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Piano casa: sventata la sanatoria sui sottotetti

Piano Casa LombardiaIeri, in Commissione V Infrastrutture e Mobilità, è stato approvato il progetto di legge regionale dal titolo “Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente” che recepisce le indicazioni del Piano Casa nazionale varato dal precedente governo. Il testo, composto da 16 articoli, modifica la legge urbanistica regionale 12/2005 e nasce con l’intento di rilanciare il settore edile, incentivare il recupero edilizio per evitare ulteriore consumo di suolo e l’housing sociale. Dopo quattro mesi di discussione il provvedimento, pronto per essere portato in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva, ha subito fino all’ultimo importanti modifiche ma nonostante ciò il PD in Commissione ha votato contro il progetto di legge perché, spiega Costanzo, “nel suo complesso la norma poteva essere ulteriormente migliorata”.“Grazie alle pressioni del Pd e al prevalere del buonsenso – dichiara Angelo Costanzo, consigliere regionale del PD – è stato cambiato l’articolo 8 che permetteva di rendere abitabili sottotetti costruiti in deroga alle norme regionali. Una furbata che avrebbe agevolato la speculazione edilizia! In una vallata a forte caratterizzazione turistica questa norma sarebbe risultata molto pericolosa. Con la nuova formulazione si torna al dettato, pur generoso, della legge urbanistica vigente con la differenza che sarà consentito costruire immobili fino a un metro e mezzo più alti di quanto previsto dalle norme comunali. La speranza è che così si possa veramente andare incontro alle famiglie che hanno bisogno di nuovi spazi abitativi, magari per i figli, ma anche qui bisognerà fare molta attenzione che la sua applicazione non degeneri in fenomeni abusivi”. Gli elementi positivi della norma sono contenuti nell’articolo 5 che riconosce un premio volumetrico a chi, recuperando immobili esistenti, realizza alloggi per l’affitto a canone moderato convenzionato o residenze universitarie: principio in parte vanificato con gli emendamenti della maggioranza che prevedono un premio volumetrico superiore (35%) a chi realizza immobili di pregio rispetto a chi realizza alloggi a canone moderato e sociale (20%) e che premia in maniera differenziata l’operatore privato rispetto al pubblico. Un altro articolo molto discusso è il 15 che prevede che nei comuni sopra i 15000 abitanti siano le giunte comunali ad approvare  e adottare i piani attuativi conformi agli strumenti urbanistici vigenti e non più, come prevede la legge 12, i consigli esautorandoli di fatto dalla pianificazione urbana. “Se il problema è il rispetto dei tempi di attuazione – denuncia Costanzo – non si risolverà sicuramente estromettendo i consigli comunali dall’approvazione dei piani attuativi. Così facendo si renderà meno trasparente il procedimento urbanistico rischiando al contrario di allungare i tempi burocratici che la giustizia ordinaria richiede nel caso di un ricorso al Tar”.  Il PD è riuscito comunque a far apportare modifiche importanti al testo. “Abbiamo messo a segno due punti importanti – dichiara soddisfatto Costanzo -: abbiamo cassato la norma sui sottotetti e con un nostro emendamento si è corretto l’articolo 4 che consentiva di poter demolire e ricostruire gli edifici senza rispettare il vincolo di sagoma compromettendo l’equilibrio urbanistico delle zone interessate. Con la nuova formulazione si limita la modifica alla sagoma solo se necessari per armonizzare l’edificio con il contesto. Scarica il pdf del testo approvato Pdl 133 Piano casa regionale

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FIAT: qualunque sia il risultato è una sconfitta del dialogo.

