Archivi del mese: giugno 2012

Quale scippo? E’ la Lega che ha illuso i valtellinesi e valchiavennaschi.

“Ma quale scippo! E’ una protesta strumentale e basta!”. E’ perentorio Angelo Costanzo, consigliere regionale del Pd, nel suo commento alle dichiarazioni del suo collega Ugo Parolo a proposito del rinnovo delle concessioni idroelettriche.“Per anni la Lega ha venduto al territorio obiettivi irrealizzabili con l’approvazione di leggi poi dichiarate incostituzionali – spiega Costanzo –.  Come fanno a parlare di scippo di una cosa che non c’è mai stata? Gli unici a dire che ‘i soldi delle nostre dighe sono della nostra gente’ erano i manifesti imbevuti di populismo leghista. Se la strategia era quella di sbandierare un risultato alla genti di Valtellina e Valchiavenna, sapendo che non era realizzabile, ci sono riusciti perfettamente. La Lega è stata al Governo con Berlusconi e il Pdl, con una maggioranza parlamentare mai vista nella storia repubblicana, e ha approvato di tutto, dal Porcellum elettorale di Calderoli alle leggi ad personam dell’ex premier”.  E prosegue: “Ora, all’opposizione, dopo anni di silenzi, i loro esponenti polemizzano  su tutto sperando di risalire la china della perdita di consensi. Basta con questa logica populista della Lega. I primi ad accorgersi di questo atteggiamenti credo siano proprio gli ex elettori leghisti visto il risultato alle ultime elezioni amministrative in Lombardia. Leggo dichiarazioni di silenzi, ma l’unico silenzio è quello della Lega sulla bocciatura e l’incostituzionalità della legge nazionale e regionale sulla compartecipazione alla gestione delle centrali voluta dai leghisti.  Si è voluta percorrere una strada impraticabile e ora scaricano sul Pdl, loro ex alleato, e sul Pd, le loro mancanze e i loro fallimenti. Se avessero ascoltato le nostre preoccupazioni non si sarebbero persi due anni di tempo. Avevamo denunciato più volte il rischio di incostituzionalità della legge regionale. Che fine hanno fatto i proclami di vittorie storiche che avrebbero cambiato i destini della valle? Nel mercato dell’energia, che non ha confini padani, l’assegnazione delle concessioni idroelettriche attraverso bandi di gara ad evidenza pubblica sono una regola elementare di trasparenza in un mercato europeo. L’unico scandalo sono le proroghe delle concessioni per un piatto di lenticchie rispetto agli ingenti guadagni delle aziende idroelettriche”. Infine, Costanzo si chiede: “In campo ci sono gli interessi dei cittadini o il mantenimento dei poteri forti che sino ad oggi hanno gestito le centrali idroelettriche o di chi detiene gran parte del capitale azionario? Basta, chiudiamo la stagione della demagogia leghista. Se dobbiamo fare una battaglia vera apriamo al mercato e proviamo a costruire dei bandi di gara che non siano lesivi della concorrenza, ma che tengano in considerazione i territori e la pervasività degli impianti. E’ li che possiamo esercitare il nostro peso politico attraverso Regione Lombardia che può e deve dire la propria sui bandi di gara. Dopo i fallimenti di questi anni torniamo a dire la nostra nei confronti della Regione per acquisire le competenze del demanio idrico. Abbandonare quella battaglia è stato un errore. Se avessimo avuto le competenze del demanio idrico oggi avremmo un peso contrattuale maggiore. Per questo va ripresa la proposta di legge del Consiglio provinciale, approvata all’unanimità. La stessa che io e il consigliere Parolo abbiamo depositato come primo progetto di legge della IX legislatura regionale e che giace, per volontà della maggioranza Pdl-Lega, nei cassetti della Regione”.

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L’assessore Bresciani inadempiente. Nessun atto, in due anni, sulla sanità di montagna!

