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Concessione idroelettrica sul Mallero: tutto regolare?

Con Decreto n.12270 del 31.12.2011, Regione Lombardia ha concesso alla società Mallero Energia s.r.l. la variante alla concessione di piccola derivazione d’acqua dal torrente Mallero in comune di Chiesa in Valmalenco (SO) ad uso idroelettrico. La zona della concessione idroelettrica, della durata di 30 anni, rientra nelle norme di tuetala del Piano Paesaggistico regionale. Per questo motivo ho deciso di fare un’interrogazione in Regione Lombardia per sapere dall’Assessore competente:

1.         perché Regione Lombardia di fronte alla richiesta di grandi derivazioni d’acqua ai fini idroelettrici, una nel torrente Val Fontana e l’altra nel torrente Mallero ha fornito pareri diversi, in una tenendo in considerazione l’applicazione dell’art. 17 del PTR e nell’altra no;

2.         perchè  nonostante nella relazione istruttoria  del Settore Pianificazione Territoriale, Energia e Cave – Servizio Acque ed Energia della Provincia di Sondrio, trasmessa a Regione Lombardia con nota prot. n. 6954 del 09.03.2011, viene evidenziato chiaramente che la derivazione in argomento per la parte  situata a  quota superiore a 1200 m. s.l.m. ricade all’interno di un ambito di elevata naturalità sottoposto a tutela paesaggistica ai sensi del Piano paesaggistico regionale non si fa nessun riferimento all’applicazione dell’art.17 del del PTR nel decreto n.12270 del 31.12.2011;

3.         perchè, nonostante la chiarezza del 8 dell’art.17 del PTR che, non include grandi derivazioni d’acqua, all’interno di un ambito di elevata naturalità sottoposto a tutela paesaggistica  è stata concessa la derivazione sul Torrente Mallero;

4.         se non ritiene che nel decreto n.12270 del 31.12.2011 si sia erroneamente dimenticata l’applicazione dell’art.17 del PTR;

5.         se non ritiene, ai fini dell’autotutela dell’azione amministrativa, ed evitare azioni giudiziarie da parte di cittadini nei confronti di Regione Lombardia di revocare il decreto in oggetto.

Mi auguro e spero che l’Assessore competente possa chiarire quanto accaduto.

Il testo integrale dell’interrogazione: ITR 3245 Mallero

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Centrali idroelettriche – La Giunta dica cosa vuol fare.

 
Pubblichiamo il testo dell’interrogazione sulla bocciatura della legge regionale sulle concessioni idroelettriche
 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN AULA

Al presidente del Consiglio regionale

Premesso che

il Consiglio regionale nella seduta del 20 dicembre 2010 ha approvato la L.R. n. 19;

l’art. 14, ha introdotto novità nelle disposizioni in materia di grandi concessioni ad uso idroelettrico;

le novità, secondo i giudizi politici di parte della maggioranza, avrebbe dovuto cambiare la storia del rapporto tra i concessionari e produttori d’energia idroelettrica e i territori interessati attraverso la compartecipazione alla gestione attraverso società patrimoniali costituite ad hoc che avrebbero portato ingenti risorse ai territorio ed in particolare alla Provincia di Sondrio;

il gruppo del Pd in sede di discussione della norma invitava alla prudenza per i forti rischi di incostituzionalità della norma;

Considerato che

la sentenza dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14 della legge della Regione Lombardia n. 19 del 2010, nella parte in cui, modificando la legge della stessa Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche), dopo l’articolo 53 di essa ha introdotto l’articolo 53-bis, recante disposizioni in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico, il cui comma 3 così dispone: «La Regione, in assenza e nelle more dell’individuazione dei requisiti organizzativi e finanziari minimi e dei parametri di aumento dell’energia prodotta e della potenza installata concernenti le procedure di gara, di cui all’art. 12, comma 2, del d.lgs. 79/1999, provvede a determinare i suddetti requisiti e parametri entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente articolo»;

