Archivi del mese: agosto 2012

La Secam si muove, ma la Provincia?

Nel territorio che Giovanni Bettini, autorevole esponente di Legambiente, ha più volte definitola Kuwait dell’acqua, i ritardi nella programmazione dell’utilizzo della risorsa idrica, la più importante che abbiamo, sono talmente tanti da farci classificare ultimi in Lombardia. Era il lontano 1994 quando la legge n.36, conosciuta come legge “Galli”, innovava profondamente la normativa relativa al settore delle risorse idriche stabilendo che: tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche, che la programmazione doveva avvenire  attraverso  l’individuazione di “Ambiti Territoriali Ottimali” (ATO), tali da consentire adeguate dimensioni gestionali, superare la frammentazione delle gestioni locali, realizzare economie di scala attraverso la gestione del “Servizio Idrico Integrato” (SII) inteso come l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue. Da allora ne è passata d’acqua sotto i ponti e in provincia si sono accumulati colpevoli ritardi frutto dell’incapacità di fare sintesi dei microinteressi locali. Va detto che le varie innovazioni legislative che si sono susseguite nella materia, non hanno agevolato le scelte ma, non possono essere l’alibi dei ritardi e dell’incapacità della classe dirigente locale di programmare un servizio fondamentale per i cittadini. La gestione del servizio idrico integrato per usi civili, acquedotti, fognature e depurazione delle acque reflue sono una delle sfide più delicate che la politica provinciale deve affrontare per evitare forti aumenti delle tariffe ai cittadini, garantire un servizio di qualità evitando speculazioni del nuovo business dell’acqua. Il successo del referendum “Acqua bene comune” non può essere stravolto per l’incapacità delle istituzioni di dare risposte coerenti ed efficaci. Solo nel luglio del 2012 il Consiglio provinciale ha approvato la costituzione dell’azienda speciale “Ufficio d’Ambito della Provincia di Sondrio” e lo “Statuto dell’ufficio d’Ambito”.La Provinciadovrebbe determinare gli indirizzi generali, approvare gli atti fondamentali, conferire il capitale di dotazione, controllare i risultati in base agli obiettivi generali prefissati ed esercitare la vigilanza. Manca ancora un atto fondamentale che non può essere sottovalutato per svolgere il ruolo di programmazione proprio della politica e dell’amministrazione provinciale, le “Linee Generali di Indirizzo” alle quali l’Azienda deve attenersi nell’esercizio delle proprie attività. In provincia, unica in Lombardia, non abbiamo ancora un ambito territoriale omogeneo (ATO) operativo con la tariffa unica del servizio e gestore unico. Il rischio, come spesso capita, è che si chiuda la stalla quando i buoi sono già scappati. Infatti, in questi giorni,la Secamsta sottoponendo alle amministrazioni locali la proposta di farsi affidare con un contratto pluriennale del Servizio idrico integrato. Personalmente penso chela Secam, una società che ha lavorato abbastanza bene nel corso degli anni, sta facendo i propri interessi provando ad acquisire  contratti gestionali. In questo climala Secamsta facendo pressione sull’incertezza di quello che accadrà in futuro. Proprio sull’assenza d’indirizzi chiari e su possibili mutamenti istituzionali, sta costruendo quella che potrebbe essere definita una posizione “dominante”, portando a casa i contratti di gestione dai singoli comuni in vista della selezione del gestore del servizio idrico. In assenza di linee condivise a livello provinciale, credo che i Comuni debbano fare molta attenzione ad accettare soluzioni che magari potrebbero rilevarsi capestro. Gli affidamenti, in questo caso, vanno a tutelare in primo luogo la posizione di SECAM. A oggi molti comuni gestiscono il Servizio Idrico Integrato direttamente in economia e va detto che non esiste l’obbligo di affidare il servizio in gestione. Inoltre il passaggio alla tariffa unica d’ambito e all’ATO sarà fatto comunque seguendo gli obblighi di legge. Per questo è giusto che le amministrazioni comunali vadano a negoziare le condizioni del contratto non in ordine sparso ma con una visione provinciale complessiva di un innalzamento della qualità del servizio e tariffe eque per i cittadini. La cosa inaccettabile è chela Secamè una società interamente pubblica e questo avviene in totale assenza, per i ritardi dell’amministrazione provinciale, di linee d’indirizzo da parte dell’ufficio d’ambito. Linee d’indirizzo che dovrebbero essere fondamentali per garantire la massima trasparenza e conoscenza da parte dei cittadini e delle amministrazioni comunali sul futuro del servizio idrico integrato.La Secam, come ho già sostenuto in passato, potrebbe essere il soggetto ideale nella gestione del servizio idrico integrato, ma la modalità attuata in questi giorni non può che destare preoccupazione. Sarebbe meglio una discussione aperta che individui chiaramentela Secamquale soggetto di riferimento per la gestione a livello provinciale. La maggioranza di centrodestra e Lega per le proprie divisioni non è mai riuscita a portare a termine il processo di costituzione dell’ATO e dell’affidamento del servizio. I cittadini della provincia rischiano di pagare a caro prezzo, nelle bollette, questa mancanza di programmazione della politica provinciale.La Provinciain questi anni ha pensato più alle battaglie mediatiche sulle dighe, alle feste dell’acqua, con risultati fallimentari,  dimenticandosi totalmente della gestione dell’Ato e del servizio idrico integrato.La Provincia, non andrebbe solo difesa, ma anche governata facendo le scelte fondamentali come quelle sull’ATO.

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