 “A dire poco deludente, evasiva e inconsistente la risposta oggi in aula dell’Assessore Luciano Bresciani sull’applicazione della mozione del novembre del 2010, votata all’unanimità dall’aula e vorrei sottolineare anche da lui. La mozione prevedeva  la definizione di criteri diversi  nell’organizzazione dell’assistenza ospedaliera, per i territori montani,  rispetto a quelli  urbani e comunque a limitato disagio. A distanza di due anni Bresciani non ha citato nessun atto della Giunta in applicazione degli indirizzi votati dal Consiglio regionale. L’Assessore ha preso “lucciole per lanterne” citando le quote di finanziamento date alle Asl, sulla quota aggiuntiva a quella capitaria, che tengono conto dell’altitudine e dell’andamento socio demografico della popolazione ma, nulla, rispetto all’assistenza ospedaliera come richiede la mozione del novembre 2010. Bisogna che il Consiglio faccia rispettare alla Giunta gli atti di indirizzo politico che vengono approvati in Aula. Siamo di fronte ad un Governo Lombardo totalmente inadempiente.  E’ stata infatti completamente disatteso l’ordine del giorno che impegnava la Giunta alla definizione di particolari criteri di organizzazione dell’assistenza ospedaliera per i territori montani. Inadempienze che stridono rispetto alle rassicurazioni date, più volte, dall’Assessore Bresciani ai Sindaci della provincia di Sondrio sulla rete ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna. Si è sempre detto che gli ospedali in provincia di Sondrio siano un deficit ma, vorrei ricordare che se il disavanzo dell’AOVV è di 31.678 mil. €,  il Sant’Anna di Como chiude la gestione con un buco di 29.443 mil.€, il Riuniti di Bergamo con 24.812 mil.€ e l’Istituto Clinici di Perfezionamento con 46.255 mil. €.  Dati che dovrebbero fare riflettere rispetto a semplicistiche discussioni che ruotano attorno ai costi della sanità anche nel territorio Valtellinese. Se in provincia di Sondrio nella gestione della rete ospedaliera le regole sono uguali a quelle degli altri ospedali non basterà continuare a dire che si mantengono quattro strutture ospedaliere. Il degrado arriverà prima delle scelte. È ora di sperimentare nuovi modelli gestionali nei territori montani con ospedali di comunità che integrano la risposta di poli di eccellenza per la fase acuta della malattia. È a dire poco curioso come la Lega a Sondrio rivendica lo Status di territorio montano e quando deve tradurre gli slogan in atti concreti, come sulla sanità, non accade nulla. Per una volta sono d’accordo con l’Assessore Bresciani quando in una delle sue visite in provincia di Sondrio, il dieci maggio 2011, ha dichiarato ai mass media: “la Valtellina, lo avevo detto, è stata trascurata sul fronte della sanità: ora più che mai è il momento di riparare”.  Oggi in aula ne abbiamo avuto la conferma. Il testo dell’interrogazione discussa oggi e la mozione approvata a Novembre del 2010 ITR1154QT sanità di montagna ODG_194_DEL_16.11.10 SANITA DI MONTAGNA

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Concessione idroelettrica sul Mallero: tutto regolare?

Con Decreto n.12270 del 31.12.2011, Regione Lombardia ha concesso alla società Mallero Energia s.r.l. la variante alla concessione di piccola derivazione d’acqua dal torrente Mallero in comune di Chiesa in Valmalenco (SO) ad uso idroelettrico. La zona della concessione idroelettrica, della durata di 30 anni, rientra nelle norme di tuetala del Piano Paesaggistico regionale. Per questo motivo ho deciso di fare un’interrogazione in Regione Lombardia per sapere dall’Assessore competente:

1.         perché Regione Lombardia di fronte alla richiesta di grandi derivazioni d’acqua ai fini idroelettrici, una nel torrente Val Fontana e l’altra nel torrente Mallero ha fornito pareri diversi, in una tenendo in considerazione l’applicazione dell’art. 17 del PTR e nell’altra no;

2.         perchè  nonostante nella relazione istruttoria  del Settore Pianificazione Territoriale, Energia e Cave – Servizio Acque ed Energia della Provincia di Sondrio, trasmessa a Regione Lombardia con nota prot. n. 6954 del 09.03.2011, viene evidenziato chiaramente che la derivazione in argomento per la parte  situata a  quota superiore a 1200 m. s.l.m. ricade all’interno di un ambito di elevata naturalità sottoposto a tutela paesaggistica ai sensi del Piano paesaggistico regionale non si fa nessun riferimento all’applicazione dell’art.17 del del PTR nel decreto n.12270 del 31.12.2011;

3.         perchè, nonostante la chiarezza del 8 dell’art.17 del PTR che, non include grandi derivazioni d’acqua, all’interno di un ambito di elevata naturalità sottoposto a tutela paesaggistica  è stata concessa la derivazione sul Torrente Mallero;

4.         se non ritiene che nel decreto n.12270 del 31.12.2011 si sia erroneamente dimenticata l’applicazione dell’art.17 del PTR;

5.         se non ritiene, ai fini dell’autotutela dell’azione amministrativa, ed evitare azioni giudiziarie da parte di cittadini nei confronti di Regione Lombardia di revocare il decreto in oggetto.

Mi auguro e spero che l’Assessore competente possa chiarire quanto accaduto.

Il testo integrale dell’interrogazione: ITR 3245 Mallero

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La perdità di credibilità è la vera sfiducia a Formigoni.