Valutato che l’Assessore all’Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi ha dichiarato alla stampa subito dopo la sentenza: ”La decisione della Consulta premia l’inefficienza e l’immobilismo statale. Tutto ciò – prosegue – da una parte accresce i ritardi, già importanti, che i ministeri interessati nella definizione dei criteri e dei parametri per le gare e degli altri atti hanno accumulato negli anni e, dall’altra esclude le Regioni che si erano già mosse, come la Lombardia, dalla disponibilità dei beni idroelettrici di cui devono diventare proprietarie”. Una situazione “grave – conclude Raimondi – infatti le Regioni sono costrette soltanto a osservare e aspettare”;

Interroga l’Assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti per sapere se

•nel rispetto della sentenza della Corte  Costituzionale non intende attivare una fase di confronto con il Governo per sollecitare l’indizione dei bandi di gara per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, magari richiedendo la definizione di criteri e di parametri che, nel rispetto del principio della libera concorrenza, possano tenere in considerazione risorse economiche aggiuntive per i territori dove sono ubicati gli impianti idroelettrici.

Milano, 2 febbraio 2012

Angelo Costanzo

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“Pigna della nonna” – da Vaol.it la notizia più letta nel 2011

Da Vaol.it apprendo che la notizia più letta online nell’anno 2011, con oltre 22.600 contatti, è la querelle da me sollevata sul tentativo di regione Lombardia di  Regione Lombardia di mettere mano alla normativa per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera. Nello specifico, la Giunta, quindi il PDL e Lega introduceva l’obblighi di adeguamento tecnico e di certificazione per gli impianti domestici alimentati a biomassa legnosa. In poche parole, metteva sotto osservazione le stufe (pìgna) della nonna. Per questo in Commissione ambiente  a gennaio ero intervenuto perchè, nel silenzio totale, la norma rischiava di penalizzare fortemente gli abitanti delle zone di montagna. L’iniziativa politica del Pd e la forte pressione mediatica creata anche grazie a Vaol.it e i quotidiani provinciali ha fatto fare retromarcia alla Giunta regionale.

A tutti i lettori di BLOGDEM auguri di Buon Natale.

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Le lobby dei “cavatori” prevalgono. La maggioranza china la testa.

Il 5 ottobre era stato raggiunto, all’unanimità, da parte della Commissione ambiente l’aggiornamento delle tariffe di escavazione. Il provvedimento è approdato oggi in Consiglio Regionale per l’approvazione da parte dell’aula. Doveva essere una ratifica di una scelta già condivisa ma purtroppo così non è avvenuto. Dopo l’approvazione in Commissione Ambiente si sono “scatenate” le lobby che hanno fatto cambiare idea a qualcuno! Su richiesta del capogruppo del Pdl il provvedimento è stato rinviato ad un successivo Consiglio regionale. Non è casuale che il Pdl, dopo avere condiviso l’aumento in Commissione Ambiente, abbia proposto oggi un emendamento per abbassare l’adeguamento proposto per le tariffe di escavazione  della sabbia e della ghiaia da € 1,00 a €0,60! Un emendamento solo per la sabbia e la ghiaia dove si concentrano forti interesse economici. Una bella retromarcia che comporta minori entrate per i Comuni e le Provincie e l’ennesimo favore ai cavatori.  E’ giusto ricordare che le tariffe sono ferme dal 2008 e che proprio sull’escavazione della sabbia e della ghiaia vi sono i maggiori guadagni. In Lombardia si estraee oltre 16.000.000 di metri cubi con una tariffa irrisoria di € 0,441 al metro cubo. L’aumento voluto dalla Commissione Ambiente non ha nessuna volonta vessatoria o di mettere in crisi settori economici, ma esclusivamente la volontà del riconoscimento dell’alto valore del bene ambientale ed incentivare il riciclo degli inerti come avviene in altri paesi europei. E’ logico che finchè le tariffe sono così basse non vi è nessun interesse ad investire in nuove tecnologie che risparmiano l’ambiente e il territorio lombardo. Sostenere che l’aumento proposto dalla Commissione Ambiente mette in ginocchio il settore delle costruzioni è strumentale. Le cave attive in Lombardia sono 558 e  2888 dismesse o abbandonate. Il calo di oltre 46.000 occupati nel settore delle costruzioni in lombardia tra il 2008 e il 2010 non è certamente colpa delle tariffe di escavazione! L’aumento farà fare meno profitti a pochi ma porterebbe  8,6 milioni di euro nelle casse dei Comuni e delle Provincie. Dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro dell’azione politica e istituzionale la riduzione del consumo del territroio, dell’ambiente investendo convintamente nella green economy.

