglio d’Istituito Lussana .

Nell’analisi dei punti critici, seppur con una valutazione meno negativa, in rosso sono state segnalate altre 17 realtà su cui assolutamente si dovrà cercare di intervenire: per fare qualche esempio si tratta della rotatoria dell’Autostrada, di largo Porta Nuova-piazza Matteotti, della rotonda di via san Bernardino (circonvallazione) o di via Carducci (incrocio via King e D’Acquisto e incrocio via Gaudenzi e Leopardi).

Da uno studio commissionato dall’Associazione vittime della strada emerge inoltre che il 55 per cento degli incidenti urbani gravi in Italia vengono causati da para pedoni in ferro, particolarmente pericolosi per ciclisti e motociclisti. Questi stessi dissuasori sono coinvolti nella dinamica dell’incidente avvenuto in via Mai il 28 dicembre scorso, che è costato la vita a due ragazzi.

Per questo l’ordine del giorno delle minoranze chiede anche di “inserire  nel prossimo Piano delle opere pubbliche, programmi un intervento urgente di sostituzione dei vecchi para pedoni metallici presenti in modo massiccio nelle vie della città con quelli in nuova generazione in gomma”

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Il PD scrive a El Pais: “Bergamo non è la Lega”

Il consigliere provinciale PD Matteo Rossi e i consiglieri comunali Elena Carnevali e Sergio Gandi hanno inviato al direttore di El Pais, Javier Moreno, una lettera di risposta all’articolo pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano spagnolo sul comizio tenuto da Bossi ad Albino. (Qui l’Eco di Bergamo riassume il pezzo apparso su El Pais)

Di seguito, la traduzione italiana del testo spedito:

Egregio direttore,

abbiamo letto l’articolo da voi pubblicato nei giorni scorsi dal titolo “La Liga Norte se radicalizza en la oposiciòn” nel quale avete riportato i contenuti del discorso che Umberto Bossi ha tenuto in un Comune del nostro territorio: dagli insulti contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle invettive contro l’Europa  condite di parole che rievocano la secessione e di espressioni volgari e propagandistiche.

In questi anni il partito della Lega Nord non ci ha solo abituato a parole irricevibili, ma a quelle ha fatto seguire azioni di governo che non hanno migliorato il benessere dei cittadini né a livello statale né nei territori dove i dirigenti della Lega hanno avuto cariche di governo e ruoli di responsabilità. Pensiamo che di questo gli italiani, soprattutto al nord, se ne siano ormai accorti: troppe le promesse non mantenute, troppa l’ipocrisia di passare all’opposizione del nuovo governo Monti dopo aver portato l’Italia sull’orlo del baratro.

Ma ciò che ci interessa provare a spiegare ai vostri numerosi lettori, non è solo questo. Vogliamo testimoniarvi che la nostra terra è un luogo di arte, bellezza, solidarietà, amicizia. E lo diciamo anche perché non vorremmo che oltre al danno ci venisse riservata anche la beffa di un’immagine internazionale negativa proprio nei mesi in cui si deciderà, tra diverse candidature, la “Capitale europea della cultura”, appuntamento per il quale la nostra città ha tutte le carte in regola per essere scelta.

Vorremmo dirvi che siamo orgogliosi di sentirci parte di un territorio, quello del Comune di Bergamo e della provincia bergamasca, che è fatto di cittadini e di lavoratori sicuramente migliori di chi oggi li governa e lontani dagli stereotipi di razzismo ed egoismo che i dirigenti della Lega vogliono provare a cucirci addosso.

Bergamo non è solo Lega, nel nostro Comune  ad esempio non c’è mai stato un sindaco leghista, ma anche i bergamaschi sono molto più e molto meglio. Oltre ad essere terra di fascino, di arte, di scienza, Bergamo ha un popolo solidale e accogliente. Bergamo è una storia intrecciata a doppio filo con l’unità nazionale alla quale hanno contribuito numerosi giovani che presero parte alla “spedizione dei Mille” di Garibaldi.

Per questo vi invitiamo a venire nella nostra città e a raccontare quello che veramente siamo, al di là del rumore di chi sa solo urlare e distruggere, e per vedere quello che siamo capaci di costruire in positivo, spesso in silenzio e senza clamore, come sanno fare i veri bergamaschi.

Hasta luego.

Matteo Rossi, consigliere provinciale Partito Democratico Bergamo

Elena Carnevali e Sergio Gandi, consiglieri comunali Partito Democratico Bergamo

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