Personalmente penso che sia finito un ciclo politico perché,  il centro destra e la Lega hanno fallito culturalmente nel loro progetto di società. Per anni si è fatto leva sulle paure della società, sui corporativismi delle identità territoriali. Ma quanto sono distanti, di fronte alle difficoltà economiche globali le richieste di introdurre i dazi o le “dogane” al Trivio di Fuentes. Di fronte alla crisi economica gli slogan leghisti della secessione, i Ministeri del Nord a Monza,  le mancate liberalizzazioni  non bucano più nell’elettorato lombardo. Vi sono sfiducie presentate nelle aule, che si possono respingere, come avvenuto oggi,  con l’arroganza dei numeri e l’arroccamento del palazzo. Ve ne sono altre che segnano la fine di un ciclo politico. La sfiducia espressa dagli elettori alle ultime elezioni in Lombardia dove la Lega praticamente scompare e il PDL implode. Il primo a sfiduciare Formigoni è stato il nuovo Segretario della Lega Lombarda, Salvini, quando dal palco del proprio congresso gli ha chiesto di abbandonare la carica di responsabile di commissario straordinario di Expo, aprendo un mercato di nuovi equilibri dentro la maggioranza. Se  l’opinione pubblica, i mass media stanno prendendo le distanze dal  Governo di regione Lombardia non si può gridare al complotto, dare dei poveracci ai giornalisti, dei buffoncelli all’opposizione o scomodare sacri testi sulle scelte sbagliate dei collaboratori. Se i cittadini iniziano a chiedere un cambiamento, dopo quattro legislature, non si può rispondere che la Lombardia è l’eccellenza. Non mi appartiene una cultura giacobina, giustizialista e nemmeno quella del populismo. Ho sempre pensato che le vittorie debbano basarsi su una cultura politica alternativa e non sulla base dell’azione giudiziaria. Personalmente riconosco, anche se non ne ho condiviso le scelte, che nei primi due mandati Formigoni è stato un protagonista importante della politica lombarda e ha saputo mettere in campo riforme importanti supportate da una grande capacità di comunicazione e operazioni mediatiche che hanno premiato la sua azione. Penso alla riforma del servizio sanitario lombardo che,  attraverso lo slogan della “libertà di scelta”, ha fatto percepire un cambiamento. Ma la gestione di quella riforma, molto centralistica, ha portato a non separare più le stanze della politica da quelle degli interessi economici che ruotano attorno alla sanità.  La denuncia dell’ordine dei Medici, rispetto al metodo delle nomine dei primari negli ospedali, gli scandali del Galeazzi, del Santa Rita, della Maugeri, del San Raffaele non sono strumentalizzazioni delle minoranze.  Non sono fatti privati tra operatori e imprenditori della sanità. Sono l’evidenza di qualcosa che non funziona, di un sistema di relazioni e di poteri che hanno  imprigionato, in parte, il sistema lombardo. Le reazioni di Formigoni agli ultimi eventi che lo riguardano sono il segnale di forte debolezza. Io credo che nell’attuale situazione Formigoni ci abbia messo molto del suo, anche con atteggiamenti personali e dichiarazioni scomposte poi smentite. Comportamenti che hanno tracciato un solco tra lui, l’opinione pubblica e molti lombardi. Non è una cosa comune che imprenditori, che traggono profitto dalla sanità lombarda, paghino le ferie a chi politicamente gestisce la sanità e nomina i manager degli ospedali e delle Asl.  Non è possibile archiviare tutto ciò come fatti normali, come complotti o gialli alla Agatha Christie. Credo che oggi la maggioranza ha commesso un grave errore ad arroccarsi a difendere il fortino, senza nessuna valutazione critica del proprio operato. Credo che Formigoni abbia commesso l’errore di rimanere in Regione lombardia, di non avere avuto il coraggio di sfidare Berlusconi, di prenderne le distanze e provare con altri ruoli a diventare il nuovo leader del Pdl. Quando ci ha provato era ormai troppo tardi. Non basta più, di fronte alla grave crisi economica, continuare a decantare le eccellenze della Lombardia e continuare i paragoni con le regioni del sud del paese. Quelle differenze esistono, sono un grande problema  e vanno colmate ma, la Lombardia era eccellente anche prima dell’arrivo di Formigoni. La sfida, per la Lombardia, è guardare alle regioni europee motori dell’economia dell’Unione.  Agli imprenditori in difficoltà, ai lavoratori in cassa integrazione, alle difficoltà delle famiglie non servono paragoni tra Nord e Sud, arroccamenti del Palazzo in difesa della propria azione,  ma risposte per aiutarli e sostenerli, risposte che in questi anni non sono arrivati dal governo di regione Lombardia. Il 13, 14, 15 il gruppo regionale del Pd incontrerà,  in una serie di forum tematici, gli attori economici e sociali della Lombardia per parlare della crisi, ascoltare le loro difficoltà e delineare un futuro diverso per la Lombardia. Un futuro dove l’innovazione, il merito, lo sviluppo sostenibile, la green economy, l’ambiente, un nuovo welfare dovranno essere le sfide da cogliere e alternative a chi sino ad oggi ha governato la nostra Regione. Questa è una prima risposta a chi oggi, dalla maggioranza, ci ha accusato di non avere la capacità di mettere in campo idee alternative.

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