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La perdità di credibilità è la vera sfiducia a Formigoni.

Personalmente penso che sia finito un ciclo politico perché,  il centro destra e la Lega hanno fallito culturalmente nel loro progetto di società. Per anni si è fatto leva sulle paure della società, sui corporativismi delle identità territoriali. Ma quanto sono distanti, di fronte alle difficoltà economiche globali le richieste di introdurre i dazi o le “dogane” al Trivio di Fuentes. Di fronte alla crisi economica gli slogan leghisti della secessione, i Ministeri del Nord a Monza,  le mancate liberalizzazioni  non bucano più nell’elettorato lombardo. Vi sono sfiducie presentate nelle aule, che si possono respingere, come avvenuto oggi,  con l’arroganza dei numeri e l’arroccamento del palazzo. Ve ne sono altre che segnano la fine di un ciclo politico. La sfiducia espressa dagli elettori alle ultime elezioni in Lombardia dove la Lega praticamente scompare e il PDL implode. Il primo a sfiduciare Formigoni è stato il nuovo Segretario della Lega Lombarda, Salvini, quando dal palco del proprio congresso gli ha chiesto di abbandonare la carica di responsabile di commissario straordinario di Expo, aprendo un mercato di nuovi equilibri dentro la maggioranza. Se  l’opinione pubblica, i mass media stanno prendendo le distanze dal  Governo di regione Lombardia non si può gridare al complotto, dare dei poveracci ai giornalisti, dei buffoncelli all’opposizione o scomodare sacri testi sulle scelte sbagliate dei collaboratori. Se i cittadini iniziano a chiedere un cambiamento, dopo quattro legislature, non si può rispondere che la Lombardia è l’eccellenza. Non mi appartiene una cultura giacobina, giustizialista e nemmeno quella del populismo. Ho sempre pensato che le vittorie debbano basarsi su una cultura politica alternativa e non sulla base dell’azione giudiziaria. Personalmente riconosco, anche se non ne ho condiviso le scelte, che nei primi due mandati Formigoni è stato un protagonista importante della politica lombarda e ha saputo mettere in campo riforme importanti supportate da una grande capacità di comunicazione e operazioni mediatiche che hanno premiato la sua azione. Penso alla riforma del servizio sanitario lombardo che,  attraverso lo slogan della “libertà di scelta”, ha fatto percepire un cambiamento. Ma la gestione di quella riforma, molto centralistica, ha portato a non separare più le stanze della politica da quelle degli interessi economici che ruotano attorno alla sanità.  La denuncia dell’ordine dei Medici, rispetto al metodo delle nomine dei primari negli ospedali, gli scandali del Galeazzi, del Santa Rita, della Maugeri, del San Raffaele non sono strumentalizzazioni delle minoranze.  Non sono fatti privati tra operatori e imprenditori della sanità. Sono l’evidenza di qualcosa che non funziona, di un sistema di relazioni e di poteri che hanno  imprigionato, in parte, il sistema lombardo. Le reazioni di Formigoni agli ultimi eventi che lo riguardano sono il segnale di forte debolezza. Io credo che nell’attuale situazione Formigoni ci abbia messo molto del suo, anche con atteggiamenti personali e dichiarazioni scomposte poi smentite. Comportamenti che hanno tracciato un solco tra lui, l’opinione pubblica e molti lombardi. Non è una cosa comune che imprenditori, che traggono profitto dalla sanità lombarda, paghino le ferie a chi politicamente gestisce la sanità e nomina i manager degli ospedali e delle Asl.  Non è possibile archiviare tutto ciò come fatti normali, come complotti o gialli alla Agatha Christie. Credo che oggi la maggioranza ha commesso un grave errore ad arroccarsi a difendere il fortino, senza nessuna valutazione critica del proprio operato. Credo che Formigoni abbia commesso l’errore di rimanere in Regione lombardia, di non avere avuto il coraggio di sfidare Berlusconi, di prenderne le distanze e provare con altri ruoli a diventare il nuovo leader del Pdl. Quando ci ha provato era ormai troppo tardi. Non basta più, di fronte alla grave crisi economica, continuare a decantare le eccellenze della Lombardia e continuare i paragoni con le regioni del sud del paese. Quelle differenze esistono, sono un grande problema  e vanno colmate ma, la Lombardia era eccellente anche prima dell’arrivo di Formigoni. La sfida, per la Lombardia, è guardare alle regioni europee motori dell’economia dell’Unione.  Agli imprenditori in difficoltà, ai lavoratori in cassa integrazione, alle difficoltà delle famiglie non servono paragoni tra Nord e Sud, arroccamenti del Palazzo in difesa della propria azione,  ma risposte per aiutarli e sostenerli, risposte che in questi anni non sono arrivati dal governo di regione Lombardia. Il 13, 14, 15 il gruppo regionale del Pd incontrerà,  in una serie di forum tematici, gli attori economici e sociali della Lombardia per parlare della crisi, ascoltare le loro difficoltà e delineare un futuro diverso per la Lombardia. Un futuro dove l’innovazione, il merito, lo sviluppo sostenibile, la green economy, l’ambiente, un nuovo welfare dovranno essere le sfide da cogliere e alternative a chi sino ad oggi ha governato la nostra Regione. Questa è una prima risposta a chi oggi, dalla maggioranza, ci ha accusato di non avere la capacità di mettere in campo idee alternative.

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Costanzo videolettera in youtube: le promesse di Formigoni

Formigoni in visita durante la campagna elettorale: “…la provincia di Sondrio è certamente la più piccola della Lombardia ma non è mai stata la più ignorata, al contrario…”. In quindi anni di governo del centrodestra e della Lega la Valtellina non ha mai avuto un ruolo di Governo. Dobbiamo accontentarci della nomina di un consulente per la montagna (Roberto Baitieri) ripescato tra i bocciati alle ultime elezioni.

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