In queste ore gli operai di Mirafiori vivono un momento difficile e delicato del loro futuro. Scegliere cosa votare, investe certamente la situazione economica, le coscienze, la dignità e la libertà degli operai che lavorano in fabbrica.
L’accordo di Mirafiori non può essere confinato solo come una vicenda FIAT poichè ha una rilevanza economica per il futuro dell’intero sistema delle relazioni sindacali.
Un tema così complesso e delicato non lo si può confinare solo dentro uno scontro tra favorevoli e contrari all’accordo, tra chi è più vicino alla FIOM o a Marchionne.
Entrambi hanno delle valide ragioni per sostenere le proprie posizioni ma, allo stesso modo, sbagliano ad arroccarsi su posizioni rigide da una parte ed arroganti dall’altra.
Sbaglia la FIOM a non capire che di fronte alla situazione economica qualcosa può essere rivisto nella contrattazione e sbaglia Marchionne a minacciare la chiusura dello stabilimento di una realtà che molto ha ricevuto dallo Stato.
Un referendum che si svolge sotto questa minaccia non può essere l’esempio di libertà e democrazia.
I temi della globalizzazione, della crisi economica e della competitività hanno certamente bisogno di essere governati con regole diverse da quelle che sino ad ora sono state utilizzate, anche, nelle relazioni sindacali.
La profonda crisi economica pone tutti, dal sindacato agli imprenditori, di fronte a nuove sfide nel governare la competitività e la capacità di stare sui mercati internazionali.
Il sindacato deve cogliere la necessità di innovare le regole della contrattazione.
La competitività non la si può giocare solo ed esclusivamente  sulle condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori ma, anche, sulla qualità della produzione.
Quello che è certamente mancato è stato il ruolo del Governo che ha preferito schierarsi anzichè svolgere un ruolo propositivo di mediazione tra interessi legittimi delle controparti.
Un grande errore da parte del Ministro Sacconi; una perdita della cultura della concertazione dove il Governo ha sempre svolto un ruolo determinante.
Personalmente credo che non bisognasse arrivare a dividere così in profondità i lavoratori. Qualunque sia il risultato si tratta di una sconfitta del dialogo, della politica e del paese.

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Programma regionale di sviluppo IX legislatura: gli emendamenti presentati da Costanzo

Mele di Valtellina

Mele di Valtellina

Come contributo alla valorizzazione del territorio e dell’economia della provincia di Sondrio, nella seduta del Consiglio regionale del 28 settembre 2010, ho presentato vari emendamenti al Programma di Sviluppo Regionale della XI legislatuta.
La sintesi degli emendamenti:

  • (emendamento 17) l’impegno del Pirellone per sostenere la candidatura dei terrazzamenti vitati della Valtellina;
  • (emendamento 18) la valorizzazione del Multiconsorzio “VALTELLINA CHE GUSTO”;
  • (emendamento 19) il sostegno al progetto DMO per lo sviluppo del turismo facilitando la stretta collaborazione tra pubblico e privato;
  • (emendamento 20) la valutazione di realizzare un traforo turistico dello Stelvio sulla base degli studi effettuati nel 2002;
  • (emendamento 21) la realizzazione dello studio di fattibilità del traforo ferroviario della Mesolcina;
  • (emendamento 22) il richiamo nel PSR al piano d’area della media ed alta valltellina per la valorizzazione del patrimonio ambientale;
  • (emendamento 23) la richiesta di attribuzione delle competenze del demanio idrico alla provincia di Sondrio.

Angelo Costanzo Consigliere regionale del PD

Scarica gli emendamenti. Emendamenti del Consigliere Costanzo al PRS IX LEGISLATURA

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Altro che politica del fare! 22 milioni di euro della legge Valtellina finiscono a finanziare il Mose di Venezia.

Alluvione in Valtellina del 1987

Alluvione in Valtellina del 1987

Gli effetti della manovra del governo si sentiranno pesantemente in Valtellina. In una delibera regionale del 14 luglio, la n.295, si legge infatti che a causa dei tagli contenuti in finanziaria vengono sottratti oltre 22 milioni di euro dai fondi stanziati dalla legge per la ricostruzione della Valtellina. Tecnicamente, vengono tolte quelle risorse che erano a disposizione della Regione al 31 dicembre 2006 per la realizzazione di opere che ad oggi non sono ancora state appaltate. Quelle risorse, assieme ad altre, vengono destinate prioritariamente “per la realizzazione del programma infrastrutture strategiche con priorità al Mose”, si legge nella delibera che riprende il contenuto della manovra.
“Quello che stanno facendo ai danni della Valtellina è un vero scippo” protesta il consigliere regionale del PD Angelo Costanzo, che aggiunge “attendiamo da anni la messa in sicurezza della statale 38 e non si trovano le risorse. Grave è la responsabilità istituzionale e politica della Regione Lombardia e dell’amministrazione provinciale di Sondrio per non avere utilizzato le risorse a disposizione. È inaccettabile che risorse che dovevano essere utilizzate per il riassetto idrogeologico, la ricostruzione e lo sviluppo della Valtellina non siano state utilizzate. Le responsabilità politiche sono chiare e imputabili al PDL e alla Lega che governano entrambe le istituzioni.
Si assumano la responsabilità di questo “furto” al territorio.
Altro che politica del fare!
Con quelle risorse anziché finanziare il Mose di Venezia si potevano finanziare le tangenziali di Morbegno e Tirano.

Milano, 22 luglio 2010

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