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Lo scandalo delle tariffe di escavazione

È iniziata oggi in Commissione Ambiente e Protezione Civile la trattazione dei progetti di Legge per modificare le norme per la coltivazione delle sostanze minerali di cava. Tre le proposte in discussione tra cui quella del Partito Democratico. “Si tratta di una buona notizia – dichiara il consigliere regionale del PD Angelo Costanzo – visto che già nella passata Legislatura avevamo presentato un progetto di legge che modificasse una normativa che riteniamo inadeguata e insufficiente a regolare un settore decisamente critico come quello delle escavazioni”.
Allo stesso tempo però crescono le preoccupazioni riguardo all’adeguamento delle tariffe di escavazione che sono ormai ferme da anni e che devono essere in testa alle decisioni di Regione Lombardia. Costanzo lo ha chiaramente detto nel corso della seduta di Commissione: “Va bene discutere della nuova normativa ma è uno scandalo che Regione Lombardia non aggiorni le tariffe. La discussione è ferma da mesi e la Deliberazione di Giunta che prevedeva l’adeguamento delle tariffe di escavazione non è più tornata in Commissione. Ora è bene ricordare che tali tariffe sono ferme dal 2008 e che da allora i privati continuano a versare un importo che non tiene conto degli adeguamenti ISTAT, prima, e IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) dopo. In questo modo – prosegue il consigliere valtellinese – i cavatori risultano decisamente avvantaggiati e non si capisce perché! Faccio solo notare che risulta quantomeno strano che la discussione si sia arenata proprio nel momento in cui, come PD, abbiamo posto il problema di un adeguamento sostanzioso delle tariffe di escavazione, che ci avvicinasse agli standard europei”.
A seguito delle richieste avanzate dal PD, la Lega Nord ha mostrato la volontà di arrivare al più presto ad una soluzione della vicenda. Il consigliere regionale Costanzo rimane però fermo sulla richiesta: “L’adeguamento delle tariffe deve avvenire in tempi rapidissimi, non vorremmo che il mancato adeguamento si configurasse come passibile di danno erariale. Solo così potremo pensare di tutelare maggiormente l’ambiente e disporre di maggiori risorse per la valorizzazione del territorio. Di sicuro come PD arriveremo a dimostrare che le tariffe in Lombardia sono decisamente inadeguate a compensare l’utilizzo di un bene pubblico e scarso come l’ambiente e chiameremo la maggioranza alle proprie responsabilità”.
 
Milano, 14 settembre 2011

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Fonti rinnovabili: sì, ma senza consumo del territorio

Impianto Fotovoltaico

La Giunta regionale della Lombardia deve elaborare al più presto le linee guida per le fonti rinnovabili, già emanate da altre Regioni, per evitare un consumo sconsiderato di suolo agricolo e di pregio paesaggistico. Per questo abbiamo presentato un emendamento all’assestamento di bilancio, di cui sono primo firmartario, in votazione la prossima settimana in Consiglio regionale, che ha lo scopo di frenare possibili progetti in zone di rilevanza ambientale di impianti di produzione fotovoltaica a terra. Che non si potesse andare avanti senza regole lo si sapeva dall’inizio, da quando cioè si era promulgato il famoso decreto per le rinnovabili. Sono passati anni e ancora Regione Lombardia non ha presentato le sue linee guida per far sì che lo sviluppo di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili si concili con un corretto uso del suolo. In questo periodo di tempo abbiamo assistito alla realizzazione di progetti – soprattutto di fotovoltaico a terra – che hanno tracciato ferite profonde nel territorio e in zone che avrebbero dovuto essere diversamente preservate. Regione Lombardia annuncia la prossima pubblicazione delle linee guida, ma intanto nicchia evitando di deliberare misure di salvaguardia. Per questo insieme agli altri colleghi della Commissione Ambiente abbiamo deciso di presentare l’emendamento, che trova il suo fondamento nella necessità appunto di salvaguardare alcune parti del territorio lombardo dalla proliferazione incontrollata degli impianti fotovoltaici cosiddetti ‘a terra’, ossia non integrati. Una tipologia di impianti che, benché alimentata da fonte energetica rinnovabile, per sua natura implica impatti di carattere ambientale e un elevato consumo di territorio. Regione Lombardia non può quindi pensare di rimandare ad libitum l’individuazione delle aree non idonee alla loro localizzazione, sancito dall’articolo 12 del Decreto ministeriale sulle rinnovabili. Noi chiediamo che in attesa delle linee guida delle Giunta regionale il Consiglio legiferi con propri indirizzi la collocazione delle fonti d’energia rinnovabili perché è necessario salvaguardare alcuni siti da interventi i cui effetti, pur pregevoli sotto il profilo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, avrebbero come inevitabile risvolto la compromissione di parte del territorio. Non si possono lasciare soli i Comuni e le Province nella gestione dell’individuazione delle aree non idonee alla collocazione di impianti fotovoltaici.

La nostra speranza è che Pdl e Lega comprendano l’importanza di questa nostra proposta e la votino, non permettendo così ulteriori sfregi all’ambiente della nostra regione.

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Concessioni idroelettriche: legge incostituzionale

La diga di Madesimo

La sentenza del Corte Costituzionale n.205/2011, depositata il 13 luglio 2011, è certamente una notizia negativa per il territorio provinciale. La Corte, senza addentrarci nei tecnicismi normativi di difficile comprensione, dichiara incostituzionale l’art 15 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 che prevedeva la proroga delle concessioni idroelettriche. Una sentenza che non potrà non avere ripercussioni anche sulla norma regionale, approvata a dicembre del 2010, sulle Concessioni Idroelettriche e da molti sbandierata come un successo storico. Dopo questa prima bocciatura bisognerà attendere anche il giudizio di incostituzionalità della norma regionale che è stata impugnata dal Governo per violazione delle competenze. Noi ci eravamo permessi di dirlo che questo rischio  era presente anche organizzando a maggio un convegno pubblico dal titolo significativo: Le dighe sono nostre? Abbiamo sempre mantenuto la prudenza, senza sbilanciarci in facili trionfalismi come altri hanno fatto, perché eravamo consapevoli che eravamo al limite delle regole con rischi di incostituzionalità. Mi preoccupano le differenti e divergenti interpretazioni date dopo la notizia della sentenza da parte di autorevoli esponenti del centro destra locale. Credo che sia un errore la non tanto velata accusa a Del Tenno del Presidente Sertori di: “non avere a cuore gli interessi della nostra gente e non crede in questa partita”. Chi esprime dubbi e legittime preoccupazioni e l’ho sempre fatto anch’io, sulla base di riferimenti normativi, non è contrario agli interessi locali, ma semplicemente non strumentalizza risultati che sono ancora lontani da raggiungere.

La percezione che emerge, con queste dichiarazioni, è che l’armistizio raggiunto con la chiusura della crisi in Provincia sia molto debole. In questo momento di forte difficoltà, anzichè dividere, bisognerebbe trovare le ragioni di una battaglia unitaria nel rispetto delle competenze che la Corte costituzionale ha evidenziato e non rimpallarsi colpe e responsabilità tra esponenti della Lega e del Pdl. Credo che prima di esprimere giudizi trionfalistici o lapidari bisognerà attendere il giudizio della Corte Costituzionale sulla legge regionale e i tempi saranno lunghi. Molti esponenti della maggioranza, a partire dall’Assessore regionale Raimondi, sostengono che la legge regionale non è incostituzionale ed è vigente allora la si applichi subito iniziando a costituire le società patrimoniali sancendo quel principio tanto sbandierato della compartecipazione dei territori. Credo che di fronte all’attuale situazione sarebbe opportuno, se esiste ancora, riunire a settembre il comitato istituzionale Acque, assieme agli esponenti istituzionali ai vari livelli, per informare i Sindaci e i rappresentanti delle categorie economiche delle novità degli sviluppi normativi e valutare insieme quali iniziative mettere in campo.

Sondrio, 16 luglio 2011

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Parco dello Stelvio: il gruppo regionale del PD scrive a Napolitano

Quale sarà il futuro del Parco dello Stelvio? Nonostante la chiara presa di posizione del Consiglio regionale a dicembre 2010, non si riesce a capire che strada stia percorrendo la Giunta Formigoni. Ricordiamo brevemente che tutto prende avvio dal decreto legislativo approvato il 21 dicembre dal Consiglio dei Ministri che modifica ed integra l’art.3 del DPR 22 marzo 1974, n. 279 in merito alle funzioni esercitate dalle Province di Trento e Bolzano e concernenti il Parco Nazionale dello Stelvio. Una decisione quella del Governo fortemente criticata dalle associazioni ambientaliste ma anche dall’Assemblea regionale lombarda che aveva votato un ordine del giorno che esprimeva la forte contrarietà allo smembramento del più importane parco italiano. Successivamente, lo stesso Presidente della Repubblica aveva chiesto chiarimenti e la stipula di un accordo preventivo tra i soggetti interessati per mantenere l’unitarietà del Parco e assicurarne il futuro. Stando alla netta contrarietà lombarda appariva chiaro che la soluzione era il mantenimento della attuale forma gestionale e la dimensione di parco nazionale. Invece, nelle ultime settimane si è scoperto che l’assessore regionale alla partita, Alessandro Colucci, e la direzione competente partecipano a tavoli di concertazione con le Province Autonome di Trento e Bolzano e stanno cercando soluzioni diverse e non in linea con quanto deciso dal Consiglio regionale.

Per questo il capogruppo del PD, Luca Gaffuri, ed il consigliere valtellinese, Angelo Costanzo, hanno preso carta e penna e hanno scritto al Presidente della Repubblica per chiarire la posizione lombarda. “La vicenda del Parco dello Stelvio – dicono gli estensori della lettera – deve essere risolta il prima possibile e con una limpidezza che non ammette tentennamenti. La posizione del Consiglio regionale è chiaramente contraria al nuovo assetto ipotizzato dal Governo ed è importante che il Presidente Napolitano ne sia avvertito, come temiamo non sia stato fatto. Nelle note che abbiamo inviato riprendiamo l’intera vicenda e trasmettiamo la nostra preoccupazione per gli incontri che stanno avvenendo e che sembrano non tenere in considerazione quanto approvato a dicembre. Crediamo che qualsiasi posizione che vada contro quel documento sia lesiva delle decisioni prese. Ora aspettiamo un riscontro dal Presidente della Repubblica, auspicando che la conoscenza di quanto deliberato in Lombardia possa mettere la parola fine alle preoccupazioni di tutti coloro che vogliono vedere salvaguardato il parco Nazionale dello Stelvio”.

Milano, 9 giugno 2011

Leggi e scarica il testo della lettera a Napolitano: Stelvio lettera Gaffuri e Costanzo a Napolitano

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Le dighe sono nostre? Ne parliamo sabato 28 maggio a Sondrio

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Parco Stelvio:“dopo lo stop del Presidente Napolitano, Formigoni prenda posizione”

Dopo lo smembramento della più grande area protetta  dell’arco alpino italiano che, è apparso a molti come un regalo alle provincie di Bolzano e Trento per il voto di fiducia al Governo Berlusconi, è arrivato lo stop del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che correttamente ha chiesto di avere un documento firmato dai tre presidenti dei territori interessati, le province di Bolzano e Trento e la Regione Lombardia, che confermi che c’è l’accordo di tutti e che sia preservata l’unitarietà del parco.
 
Angelo Costanzo, consigliere regionale del Pd, ricorda che il 20 dicembre 2010, il giorno prima dello smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, il Consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno n. 0317 che esprime “la propria contrarietà alla modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 279 del 22 marzo 1974, che di fatto abroga la gestione unitaria del Parco nazionale dello Stelvio e che porterebbe allo smembramento e di fatto alla sua provincializzazione”.
 
“Ora Formigoni – dice Costanzo –, faccia sentire la propria voce chiedendo il rispetto dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia che ha deliberato la contrarietà allo smembramento del parco. Non è accettabile sul piano istituzionale che gli interessi di due provincie a Statuto speciale prevalgano, per logiche politiche, rispetto al voto della terza assemblea legislativa italiana. A Formigoni chiedo di uscire dal silenzio su una vicenda che segna una delle pagine più brutte delle aree protette in Italia e di  attivarsi per mantenere una gestione unitaria ed evitare lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio per logiche esclusivamente politiche della Südtiroler Volkspartei”.
 
Milano, 8 aprile 2011

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